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Un’inchiesta pubblica sull’inceneritore del Casone
La richiesta dei Comuni di Scarlino e Follonica per coinvolgere i cittadini sulle scelte relative all’impianto
SCARLINO. Vuoi per tutte le diatribe passate e per non commettere gli stessi errori, vuoi che ora la decisione finale è ben lontana dal territorio, i Comuni di Follonica e Scarlino hanno deciso di spolverare un vecchio strumento per avere un certo peso nel nuovo procedimento per il rilascio delle autorizzazioni all’inceneritore di Scarlino: la commissione d’inchiesta pubblica. Un remake, se vogliamo, uguale a quello del 2010, che si può ritenere il peccato originale nel pasticcio dell’inceneritore di Scarlino Energia.
Fu proprio questa, in cui si riunirono i tecnici di tutte le realtà in gioco (enti, azienda e comitati) a dare parere negativo al rilascio della Via, salvo poi vedersi scavalcare dalla Provincia che non tenne conto della sua decisione. Ma tutte le sentenze che sono seguite e tutti i relativi annullamenti trovano origine proprio dal rapporto di quella commissione pubblica, che è uno strumento di partecipazione attiva.
In buona sostanza, Comuni, Provincia, Regione, la stessa Scarlino Energia e i comitati potranno nominare un tecnico a testa e creare un pool che dovrà esprimersi sulla compatibilità ambientale dell’impianto nel contesto del Casone. Esattamente come nel 2010, solo che c’è una differenza sostanziale: allora le autorizzazioni le rilasciava la Provincia grossetana, oggi la competenza è degli uffici fiorentini della Regione.
Sarà per questo che «i sindaci di Follonica e Scarlino hanno deciso di presentare alla Regione Toscana la richiesta di disporre un’inchiesta pubblica per l’esame dello studio dell’impatto ambientale» si legge in una nota diffusa ieri.
D’altro canto ormai il procedimento è partito: la Regione gli ha dato il via il 10 aprile, fissando la prima riunione della conferenza dei servizi il 6 maggio. In quest’ottica, le due amministrazioni «ritengono necessario coinvolgere la popolazione e tutti gli interessati, al fine di esporre durante le assemblee pubbliche, osservazioni, valutazioni e commenti, tali da garantire la massima partecipazione all’elaborazione delle scelte che la Regione dovrà assumere al termine del procedimento, nell’auspicio che ne siano un arricchimento fondamentale».
La notizia della richiesta di inchiesta pubblica sull’inceneritore di Scarlino arriva a pochi giorni dalla pubblicazione, da parte dell’Arpat, della classifica degli impianti che in Toscana suscitano più ostilità da parte della popolazione. Gli impianti classificati come i più conflittuali sono 47 e ai primi due posti ce ne sono due grossetani: l’inceneritore di Scarlino e la centrale geotermica Bagnore 4 di Santa Fiora (seguono, al 26º posto l’impianto a biogas di Campiano, al 40º quello delle Strillaie e al 41º quello a biogas di Cinigiano).
Il fenomeno è conosciuto con l’acronimo inglese Nimby (not in my back yard, non nel mio giardino). L’Arpat ha censito 83 impianti; nel 2013 ha iniziato il monitoraggio sulla stampa e dal 2014 ha iniziato il censimento, che ha raccolto anche esposti e segnalazioni di Arpat, i ricorsi alla giustizia amministrativa, la costituzione di comitati locali.
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