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Pandora, nuova aggravante Limite della prescrizione al 2022
Mossa a sorpresa della Procura che potrebbe far cambiare le strategie di alcuni difensori L’udienza preliminare non è ancora terminata, se ne parlerà a settembre. Eccezioni degli avvocati
GROSSETO. “Pandora” è veramente un vaso dal quale ogni tanto esce fuori qualcosa di nuovo. Ieri, alla nuova udienza preliminare che deve decidere il destino di 55 indagati (altri coinvolti in questo primo filone hanno chiesto oppure ottenuto anticipatamente di poter patteggiare) per le presunte truffe ai danni delle assicurazioni anche con falsi incidenti risalenti al 2009-2010, il sostituto procuratore Marco Nassi ha contestato un’aggravante, che se riconosciuta allungherebbe sensibilmente i tempi della prescrizione, addirittura fino al 2022: è il secondo comma dell’articolo 476 del codice pena, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici fidefacenti. Un’aggravante che - a prescindere dall’associazione per delinquere contestata a una ventina di indagati - potrebbe far cambiare le strategie di alcuni difensori.
Una parola definitiva, comunque, non è stata messa in alcun senso e da nessuna delle parti, visto che l’udienza di ieri - durata circa 7 ore - è stata dedicata solo e soltanto alle esposizioni delle argomentazioni difensive, dopo che l’udienza del 3 luglio era stata incentrata sulle richieste di giudizio della Procura. Se ne parlerà a fine settembre, una volta che l’accusa avrà replicato e che i difensori avranno opposto le loro nuove osservazioni. Sarà in quella circostanza che il giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari deciderà se mandare a giudizio gli indagati e chi mandare a giudizio. Ci sono anche due nuove richieste di patteggiamento, con gli indagati che intendono fare delle dichiarazioni spontanee proprio alla prossima udienza: la Procura si è riservata di dare il consenso alla pena all’esito delle dichiarazioni. C’è da definire con uno stralcio anche una richiesta di messa alla prova.
Ieri gli avvocati si sono avvicendati chiedendo sostanzialmente il non luogo a procedere nei confronti dei propri assistiti. Ma sono state sollevate alcune eccezioni: perché i difensori hanno rilevato che i 17 sospettati di associazione per delinquere non si vedono contestate differenze di ruoli tra organizzatore, promotore, capo ecc. (i legali sostengono quindi l’indeterminatezza del capo di imputazione); perché nel fascicolo di questo filone di “Pandora” sono finite intercettazioni relative anche ad altri filoni; perché non vi sarebbe stato decreto di autorizzazione per tutte le intercettazioni; perché, infine, gli avvocati hanno riscontrato la necessità di una perizia per le trascrizioni delle intercettazioni.
Su tutte queste questioni e sulle altre che emergeranno, il giudice deciderà a fine settembre. Per tutti, e soprattutto per gli indagati, un’estate con il fiato sospeso.
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