Il presidio
Yacht in fiamme: l’acqua è tornata pulita
L’Arpat rassicura sull’assenza di idrocarburi, per l’assorbimento usate le panne della Concordia
SCARLINO. Le analisi confortano, dato che nessun valore sballa rispetto al solito. Anzi, per riprendere le parole testuali dell’Arpat, «tutti i rapporti di prova dei campioni prelevati, hanno escluso la presenza di idrocarburi totali ed aromatici». Il problema però rimane là in profondità, sui fondali al largo di Cala Violina e Punta Ala.
Lo yacht affondato una decina di giorni fa infatti, dopo che a bordo un cortocircuito (secondo le ricostruzioni) ha provocato un incendio, aveva il serbatoio pieno e quel carburante è ancora dentro quel che è rimasto dello scafo. Per questo l’agenzia territoriale e la capitaneria di porto stanno vigilando su quello specchio d’acqua, circondato da panne assorbenti utili a recuperare immediatamente eventuali fuoriuscite. Le stesse che a suo tempo sono state usate all’isola del Giglio per l’emergenza della Costa Concordia.
È stata la prefettura ad allertare subito soccorritori e tecnici, ben consapevole dei rischi a cui si poteva andare incontro. Del resto, quella fetta di mare non è una qualsiasi, ma una delle più famose della Maremma. Lo yacht, su cui viaggiavano turisti russi, era partito dal porto del Puntone ed è affondato al largo della punta del golfo di Follonica, quella che viene chiamata Punta Martina, in quel tratto che comprende gioielli come Cala Violina, Cala Civette e Punta Ala. Sembra sia stato un cortocircuito a bordo a far partire le fiamme, che poco a poco hanno divorato l’intera imbarcazione, costringendo tra l’altro i turisti a gettarsi in mare per salvarsi. «La sera dell'incendio sono intervenuti sul posto la guardia costiera e i vigili del fuoco che immediatamente hanno circondato lo yacht con una catena di panne assorbenti, circoscrivendo così la propagazione dei liquidi fuoriusciti dalla barca» spiegano dall’Arpat, che già dalla mattina seguente si è messa al lavoro per campionamenti e analisi. «Sono stati eseguiti campionamenti in direzione sud est, sud, ovest e nord all’esterno del perimetro delimitato dalle panne galleggianti – continua la nota - che bene hanno esercitato la loro funzione di intercettazione del combustibile fuoriuscito dall’imbarcazione». Ma fuori questi confini galleggianti non è stato trovato alcun valore fuori posto. Neanche vicino alla presa a mare di acqua che alimenta il dissalatore di Punta Ala, utilizzato per la produzione e la fornitura di acqua potabile per diverse utenze, sia scarlinesi che castiglionesi. «Si è proceduto a prelevare anche un campione delle acque presenti nella vasca di carico del dissalatore in collaborazione dell'Acquedotto del Fiora, le cui analisi hanno riscontrato l'assenza di inquinamento da idrocarburi» rassicura l’Arpat.
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