Nessun numero di targa ripreso dalle telecamere
Giallo di Potassa: parlano i carabinieri che hanno condotto le indagini Bilella ha fatto oltre trecento telefonate a Francesca Benetti nel mese di ottobre
GAVORRANO. Si è consumata tutta sulla posizione delle lancette degli orologi che i militari indossavano il giorno in cui sono stati fatti i rilievi sui percorsi dell’auto di Francesca Benetti e Antonino Bilella, la battaglia tra accusa e difesa ieri nell’aula della corte d’Assise del tribunale di Grosseto. È stato l’avvocato del custode di Villa Adua Bruno Leporatti, insieme ai colleghi Francesca Carnicelli e Riccardo Lottini a chiedere ai carabinieri che ieri hanno testimoniato in aula, conto di quello spicchio di indagine sulla scomparsa dell’ex insegnante di educazione fisica, a partire proprio da quella prova empirica (ovvero la percorrenza con un’auto dello stesso tragitto che secondo i militari è stato fatto da Francesca Benetti per arrivare a Potassa e poi da Antonino Bilella per portare di nuovo indietro l’auto della donna e lasciarla nel piazzale della stazione di Follonica). I militari hanno ricostruito minuto per minuto quel percorso rispondendo alle domande del sostituto procuratore Salvatore Ferraro.
Il sistema di videosorveglianza della farmacia Petitto di Scarlino Scalo, il 4 novembre ha ripreso una Opel uguale a quella di Francesca che va verso Potassa alle 11.07 per tornare indietro alle 12.47. Si vede anche una Punto grigia come quella di Bilella che va verso Potassa alle 13.27. Ma nelle immagini di videosorveglianza non ci sono le targhe delle due auto. «Inoltre - spiega l’avvocato Francesca Carnicelli - quel percorso che è stato fatto nel giugno dell’anno dopo, è cominciato a un orario differente, con condizioni di traffico che evidentemente non erano le stesse».
I carabinieri hanno spiegato di aver acquisito le immagini di sorveglianza del distributore che si trova tra Gavorrano e Grosseto: ma quei fotogrammi non possono essere ingranditi: difficile stabilire che la Opel Corsa di Francesca Benetti sia o meno passata da lì.
Ma all’inizio dell’udienza c’è stato anche un fuoriprogramma: uno dei giudici popolari non si era ricordato che ieri mattina sarebbe dovuto essere in aula e dopo una serie di telefonate, una pattuglia dei carabinieri è dovuta andare a prenderlo. Fuoriprogramma che ha fatto cominciare il processo con oltre un’ora di ritardo.
La testimonianza più lunga della giornata è stata quella del maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri Claudio Capanna, che ha spiegato le diverse fasi delle indagini, dall’inseguimento del custode di Villa Adua fino al terreno di Campagnatico dove si è disfatto del pianale della sua Fiat Punto, alle telefonate che il settantenne aveva fatto nei mesi precedenti alla scomparsa della donna proprio al suo telefonino. Telefonate che hanno avuto un’impennata durante il mese di ottobre quando Bilella ha contattato la Benetti oltre trecento volte. Il 9 novembre 2012 Antonino Bilella fu portato alle 16 alla caserma dei carabinieri di Grosseto. Bilella è stato poi dichiarato in stato di fermo durante la nottata, all’ospedale, dove era stato portato per un malore. I carabinieri hanno anche analizzato il tablet e i telefonini della donna dove è stato trovato soltanto un accesso a Skype e a Facebook che però non ha portato ulteriori elementi all’indagine.
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