Il Tirreno

Grosseto

La lunga notte della “rivoluzione” nel Pd

di Gabriele Baldanzi
La lunga notte della “rivoluzione” nel Pd

Tra tensioni e fragili accordi Simiani diventa segretario con l’appoggio di Marras e di una maggioranza bulgara

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GROSSETO. Prendere il partito di martedì 14 luglio fa molto rivoluzione. La Federazione di via Svizzera come la Bastiglia. Simiani e Marras capipopolo contro l’Ancien Régime. Il primo nelle vesti Pierre Augustin Hulin, il secondo che da oggi farà il La Fayette, con il compito di reprimere ogni eventuale tentativo anti-rivoluzionario.

Si fa per scherzare, ovviamente. L’accostamento è forzato e la notte scorsa al Granduca di rivoluzionari dalla parte del popolo se ne sono visti zero. L’Ancien Régime è venuto a patti con se stesso, dopo tre ore di tribolazioni, schermaglie procedurali, tentativi di far saltare il banco.

C’è voluta una lunga votazione, a scrutinio segreto, per arrivare, all’una della notte, all’elezione del nuovo segretario provinciale del Pd maremmano con 119 voti a favore, due contrari e tre schede bianche. Un risultato analogo, di poco inferiore, per la Pinzuti presidente dell’assemblea.

Il giorno dopo solo commenti soddisfatti. Per tutti vale quello di Christian Sensi, fin dal giorno successivo alle regionali fautore di un accordo Marras-Sani: «Siamo tornati a parlare di politica. Abbiamo ricostruito l’unità sui contenuti dopo un congresso che sanciva divisioni e non discuteva di nulla. Abbiamo capito che si può vincere nel 2016 solo con un’idea chiara di città, senza schemi già definiti. Pochi hanno tentato di far prevalere i loro rancori personali, utilizzando schemi vecchi e superati, con il solo risultato di chiudersi nel loro, autocostruito, recinto. È stata una bella serata».

In realtà la serata aveva preso una piega tutt’altro che bella. E di politica si è parlato pochissimo. Si è parlato molto, invece, di regole e procedure. Una minoranza dell’assemblea, già in apertura, aveva contestato l’ordine del giorno e, più tardi, la volontà della maggioranza di votare per alzata di mano, in modo palese, visto che le candidature erano unitarie.

Ci sono stati momenti di tensione e il presidente Vannozzi, a più riprese, è stato costretto a deviare dalla scaletta per dare la parola al deputato Luca Sani e ad altri che puntualmente tiravano la corda dalla propria parte. Un paio di volte, in sala, è circolata anche la parola “ricorso”.

Alla fine l’assemblea ha votato a scrutinio segreto, permettendo di palesarsi a una sparuta minoranza che non rappresenterà certo un pericolo. Il pericolo sta semmai nella fragilità dell’accordo raggiunto su Simiani e nel percorso che ne seguirà. «Ho una grande responsabilità – ha detto Simiani – e lavorerò da subito per l’appuntamento delle prossime amministrative. Noi siamo una grande comunità e dobbiamo lavorare tutti insieme».

Più serena anche la Pinzuti. «Ho posto fin da subito come condizione delle mie dimissioni che il nuovo percorso fosse unitario o almeno fortemente maggioritario, perché di questo abbiamo bisogno per gestire una fase così complessa. Peccato che qualcuno abbia scambiato per ostinazione quella che era invece determinazione, volta a superare le divisioni congressuali e a non lasciare il partito senza una direzione forte e condivisa. Lascio in buone mani, le mani di una condivisione che prescinde dalle persone ma trae solidità dal documento di sintesi presentato dal segretario.

Nei prossimi giorni si tornerà a discutere della composizione dell’esecutivo provinciale e comunale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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