Il Tirreno

Grosseto

«Il sopralluogo conferma Fu omicidio premeditato»

di Pierluigi Sposato
«Il sopralluogo conferma Fu omicidio premeditato»

Certi i difensori dei familiari di Francesca Benetti e la criminologa Bruzzone La difesa: «Ci dovremo confrontare, sono problematiche tecniche»

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GROSSETO. Gli avvocati di parte civile Agron Xhanaj e Alessandro Risaliti escono dalla caserma insieme alla criminologa Roberta Bruzzone con una certezza in più: «Il sopralluogo ha messo il sigillo finale alla ricostruzione. Rafforza l’ipotesi della premeditazione». Il sopralluogo è quello sulla Punto van di colore bianco che Antonino Bilella, imputato per l’omicidio di Francesca Benetti, proprietaria di Villa Adua di cui l’agricoltore era custode, aveva mandato a rottamare: è quella sul cui montante interno sono state ritrovate due macchie di sangue della donna.

Ieri una mezz’ora all’interno del cortile del comando provinciale: l’auto è stata portata fuori dal garage e sono state compiute, con le opportune cautele (mascherine e guanti), le ispezioni richieste, con misurazioni, foto e video realizzati dalle parti. Presenti i pm Marco Nassi e Salvatore Ferraro, presente il capitano Cesare Rapone del Ris di Roma.

Era stata la difesa di Bilella a chiedere il sopralluogo, ma i legali non hanno trovato nulla di nuovo né di sconvolgente a favore dell’accusa all’esito dell’ispezione. «Ho visto una situazione che non conoscevo - dice semplicemente l’avvocato Bruno Leporatti, insieme al collega Riccardo Lottini - Sono stato qui da osservatore. Poi le problematiche connesse alle tracce sono di natura squisitamente tecnica. Ci dovremo confrontare». La difesa aveva fatto partecipare il professor Carlo Torre, medico legale, che di scenari di delitti ha esperienza (Cogne su tutti), con una sua collaboratrice: ma lo specialista ha lasciato piazza Lamarmora senza rilasciare dichiarazioni. Le argomentazioni saranno svolte nelle prossime udienze, magari già dalla prossima, prevista a fine mese. Anche per cercare di capire come il sangue sia potuto finire in quel punto così recondito nell’auto, senza che altre parti dell’utilitaria siano rimaste imbrattate.

«Ma quella Punto era davvero un’auto da rottamare - aggiunge Xhanaj - Le sue condizioni rafforzano la premeditazione, l’ipotesi che sia stata usata davvero per un ultimo viaggio», quello di Francesca e quello verso la rottamazione. Insiste Risaliti: «Mi chiedo come un’auto in quelle condizioni abbia potuto viaggiare da Torino a Gavorrano. Come mai siano stati spesi soldi per renderla idonea a questo percorso. Perché non sia stata rottamata a Torino, come poteva, e su questo il figlio, che pure di mestiere vende auto, non ha detto nulla. Questo è l’elemento che chiude tutto, che fa da collante a tutto, che rende logicamente connesso tutto». E secondo i legali di parte civile la permanenza all’aperto dall’epoca del sequestro (novembre 2013) non ha inciso sulle condizioni: «Era sporca anche dentro, un’auto chiaramente da campagna».

«La storia dell’auto è molto significativa - aggiunge Bruzzone - incardina la premeditazione. Ci concentreremo moltissimo sull’auto al processo in Corte di assise». E il sangue è la chiave del processo: «Quelle due piccole tracce - dice Xhanaj - proprio perché piccole non hanno consentito di rendersi conto della loro presenza». Recuperato e ispezionato anche il pianale: «Un pianale artigianale - osserva Bruzzone - Anche questo un elemento importante per la ricostruzione della scena». Il pianale venne ritrovato dai carabinieri che avevano seguito Bilella negli spostamenti da Gavorrano verso Montorsaio: era in un cespuglio accanto a una piazzola di sosta. C’era sangue anche su quel pianale.

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