Il Tirreno

Grosseto

Colpito da un infarto e strappato alla morte dai suoi volontari: la storia di Enzo

Gabriele Baldanzi
Enzo Meraviglia
◗
Enzo Meraviglia

Il suo cuore si è fermato per tre minuti, lo hanno salvato con il defibrillatore

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ROCCASTRADA. «Fai del bene. E dimenticalo». Enzo è una persona speciale, che ha fondato la sua esistenza sulla generosità. Venti giorni fa è stato strappato alla morte dagli amici, tre volontari dell’Anpas di Sassofortino, “armati” di defibrillatore.

Per quasi tre minuti il suo cuore si è fermato. Morte cardiaca improvvisa. Un salvataggio da almanacco dell’emergenza, da raccontare ai convegni medici. Dell’Anpas locale, Enzo Meraviglia è stato uno dei fondatori e animatori. Oggi, a 64 anni, quel bene gli è tornato indietro tutto insieme. Di colpo.

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Baffi e capelli neri, ovviamente nature, porta al collo (mai tolta, neanche in ospedale) la croce francescana con l’immagine di Padre Pio. «Sono molto devoto ed è inevitabile per me pensare che ciò che è accaduto sia un dono ricevuto attraverso la fede». I ricordi del pensionato, per quanto riguarda la giornata X, si fermano all’arrivo al centro civico di Sassofortino. «Ero con mio fratello, in campagna. Nel pomeriggio ho avvertito un dolore al petto, forte. Gli ho detto che non stavo bene e volevo andare alla postazione Anpas, a farmi vedere. Sono stato volontario per tanti anni. Non dico che so riconoscere un infarto, ma ho pensato subito al peggio. Siamo partiti immediatamente. Dopo 20 minuti ero già in mani buone, seppure molto provato e con un dolore lancinante al petto. Ricordo che mi hanno misurato la pressione, poi nient’altro. Qualche sprazzo del viaggio in ambulanza, le parole di un medico appena giunto all’ospedale. Poi di nuovo il vuoto».

«Solo ora – prosegue Enzo – inizio a rendermi conto di ciò che è accaduto. Di quanto un’insieme di coincidenze fortunate mi abbia aiutato. Prima di tutto il fatto che l’ambulanza e i volontari non fossero fuori, poi il defibrillatore, che dopo l’intervento su di me è andato in tilt e andrà ricomprato. Tutto è stato impeccabile, allineato. Mi hanno messo uno stent all’ospedale di Grosseto. Dicono che tornerò quello di prima. Speriamo. Ringrazio tutti: dai primi soccorritori agli operatori dell’emergenza, per arrivare all’Utic, medici, paramedici. Mi hanno trattato e coccolato come un eroe».

«L’esperienza di Enzo, brutta ma con un lieto fine da libro cuore, è importante farla conoscere – dice Mauro Bianchi, presidente dell’Anpas di Sassofortino – I defibrillatori dovrebbero essere ovunque e ogni cittadino sarebbe opportuno che lo sapesse usare. Si salverebbero molte vite. Presto in paese avremo un Dae, un defibrillatore semiautomatico con accesso free e qui c’è anche la prima postazione di emergenza territoriale del 118. Con personale formato e molto motivato. È la ragione per cui Enzo è ancora vivo».

Dicevamo della fede di quest’uomo: «Mi piace credere che San Michele e Padre Pio – conclude – ci guardano e ci proteggono. Mi piace pensare che se fai del bene, in modo disinteressato, prima o poi torna indietro. Ogni anno andiamo a San Giovanni Rotondo, a pregare. Mia moglie ha problemi di salute e la mia presenza qui è oltremodo necessaria. Eppure mi guardo intorno e mi sento tanto fortunato, al sicuro. Ho i miei figli, i nipoti, nuora e genero che sono brave persone». Tocca il Tau, Enzo, la croce di legno dei francescani che tiene sempre al collo. Non vuole che si parli di miracolo, ma la sensazione è che quel giorno Dio stesse guardando proprio sopra Sassofortino.

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