Il Tirreno

Grosseto

Persona solare e padre modello: Macchiatonda sotto choc per la morte di Lubo

Francesca Gori
Lubomir Tobiasek
◗
Lubomir Tobiasek

Il dolore della titolare del locale dove il cameriere, 46 anni, lavorava da anni: "Per noi era uno di famiglia"

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CAPALBIO. «Non potete capire, per me era come un fratello, uno di famiglia». Non è difficile, a volte, che un ristorante che si affaccia sul mare diventi una casa per chi ci lavora. Lo era sicuramente per Lubomir Tobiasek, l'uomo di origini slovacche morto in un incidente stradale nella notte tra sabato 20 e domenica 21 giugno dopo aver finito di lavorare al ristorante Carmen Bay. Tobiasiek era stato assunto nel 2008 in quel ristorante, quel posto incantato che si affaccia sullo stabilimento Macchiatonda, proprio là dove il mare prende quell'azzurro che pacifica e dà forza.

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A raccontare Lubo, è Serena Dominici che con la sorella Roberta guida il ristorante. Serena era in cucina sabato sera. Poi, una volta sistemato il ristorante e chiusa la porta è andata a casa, dopo aver salutato Lubo. L'appuntamento sarebbe stato per ieri, un'altra giornata da passare insieme tra piatti e comande. «Mi ha svegliato la sua compagna alle sei di mattina – racconta Serena Dominici – ancora non riesco a capire se è tutto vero o se è solo un incubo». La voce di Serena si rompre fra le lacrime.

Lubo è morto appena uscito dal locale, dopo il lavoro, mentre stava tornando a casa: lì lo aspettavano la compagna Sabrina e il figlio di lui. Un ragazzino biondo, bello come il sole che ieri splendeva sulla Maremma. «Era un babbo perfetto – ricorda ancora Serena Dominici – aveva un amore per suo figlio che veramente riusciva a dimostrare sempre nella maniera più bella».

L'ultimo sabato di lavoro di Lubo al Carmen Bay è cominciato, la sera, con i nuvoloni neri che hanno coperto il cielo. «C'è stato un po' di trambusto – ricorda Dominici – io ero in cucina, lui insieme a mia sorella e al resto del personale hanno dovuto far accomodare i nostri ospiti all'interno del locale perché stava arrivando un acquazzone e non si poteva mangiare fuori». Tutto si è risolto velocemente e la serata sul mare di Capalbio è volata via come sempre. «Non aveva altre passioni se non il suo lavoro e la sua famiglia – aggiunge Dominici – questa morte ci colpisce tutti come se davvero fosse stato uno di famiglia».

Solare, con il sorriso e la battuta sempre pronta nei confronti di tutti: Lubo era così. Da più di dieci anni viveva in Maremma, dove aveva trovato l'amore e dove si era costruito una vita e una famiglia. «Anche i nostri clienti lo adoravano – dice ancora Serena Dominici – e nelle ultime ore è stato tutto un venire qui a farci le condoglianze. In tanti sono addolorati per quello che è successo». Sono parole che corrono via una dietro l'altra, interrotte soltanto dai singhiozzi dell’imprenditrice.

Ieri mattina lo stabilimento balneare Macchiatonda, gestito da Roberto Dominici, padre di Serena e Roberta, si è svegliato con questa terribile notizia. Perché anche chi ogni stagione sceglie di sdraiarsi su quei lettini e sotto a quegli ombrelloni, conosceva Lubo. Clienti che di solito si concedevano il pranzo al Carmen Bay, dove il quarantaseienne era pronto ad accoglierli con il sorriso. Sono stati proprio loro, insieme ai clienti del ristorante e alla famiglia Dominici, ieri, a decidere di organizzare una raccolta di soldi per la famiglia di Lubomir. «L'idea è partita spontaneamente dai clienti – conclude Serena Dominici – e questo non può che essere il segno di quanto lui fosse amato qui da noi. Questa è stata la dimostrazione d'affetto più bella che potessero fare a noi, ma soprattutto alla compagna e al figlio di Lubo. Ripeto, per noi era come un fratello, era molto di più di un dipendente. Era un familiare che ci ha lasciato troppo presto». Alla fine di una serata di lavoro, pronto a raggiungere la sua famiglia a Colle Lupo, nel comune di Magliano in Toscana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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