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tribunale

Maxifurti di biciclette, patteggiano la pena due cittadini moldavi

Pierluigi Sposato
Maxifurti di biciclette, patteggiano la pena due cittadini moldavi

Individuati i responsabili di quattro colpi tra il 2013 e il 2014. Indagini condotte attraverso l’analisi dei tabulati telefonici

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GROSSETO. La loro specialità, stando al capo di imputazione, era il furto di biciclette. A decine alla volta. E per mettere a segno uno di questi colpi, e caricarci sopra le bici, avrebbero anche rubato un furgone. Nel conto, la Procura ha messo anche quattro motori marini. Anzi, è proprio da quest’ultimo episodio risalente giusto a un anno fa che erano nate le indagini: dalle analisi dei tabulati telefonici delle persone identificate i carabinieri del Norm erano giunti a individuare le responsabilità. C’erano state anche ordinanze di custodia cautelare, nell’ottobre scorso. Cinque le persone coinvolte: due quelle che hanno chiuso le loro pendenze prima della chiusura delle indagini, altrettante quelle latitanti, una quella indagata a piede libero.

Per quel complesso di oggetti rubati nei negozi - episodi che avevano destato scalpore in città, per l’abilità dimostrata dai ladri e per l’entità del danno - due cittadini originari della Moldavia non hanno discusso le accuse e hanno patteggiato la pena all'udienza preliminare. Nichifor Pitel, 28 anni, abitante a Roma, ha avuto dal giudice Marco Bilisari 3 anni e 1.500 euro; Alexandr Stasoc, 32 anni, anche lui abitante nella capitale, ha invece patteggiato 2 anni, due mesi e 400 euro di multa. Pitel, detenuto per altra causa e ora ai domiciliari a Grosseto (difesa Lottini), era presente all’udienza mentre Stasoc, che era agli arresti domiciliari (difesa Armellini e Pazienti di Roma), aveva rinunciato a essere presente.

C'è anche il furto di 45 biciclette da Tommasini in via Nepal, quello nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2013, tra i capi di imputazione contestati dal sostituto procuratore Ferraro al solo Pitel (con altri). In quella circostanza oltre alle bici per intero sparirono anche ruote, freni, guarnizioni, scarpe, cardiofrequenzimetri e un computer per un valore di 110mila euro. I ladri, sempre secondo l'imputazione, avevano rotto il lucchetto del cancello di ingresso e due porte di accesso.

Un quantitativo di poco inferiore - 39 biciclette - era invece il bottino del furto messo a segno tra il 3 e il 4 marzo 2014 da Botarelli, a Marina di Grosseto (anche questo solo a Pitel, con altri). Qui i ladri erano entrati rompendo la finestra del magazzino al secondo piano e il bottino era stato valutato in 12mila euro.

"Appena" tre le biciclette (e cinque assegni) che sarebbero rubate da Stasoc e Pitel (con un complice) al negozio Mariotti di via Amiata, dopo aver rotto la porta in ferro sul retro, tra il 23 e il 24 maggio di quello stesso anno.

Oltre quaranta le bici portate via il 28 maggio 2014 da Mbm, in via India. Qui il bottino ammontava a ben 120mila euro, compresi accessori e componenti e abbigliamento tecnico. Questo è il reato ritenuto più grave dalla magistratura, anche perché per metterlo a segno Stasoc e Pitel (che avrebbero agito appunto con altre tre persone) avrebbero usato un Fiat Ducato rubato la stessa notte in una carrozzeria di via Giava, tagliando il perno del cancello.

Oltre a questi cinque colpi, la Procura contestava ai due (ma anche ai tre complici) anche il furto di quattro motori marini Yamaha (due da 250 cv e 300 cv) per 80mila euro, in un rimessaggio di Orbetello, la notte tra il 30 e il 31 maggio 2014. Era da questo furto e dal fatto che alle 5 del mattino i carabinieri intercettarono sull’Aurelia a Montalto di Castro un’auto sospetta, seguita dal furgone con i motori, che si erano avviate le indagini.

Per ogni circostanza, la Procura ha contestato le aggravanti dell’orario notturno e della zona poco frequentata.

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