Addio Giovanna, giovane guerriera dal cuore tenero
Aveva appena 39 anni: è morta all’ospedale di Grosseto Folla commossa al funerale della donna a Borgo Carige
CAPALBIO. È passato solo un giorno da quando nella piccola chiesa di Borgo Carige si è celebrato l'anniversario della morte di Lorenzo Cresini e Sara Timordidio. E il piccolo borgo si trova di nuovo a piangere per un altra sua abitante. Giovanna Serrati, infatti, è venuta a mancare proprio poche ore dopo la messa celebrata da don Marcello Serio in ricordo dei due ragazzi morti in un incidente stradale l'anno scorso. Ed è proprio don Marcello, parroco di Borgo Carige, ad accompagnare Giovanna nel suo ultimo viaggio. «Ci sono persone che hanno un corpo perfetto ma sono dei cadaveri». Giovanna no, Giovanna aveva un corpo segnato dal dolore, dalla sofferenza ma il suo cuore era grande. La sofferenza che a volte – come ha detto il sacerdote - inaridisce il cuore non aveva inaridito quello di Giovanna che tutti, invece, ricordano gioiosa. E a ricordarla così sono anche gli amici che ieri hanno sostenuto la famiglia unita nel dolore della perdita. «Solare, con un grande cuore e con una buona parola per tutti». Giovanna se n'è andata mentre era ricoverata all'ospedale di Grosseto. Aveva da poco compiuto 39 anni, era nata l'8 maggio del 1976. A portarla via dai suoi cari, dalle persone che le hanno voluto e le vogliono bene una infezione che ha complicato il quadro clinico di Giovanna di per sé già serio. La vita di Giovanna, o Giò come lei stessa si era chiamata sul suo profilo facebook, non è stata facile. Era nata con la spina bifida, una malattia che non le permetteva di camminare e che la rendeva diversa dagli altri. Ma la diversità di Giovanna era solo apparente, tanto che lei stessa era molto selettiva nella scelta delle sue amicizie. Non si circondava delle persone tanto per fare numero, ma sceglieva quelle che la apprezzassero per quella che era e non per un qualcosa che fosse legato alla sua malattia. «Ha dato a tutti una lezione di vita – raccontano Antonio Ruiu e Marusca Guerrini, due amici - Giovanna non ha avuto una vita facile sin da bambina. Noi giocavamo a scuola con l'hulahop – racconta ancora Antonio – e lei ci disse che non avrebbe mai potuto farlo quel gioco perché non poteva camminare. Noi – continua l'amico con la voce commossa – girammo intorno a lei quel cerchio perché anche a lei potesse almeno assaporare il gusto di quel gioco». Era piccola Giovanna, ma aveva già la consapevolezza che la sua vita non sarebbe stata come quelle degli altri. Per lei le difficoltà sarebbero state sempre maggiori. Ma non si è mai arresa, nemmeno negli ultimi giorni rimanendo aggrappata a una speranza che l'ha guidata per tutta la vita. Faceva la rappresentante per la Avon, aveva lavorato in un ristorante. Insomma, aveva sempre cercato di rendersi utile nonostante la sua disabilità essendo, in questo, un esempio per molti suoi amici. Come però se la vita con Giovanna non fosse stata già abbastanza dura, un'altra tragedia funestò la sua vita. Il padre, Nino, perse la vita durante l'alluvione del 2012. La sua auto fu travolta e per lui non ci fu scampo. Un evento tragico che segnò molto Giovanna che aveva col babbo un legame speciale. Lui era quello che la portava al lavoro, l'accompagnava ovunque. Per le elezioni, Giovanna veniva chiamata al seggio. «L'hanno chiamata anche per le ultime elezioni – dice Antonio – ma era in ospedale. Era dispiaciuta perché per lei era un momento di contatto con gli altri».
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