Separati e senza soldi Anche gli uomini ora hanno un rifugio
Si chiama la Casa di Elia ed è gestita dalla Caritas Può ospitare due persone per volta, coltiveranno l’orto
GROSSETO. «Occuparsi della famiglia non significa occuparsi solo delle famiglie “canoniche”, ma anche di quelle famiglie che vanno in crisi e dei padri e delle madri che si trovano in difficoltà, perché se, ormai, essere marito e moglie viene considerato un optional, essere genitori è per sempre».
Don Enzo Capitani, direttore della Caritas diocesana, spiega così la nuova iniziativa che è stata presentata ieri e che va incontro ai bisogni dei padri separati. La chiesa grossetana, attraverso al Caritas, ha deciso di aprire la “Casa di Elia”, un appartamento che è stato allestito in un'ala del centro giovanile “Piergiorgio Frassati”, in via degli apostoli, nella zona del Tiro a Segno: due stanze da letto con bagno, una cucina, due terrazze e un orto, messi a disposizione di padri separati in situazione di momentanea difficoltà economica.
Il primo ospite arriverà lunedì 21 giugno, è un maremmano, lavora ed è padre di un figlio. Il secondo ospite, un ex piccolo imprenditore in difficoltà economiche, entrerà a breve. E con loro due la Casa di Elia sarà già piena. Un progetto – hanno spiegato sia il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni che don Enzo – si inserisce in quello, già in atto, delle “Famiglie solidali”, che prevede l'affiancamento di alcune famiglie ad altre che sono in difficoltà, proponendo loro un progetto per il ritorno alla “normalità” e soprattutto sostenendole con una rete di relazioni che è quel qualcosa che spesso viene a mancare di più a chi, improvvisamente, si trova ai margini di una comunità. Come avviene per le famiglie in difficoltà, anche i padri da accogliere saranno individuati attraverso l’ascolto personale e potranno restare per sei mesi, rinnovabili per un altro semestre. Verrà loro chiesto – a seconda delle loro possibilità – un piccolo contributo mensile per la gestione della casa, al massimo un centinaio di euro al mese, e gli sarà chiesto anche di occuparsi dell'orto che sarà realizzato nel centro giovanile e che potranno utilizzare anche per le loro necessità. Quella dei padri separati, che si trovano di punto in bianco con la necessità di reperire una casa in un mercato degli affitti che è spesso insostenibile, e allo stesso tempo debbono sostenere il mantenimento dei figli, è una emergenza nuova e in crescita insieme alla crescita delle separazioni. «Sempre più spesso – ha ricordato Renza Capaccioli, responsabile dei servizi sociali del CoeSo-Società della Salute - si rivolgono ai nostri sportelli genitori separati, che oltre a vivere situazioni di disagio e sofferenza conseguente alla separazione, non riescono più a provvedere alle proprie spese e a quelle della famiglia. Ben venga quindi questa iniziativa, che si inserisce nella serie di attività che il mondo del volontariato e del Terzo settore mette in rete con le istituzioni del territorio. Rappresenta una risposta a un bisogno importante: si pensi alle difficoltà di un figlio nel sapere che un padre non ha un luogo dover poter vivere». La Casa di Elia non solo dà ai padri separati un'abitazione, seppure temporanea, in cui riorganizzare la propria vita, ma, avendo anche un po' di spazio per ospitare i figli, consente loro di anche di riorganizzare e mantenere il diritto di esercitare la funzione di genitore.
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