Palcoscenico e platea dove c'era la Fonderia Leopolda
A Follonica completata la trasformazione in teatro del capannone dove si lavorava la ghisa
Dal 21 giugno si alzerà il sipario sotto la direzione artistica di Eugenio Allegri
FOLLONICA. Da fabbrica a teatro, la Leopolda rinasce sotto la guida dell’attore torinese Eugenio Allegri. Il 21 giugno, dopo 24 anni, a Follonica si alzerà nuovamente un sipario: in quella data infatti sarà inaugurata definitivamente la Fonderia numero 2, che si trova all'interno della vecchia città fabbrica, proprio nel cuore di Follonica.
La ristrutturazione di quello spazio, che fino a 55 anni fa ospitava operai e macchinari per la produzione della ghisa, restituirà alla comunità locale un suo teatro, dopo la chiusura del Cinema Tirreno avvenuta più di venti anni fa. Una data, quella di giugno, che verrà ricordata anche grazie al fatto che a guidare la rinascita della Leopolda e dell’attività teatrale sarà un attore di fama internazionale, noto al grande pubblico per la sua interpretazione di Novecento (il celeberrimo monologo scritto da Alessandro Baricco) ma anche esponente di prim’ordine della Commedia dell'Arte e interprete di personaggi come Arlecchino e Edipo: Eugenio Allegri.
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La sfida. Scelto tra quattordici candidati da una commissione comunale istituita ad hoc, Allegri si è presentato a Follonica carico delle migliori intenzioni e nello stesso tempo cosciente che l'incarico triennale appena assunto rappresenta una vera e propria sfida. Perché gli impone - dopo un ventennio - di riportare il teatro nella quotidianità dei cittadini. «Vorrei - dice - che qui il teatro per le persone diventasse un’abitudine come quella di accendere il telefonino la mattina». L’attore conosce bene la realtà teatrale toscana: ha calcato tanti importanti palcoscenici della regione, da Massa a Grosseto, passando anche per Follonica e Scarlino, dove interpretò Novecento nella bellissima cornice del castello, sotto gli occhi tra l’altro - come lui stesso ricorda - dell’operatore di Giuseppe Tornatore che lavorava alle riprese de “La leggenda del pianista sull’oceano”.
Palcoscenico e laboratorio. In Toscana Allegri ha anche legami familiari, a Pistoia, una città a lui molto cara. E a Follonica vuole applicare la sua personale passione per la didattica, per l'insegnamento ai giovani, servizio che il Comune ha voluto inserire esplicitamente nel bando di gara perché ritenuto fondamentale per il futuro della Leopolda. Il coinvolgimento delle scuole nell'attività artistica sarà uno dei punti principali su cui Allegri dovrà lavorare. «E d’altra parte - racconta - io stesso ho cominciato a fare teatro, sedicenne, grazie al mio insegnante di lettere al liceo».
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Tre anni di lavoro. «Mi trovo ad essere il primo direttore di un nuovo teatro, non mi era mai capitato ed è un motivo di grande orgoglio per me, perché comunque entrerò nella storia della Leopolda, lasciando il mio segno - spiega Allegri - Ho presente la sfida che ho davanti anche perché l’esperienza mi insegna che a teatro difficilmente si può mentire, il tuo lavoro ha immediatamente dei risultati, capisci in poco tempo se le tue scelte sono apprezzate. L’incarico triennale che ho assunto lascia spazio ad un percorso sufficiente a ottenere dei risultati che nascono da un confronto con il Comune e con il territorio. Proprio la conoscenza di questo pezzo d’Italia mi fa sentire in grado di ricoprire l’incarico, così come la concezione che ho dell’attore, dell’attore a tutto tondo, che come nell’antichità deve essere un punto di riferimento della società. Credo che le comunità abbiano bisogno di confrontarsi, oggi come mai prima, con l’arte e con la cultura». Allegri spiega che il suo compito sarà quello di riportare i follonichesi a sedere di fronte a un palco. Insomma, al di là della costruzione di un cartellone di spettacoli, sa che il suo sarà un ruolo cardine nella rinascita culturale della città.
Correva l’anno 1960. Era il 20 febbraio del 1960 infatti quando per l’ultima volta a Follonica suonò la sirena che scandiva i turni di lavoro dello stabilimento Ilva. Cinquantacinque anni dopo quell’area torna a vivere grazie al Piuss (Piano integrato di sviluppo urbano sostenibile), progetto della Regione Toscana per finalizzare contributi europei nel recupero di spazi cittadini in degrado. Follonica è riuscita ad accaparrarsi circa 25 milioni di euro, che hanno dato vita a quattro interventi: la trasformazione dell’ex ippodromo dei Pini in un’area verde che accoglierà il mercato settimanale e spettacoli all’aperto; la ristrutturazione dell’ex forno di San Ferdinando dove è attivo il nuovissimo museo Magma gioiello del ferro e della ghisa; e ancora il recupero di due fonderie, la Uno diventata uno spazio fieristico e la Due, dove si trova il teatro.
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Grande scommessa. La grande scommessa, in cui Allegri avrà un ruolo da protagonista, sarà quella di riportare la vita in quegli spazi, riempire di contenuti i contenitori restituiti alla cittadinanza. Ancora di strada ce n’è molta da fare: mancano all'appello del Piuss due spazi, quello fieristico accanto alla Leopolda e il Parco centrale (ex ippodromo), che il Comune pensa di riuscire ad inaugurare entro la fine del 2015. Allegri ha tre anni impegnativi davanti, per i quali riscuoterà un compenso di 35.000 euro ogni dodici mesi. Intanto l’attore sta cercando casa a Follonica per l’estate che sta per arrivare, perché comunque da contratto deve assicurare centoventi giorni di presenza l’anno in città e le prime settimane saranno decisive per il lavoro.
Tre certezze. Il tutto con alcune certezze di fondo. La prima è che la cultura è anche impresa, motore possibile di lavoro e produzione economica: «In un Paese che sta buttando via il suo patrimonio culturale artistico, quella che possiamo costruire qui a Follonica insieme con tutta la città è davvero una grande opportunità». La seconda è che «come direttore artistico - ha detto - intendo esercitare la mia autorità per scelte che siano sempre e comunque di qualità». E la terza è che su questa inedita poltrona di direttore Allegri non intende metterci la colla: «In questo Paese ci sono teatri stabili che hanno lo stesso direttore da venti, trent’anni. E’ uno scandalo tutto italiano. Ma nessuno si preoccupi, qui non succederà».
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