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No ai domiciliari, Bilella resta in carcere
Anche i giudici fiorentini respingono la richiesta di domiciliari con il braccialetto
GROSSETO. Antonino Bilella deve restare in carcere, è l’unica misura adeguata. Anche secondo i giudici fiorentini – come per quelli grossetani della Corte di assise dove si sta celebrando il processo per omicidio e soppressione di cadavere (quello della proprietaria Francesca Benetti, scomparsa il 4 novembre 2013) – deve essere respinta la richiesta di arresti domiciliari per il custode di Villa Adua, a Potassa di Gavorrano.
La decisione del Tribunale del riesame – al termine dell’udienza che si era tenuta lunedì 20 aprile - è stata depositata il 22 ma è stata resa nota solamente nelle ultime ore. La richiesta della difesa era stata formulata al termine dell’udienza del 19 febbraio. In quella circostanza, uno dei difensori aveva sollecitato la Corte di assise a valutare l’opportunità di concedere al 70enne imputato i domiciliari in provincia di Agrigento, a casa di un nipote che si era dichiarato disponibile: una detenzione con il braccialetto elettronico per poter sorvegliare i suoi movimenti. La Corte si era riservata la decisione, che era stata negativa e che era stata resa nota cinque giorni dopo: Bilella potrebbe aver avuto un complice o comunque mettersi in contatto con chi potrebbe averlo aiutato a nascondere il cadavere, era scritto nell’ordinanza. Parole che avevano indotto la difesa di Bilella a proporre istanza di ricusazione della Corte per aver in sostanza espresso un giudizio anticipato. La Corte di appello di Firenze (collegio ricusazione), al termine dell’udienza tenutasi il 9 aprile, ha respinto le argomentazioni difensive e ha confermato la Corte di assise attuale, che infatti ha poi tenuto l’udienza del 23 aprile scorso. Un iter separato ha seguito l’appello contro il no ai domiciliari: ma l’esito è stato comunque negativo per Bilella.
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