Il Tirreno

Grosseto

Nasce la nuova sanità E in Maremma crescono i timori

Nasce la nuova sanità E in Maremma crescono i timori

Gianfranco Chelini insiste: «L’area vasta con Siena e Arezzo è sbagliata e può penalizzarci. Anche la robotica rischia»

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GROSSETO. Il primo luglio è partita la sperimentazione: il servizio sanitario toscano cambia volto per volontà del governatore Enrico Rossi (tre sole maxiaziende per tutta la regione) e nelle “aree vastissime” partono le manovre di adeguamento. Grosseto, si sa, è promessa in sposa a Siena e ad Arezzo; ma il menage a trois diventerà matrimonio ufficiale (e operativo) solo da gennaio 2016, quando saranno definitivamente costituite le tre nuove Asl. Fino ad allora c’è tempo di “aggiustare il tiro”, ma soprattutto di attrezzarsi affinché il partner più debole del terzetto (Grosseto) non resti schiacciato.

Nella sanità grossetana, inutile dirlo, i timori sono forti. E a farsene portavoce è Gianfranco Chelini, leader dei centristi in provincia: preso atto del primo step (la nomina del commissario Desideri e del subcommissario Testi per Grosseto) torna a chiedere massima attenzione al territorio.

«La circostanza che più preoccupa _ esordisce Chelini _ è quello che con l’entrata in vigore della riforma c’è stato solo un piccolo comunicato dell’Asl 9, relativo alle nomine, nell’imbarazzante silenzio generale».

Secondo Chelini, e non è la prima volta che lo dice, «la riforma nasce vecchia». Vecchia perché _ spiega il leader del Cd _ riorganizza i territori secondo le tradizionali geografie delle Province, superate ormai anche per legge dello Stato.

In questo quadro «Grosseto rappresenta il 20 per cento del territorio e il 5 per cento della popolazione toscana. L’area Toscana Sud (con Arezzo e Siena) più del 50 per cento del territorio, e solo il 20 per cento della popolazione. Se la logica per l’allocazione delle risorse si fonda sul concetto, più o meno, di “una testa un contributo”, è facile capire come un territorio immenso con una popolazione minimale risulta penalizzato. Da qui il significativo nome – ironizza Chelini – di Toscana Sud».

Le Province non ci sono più, dice Chelini. E allora perché non approfittare per rivedere la geografia sanitaria «non sulla base della toponomastica ma delle esigenze dei cittadini? Cosa c’entra la Val Tiberina con Capalbio? Io una proposta ce l’ho: un’area vasta con provincia di Grosseto, val di Cornia e provincia di Siena senza zona nord, che naturalmente va verso Firenze.

Chelini, poi, si chiede se siano vere «le voci secondo le quali a Siena, nella riunione dei dipartimenti di chirurgia di Toscana Sud, è emerso che il progetto di aggiornamento delle macchine della chirurgia robotica grossetana, eccellenza internazionale, è stato bloccato, per supposti programmi da organizzare in comune con le robotiche di Siena e Arezzo. Non è che i comitati interdipartimentali, da soggetti potenziatori di servizi rischiano di diventare orpelli burocratici?».

La risposta a dubbi e timori, per Chelini, può essere una sola: un dibattito aperto e trasparente: «C’è un anno di verifica di tempo: ne vogliamo parlare? Non può essere tutte le volte il singolo Comune, che interviene piangendo sul singolo servizio sottratto. La legge prevede e mette strumenti in mano alla conferenza dei sindaci, che dovrebbe esercitare il suo ruolo: cosa che in Maremma non ha mai funzionato. Si riunisce una due volte l'anno e non si sa mai cosa dicono e fanno. L’ospedale di Grosseto ha tante eccellenze, che vanno difese. Non vorrei che una debole area vasta facesse perdere ulteriori servizi all’area più debole al suo interno: appunto, Grosseto». (e.g.)

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