Il Tirreno

Grosseto

Sos per Mazzini Il patriota sloggiato dai lavori in piazza

di Ivana Agostini

Orbetello, dito puntato sui lavori alla Torre dell’orologio Rossi (Repubblicano): dove andrà a finire la gloriosa lapide?

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ORBETELLO. «Uno sfregio alla volontà degli orbetellani e alla nostra storia nazionale». Questo pensa Gastone Rossi, repubblicano di ferro sulla rimozione della lapide intitolata a Giuseppe Mazzini dalla sua attuale posizione in piazza Eroe dei due mondi a Orbetello. «La lapide non si tocca. Dove fu posta deve rimanere».

Nei lavori di restauro conservativo del Palazzo del governatore e della torre dell’orologio che dovrebbero iniziare a breve sono previste infatti la rimozione della lapide e l’apertura di un arco osteggiata da Rossi e non solo. Il repubblicano cita un documento storico, una cessione gratuita della statua di Garibaldi e della lapide di Mazzini al municipio da parte della società operaia orbetellana dell’epoca (maggio 1888). Per consegnare a imperitura memoria le gesta di grandi fautori dell’unità d’Italia, Garibaldi e Mazzini, una commissione con a capo il presidente della società operaia di Orbetello, Stefano Paffetti, iniziò una sottoscrizione pubblica per realizzare una statua a Garibaldi e una lapide a Mazzini «a decoro della città di Orbetello». Due opere che avevano più di un motivo per essere realizzare in laguna. La statua a Garibaldi in virtù dello stretto legame dell’eroe con i maremmani. Fu proprio a Talamone che il condottiero ricevette cannoni, viveri e il necessario per la spedizione verso la Sicilia. Quella a Mazzini per il grande operato a favore dell’Italia. Nell’atto di donazione Rossi sottolinea come ci sia un espresso impegno sottoscritto all’epoca dal Comune alla «conservazione e al mantenimento delle due opere a decoro della città e faro luminoso per le generazioni future». A questo punto Rossi si chiede perché infrangere un solenne impegno preso a favore di Orbetello. Nell’atto di cessione venne anche indicato dove erano al momento le due opere, ossia in piazza dell’Indipendenza, diventata poi piazza Garibaldi e poi piazza Eroe dei due mondi. A dire il vero la lapide a Mazzini era in bronzo e fu sostituta con una lapide in marmo. Un’opera che porta la firma di Ettore Ferrari, Giovanni Bovio e Aurelio Saffi, tre emblemi del Risorgimento. «Togliere la lapide a Mazzini - dice Rossi - è come togliere da sotto la lupa Romolo». Rossi ma anche altri come Alfredo Velasco si chiedono che senso abbia far venire meno un equilibrio architettonico del 1800. «Un ritorno al passato? Ma perché allora – provoca Velasco – non demoliamo la casa di Italo Balbo dalla rocca di Orbetello?». E poi dove andrebbe a finire la lapide? Avrebbe una giusta collocazione? All’amministrazione l’ardua risposta.

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