Il Tirreno

Grosseto

Comune condannato Paga gli incentivi al suo ex dirigente

Comune condannato Paga gli incentivi al suo ex dirigente

L’architetto Donati aveva fatto causa all’amministrazione Respinto il ricorso per ferie non godute e per i risultati

2 MINUTI DI LETTURA





MONTE ARGENTARIO. C’è un altro fronte giudiziario sul quale sta combattendo l’architetto Augusto Donati, già responsabile dell’ufficio tecnico di Monte Argentario: oltre a quello penale denominato Argentariopoli, c’è anche quello del Tribunale del lavoro. Ed è un fronte sul quale il professionista ha riportato una parziale vittoria nei confronti dell’amministrazione comunale, visto che il giudice Antonella Casoli ha riconosciuto come spettanti gli incentivi per la progettazione relativi a due delibere del 2004, elaborazione del regolamento vincolo idrogeologico e redazione progetto esecutivo Peep La Grotta.

Il giudice ha condannato il Comune di Monte Argentario a pagare 3.790 euro più interessi e rivalutazione, proprio per gli incentivi progettazione e le spese di lite per un terzo (734 euro).

Assistito dall’avvocato Aldo Soldani, Donati aveva fatto causa all’amministrazione comunale anche per vedersi riconosciute altre spettanze: 12mila euro per 81 giorni di congedo ordinario non retribuito (2006-2008); 5.500 euro per retribuzione risultato (dal 2007 fino al 31 agosto 2008, quando Donati è andato in pensione); 2.007 euro (frutto anche di conversione dalle lire) per il rimborso delle somme versate per l’iscrizione all’Ordine degli architetti negli anni 2000-2008.

Il Comune (avvocato Cristiano Pellegrini Quarantotti) si era opposto sostenendo l’infondatezza delle pretese. Il giudice ha stabilito che per le ferie manca la prova dell’esistenza di eccezionali e insuperabili esigenze; che per il trattamento economico accessorio della dirigenza (risultato anni 2007-2009) non sono stati forniti i criteri adottati dal Comune né la valutazione e la certificazione del raggiungimento degli obiettivi; che per il rimborso delle spese di iscrizione all’Ordine, il ricorrente non era obbligato, per le incombenze derivanti dal rapporto di servizio, all’iscrizione all’albo «i cui oneri dunque non possono che ricadere esclusivamente a suo carico».

Pierluigi Sposato

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino