Il Tirreno

Grosseto

Beffa Jobs act: «Così ho rischiato 21.000 euro»

Un’imprenditrice di Cinigiano era pronta ad assumere: richiesta respinta per esaurimento fondi

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CINIGIANO. Esistono i fondi a favore assunzioni o è l’ennesima presa per i fondelli? Se lo chiede, e lo chiede, Serena Tucci, avvocato e titolare di una piccola azienda agricolo-agrituristica a Cinigiano che si è salvata in extremis rischiando di fare un’assunzione a tempo indeterminato e di dover pagare i contributi pieni senza poter usufruire delle misure di sgravio tanto sbandierate dal governo.

«Ho presentato domanda per beneficiare dello sgravio per assumere come azienda agricola appena tre giorni dopo l’entrata in vigore del provvedimento – spiega – e solo ieri l’Inps ha sciolto la prognosi, comunicandomi che i fondi stanziati sono finiti. Per fortuna ho aspettato il placet dell’Istituto previdenziale prima di formalizzare l’assunzione, sennò oggi mi ritrovavo con una persona assunta a tempo indeterminato e contributi al cento per cento a mio carico. Mi chiedo quanti ci saranno cascati e dovranno pagare di tasca loro».

Serena Tucci come ogni inizio stagione si avviava ad assumere un paio di persone. «Visti gli esorbitanti costi sostenuti negli anni pregressi per le assunzioni a tempo determinato sia come paghe orarie che come imposizione contributiva – spiega – valutavo un’assunzione a tempo indeterminato di almeno un collaboratore. In un primo tempo ho chiesto chiarimenti e riscontri alle associazioni di categoria circa le informazioni sentite dai media relative alle possibilità di sgravio contributivo per le aziende che avessero assunto nel 2015 con contratti a tempo indeterminato».

Ma, spiega Tucci, «dalle associazioni non sono arrivate informazioni tempestive né corrette, tanto che mi sono documentata di persona».

L’avvocato apprende quindi dal testo di legge già in vigore il contenuto delle disposizioni. «Mi riferisco – dice – al Jobs act e alla legge di stabilità per il 2015, approvati a fine 2014».

Sulla base di riscontri positivi, l’avvocato Tucci si è rivolta al suo studio commerciale di fiducia per avere conferma della validità di quanto appreso e inoltrare richiesta di sgravio secondo le modalità previste per procedere quanto prima all’assunzione. «E così abbiamo inviato subito la pratica – spiega Tucci – visto che ci tenevo a far decorrere l’assunzione almeno dal 1º aprile».

La richiesta risale ai primi di marzo. «Ma all’indomani delle vacanze pasquali ancora non era stata perfezionata, poiché eravamo in attesa della conferma da parte dell’Ente previdenziale che lo sgravio venisse accordato. Ricordo che la legge prevedeva esenzione per il datore di lavoro, per 3 anni, dalla corresponsione dei contributi, un bel risparmio per un datore che nel mio caso avrebbe in sostanza beneficiato di un abbuono di circa 21.000 euro. Un eccesso di zelo, mi dicevano, attendere la risposta dell’Ente, ma tanto per essere sicuri di non incorrere in sorprese».

E la sorpresa è puntualmente arrivata ieri. «Lo studio mi scrive – spiega Tucci – dicendomi che l’Inps si è pronunciata negando lo sgravio. E non per mancanza di un qualche requisito ma, udite udite, per esaurimento dei fondi».

Insomma a Serena Tucci che ha fatto subito domanda, che ha tutti i documenti ineccepibili, i fondi sono negati. «Non ci sono parole – esclama – e se non erro la somma stanziata era di 2 milioni di euro. La mia domanda è: quanta gente è stata assunta per erodere in meno di 90 giorni questa cifra? Come mai dagli ultimi dati la disoccupazione nel nostro Paese è salita ancora di qualche frazione percentuale? E soprattutto: quali sono le aziende che sono riuscite a beneficiare della misura? Forse lo sapevano prima ancora che venisse approvata e hanno assunto nella notte tra il 31 dicembre e il 1º gennaio».

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