Straziato dal guard rail Muore corriere di 53 anni
L’uomo trasportava materiale per elicotteri a Roma quando è finito fuori strada Aveva due figli piccoli: inutile la corsa del 118 e dei vigili del fuoco per salvarlo
FONTEBLANDA. Un viaggio di lavoro come tanti altri, fatti di chilometri d’asfalto da macinare con le gomme del suo furgone bianco, da nord a sud. Dal nord di quella Torino industriale al sud fatto di caldo e colore. Un viaggio che è finito contro un pezzo di guard rail dell’Aurelia, alla curva dell’Osa quando la méta era ancora lontana. Il suo furgone si sarebbe dovuto fermare a Roma ma sulla strada, su quell’Aurelia che nasconde qua e là qualche trappola, la sua corsa è finta, insieme ai suoi sogni, al desiderio che per tutto il viaggio lo stava accompagnando: quello di tornare a casa dalla sua famiglia, abbracciare sua moglie e i suoi due bambini.
Pasquale Orsogna aveva 53 anni e faceva il corriere. Sabato era il 25 aprile, ma lui lavorava lo stesso. All’altezza dell’Osa, arrivato sulla curva, il suo furgone è uscito di strada e si è schiantato nel guard rail. Orsogna è rimasto intrappolato nelle lamiere del suo furgone, attraversato nel mezzo dalla barriere che protegge l’Aurelia. Attraversato lui, attraversato il Fiat Ducato sul quale viaggiava.
Chi abita a pochi metri da quella curva ha sentito prima un tonfo sordo, poi lo stridio delle lamiere che si stavano contorcendo l’una sull’altra.
«Sono uscito subito e c’erano già alcuni automobilisti che avevano chiamato i soccorsi - racconta Francesco Cangi, presidente della Pro loco di Fonteblanda - Ci siamo limitati a metterci in mezzo di strada per evitare che le auto che viaggiavano in direzione sud finissero sul furgone».
I vigili del fuoco, il personale del 118 e i carabinieri sono arrivati subito su quel tratto di Aurelia dove già altre tre volte negli ultimi mesi si sono dovuti arrendere davanti alla morte. Speravano che Pasquale ce l’avesse fatto. Ma il corriere che era arrivato per caso in Maremma, solo per portare quei pacchi che erano sul furgone, quel materiale per elicotteri che gli avrebbe permesso a fine mese di riscuotere lo stipendio per poter fare, magari, un reagalo ai suoi due figli piccoli, era già morto. Il suo corpo era stato attraversato dal guard rail, da quella barriera che avrebbe dovuto salvargli la vita e che invece si è rivelata fatale.
I sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che rientrare alla centrale, da dove erano partiti con la speranza di salvare una vita. I vigili del fuoco hanno aspettato che i carabinieri ricevessero l’autorizzazione dal magistrato a rimuovere il corpo di Pasquale per accompagnarlo all’obitorio del San Giovanni di Dio. Non è stato facile per chi era lungo l’Aurelia, nella notte tra sabato e domenica, concentrarsi su quello che c’era da fare: tagliare il guard rail che attraversava il furgone, aprire l’abitacolo come una scatoletta di tonno. Pensando, continuamente, che là dentro c’era un uomo, un babbo, un lavoratore che mentre quasi tutti gli altri erano ancora a far festa, a lui avevano dovuto abbassare le palpebre sugli occhi.
I carabinieri hanno cominciato a misurare i segni lasciati lungo l’Aurelia e dopo nemmeno un’ora la carreggiata che corre in direzione sud è stata riaperta. A ricostruire la dinamica dell’incidente ci hanno dovuto pensare i carabinieri della stazione di Fonteblanda e quelli del nucleo operativo e radiomobile di Orbetello. Gli stessi che hanno dovuto dire a una moglie che suo marito non c’era più. E che i suoi figli, da ora in avanti, sarebbero dovuti crescere senza un babbo.
@francegori
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