Il Tirreno

Grosseto

cittadino curdo di 50 anni

Ottiene lo status di rifugiato grazie al ricorso della Caritas

GROSSETO. Ramazan Culum ha l'anno prossimo avrà cinquant'anni, quasi tre dei quali trascorsi in carcere. Non in Italia ma in Turchia. Non per reati contro il patrimonio ma perché ritenuto...

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GROSSETO. Ramazan Culum ha l'anno prossimo avrà cinquant'anni, quasi tre dei quali trascorsi in carcere. Non in Italia ma in Turchia. Non per reati contro il patrimonio ma perché ritenuto appartenente al Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan, il movimento clandestino indipendentista curdo. Perché Ramazan, che abita nell'entroterra collinare maremmano, è curdo. E soltanto ora ha visto concludersi un lungo iter amministrativo che ha visto il riconoscimento dell'asilo politico. Adesso è un rifugiato e ha i diritti di uno straniero in possesso di un permesso di soggiorno.

Un iter lungo perché la prima richiesta, pur se corredata da un video da lui stesso girato nel quale era evidente che l'uomo era vittima di violenze ingiustificate, era stata respinta. Ma il caso di Ramazan era stato preso a cuore dalla Caritas, che ha un apposito sportello legale e che aveva promosso ricorso: l'udienza si era tenuta un anno e mezzo fa e solo da pochi giorni la decisione è stata depositata. Per la Caritas grossetana è il primo caso di uno straniero che ottiene lo status di rifugiato politico.

Culum, originario di Bingol (Turchia orientale), era fuggito dal suo paese nel 2000, dove aveva trascorso 2 anni e 9 mesi in carcere per fatti risalenti ai primi degli anni Novanta: fatti violenti di cui, ha sempre sostenuto, non era stato l'autore ma la vittima. Era quindi andato in Germania, dove era rimasto fino al 2008; poi era tornato nel suo Paese, dove era rimasto fino al 2012. Era scappato di nuovo perché nel settembre di quell'anno, dopo gli ennesimi scontri con la polizia, erano in corso arresti in massa (circa 10mila i curdi interessati) e l'uomo rischiava di finire di nuovo in cella. Prima era fuggito a Instabul, poi era approdato in Italia, con un permesso temporaneo per asilo politico che alla scadenza non era stato rinnovato. Così aveva presentato richiesta per il riconoscimento dello status di rifugiato politico. Ma la prima istanza era stata respinta: la commissione, che ha sede a Firenze, aveva stabilito che non c'erano le condizioni per il riconoscimento e che la sua incolumità non era in pericolo. Invano Ramazan aveva raccontato in prima persona le violenze subite, anche in carcere, e chiaramente non certificate dall'autorità stessa che le aveva commesse. Invano aveva anche raccontato di quel momento di violenza di cui era rimasto vittima il suo cane, ucciso dall'esercito che rinfacciava alla sua famiglia di «essere dei terroristi».

A questo punto era entrato in scena l'ufficio legale della Caritas, una struttura voluta da don Enzo Capitani. Era stato l'avvocato Loredana Luiso - che opera come volontaria - a farsi carico, nell'aprile 2013, del caso del cittadino curdo ormai maremmano di adozione. Venne presentato il ricorso con il quale veniva impugnata la delibera della commissione. E tra la documentazione allegata c'erano anche gli articoli di giornale che dimostravano l'esistenza di tumulti e di rappresaglie contro le minoranze etniche. In questa seconda fase, svoltasi al Tribunale di Firenze (giudice Virginia Mazzeo) nel settembre 2013, Ramazan non era stato ascoltato; il ministero dell'Interno aveva comunque contestato il ricorso. Solo poche settimane fa la sentenza è stata depositata: l'uomo è stato riconosciuto come inequivocabilmente vittima di violenze da parte dell'esercito turco e ha diritto all'asilo. Con lui ha già preso contatto la Questura di Grosseto, per il perfezionamento dell'iter. Adesso Ramazan - che si è barcamenato come ha potuto in questi tempi per sopravvivere, come muratore e come operaio agricolo - potrà stipulare un contratto regolare di lavoro e potrà godere dell'assistenza sanitaria, al pari di ogni straniero in possesso di un permesso di soggiorno. Fra 5 anni potrà chiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana. Una parte del sogno di Ramazan si è avverato. Adesso spera di potersi ricongiungere alla sua famiglia, alla moglie rimasta in patria insieme al padre, alla madre e alla sorella.

Pierluigi Sposato

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