Il Tirreno

Grosseto

L’inquilino abusivo: “Non me ne vado, piuttosto mi arrestino”

Elisabetta Giorgi
Andrea Pimpinelli uno degli abusivi che vivono nell'ex Garibaldi (foto Bf)
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Andrea Pimpinelli uno degli abusivi che vivono nell'ex Garibaldi (foto Bf)

La sconvolgente storia di Andrea, uno degli invisibili che vivono nell’ex orfanotrofio

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GROSSETO. «Sono qui dal 30 giugno del 2014», racconta Andrea Pimpinellli, grossetano di 43 anni che vive nell’ex Garibaldi in una stanzina immonda al secondo piano dell’edificio.

Dice di aver convissuto alcuni anni con una compagna e anche con sua madre, malata di tumore e morta a ottobre 2014; poi per problemi familiari ha dovuto andarsene. «Io - racconta - ho lavorato per una ditta che poi è fallita. E mi sono ritrovato per strada, senza soldi né lavoro. Non sapevo dove andare, conoscevo bene Montomoli (Andrea, altro grossetano che vive abusivamente dentro l’ex Garibaldi da 5 anni, ndr); eravamo cresciuti insieme, da ragazzetti, io in via Toniolo, lui in via Vasari. E ci siamo ritrovati nella sventura. Ne ho seguito le sorti qui dentro: anche io sono venuto a stare qua, su suo suggerimento, perché non sapevo veramente dove sbattere la testa. Montomoli mi fece: vieni qui come me. Io ho 20 scatoloni di vestiti: sono le mie uniche cose, altro non ho. E me le sono portate dietro. Insomma: da giugno 2014, quando mi sono ritrovato in strada, mi sono piazzato qui dentro perché non avevo altra scelta e il Comune non mi ha aiutato. Avevo fatto domanda di emergenza abitativa, ma non mi è stata accettata perché in Comune hanno fatto confusione e mi hanno anche cancellato la residenza, che era uno dei requisiti per accedere all’emergenza: ci vogliono tre anni di residenza, e io, che pure sono grossetano da quando sono nato e ho sempre e solo risieduto a Grosseto, non risulto residente qua da tre anni...Incredibile», protesta. Da giugno - continua - dice di aver provato a farla finita quattro volte dalla disperazione. E pure ora non disdegna un gesto estremo, nel caso in cui il Comune lo mandasse via e lui non sapesse a quale santo voltarsi. Il punto è che lo sgombero sta per scattare: per quanto tardivamente, il Comune ha deciso di passare alle maniere forti per evitare ulteriormente il protrarsi di situazioni di pericolo. Così lui dovrà andarsene nel giro di pochissimo, forse qualche ora. «Che mi arrestino pure: almeno in quel caso vado in cella».

Abbiamo contatto gli uffici dei servizi sociali, che però spiegano come la «situazione reale» non collimi con il suo racconto.

Ieri, su sollecitazione dell’assessore Goretti, il Coeso ha ricostruito il suo percorso a partire da un piccolo contributo economico a favore di Pimpinelli nel 2009. Nel 2011 un’assistente sociale del Coeso ha segnalato la sua storia all’emergenza abitativa del Comune per avvalorare la richiesta di emergenza abitativa nel 2011. Nel 2014 c’è stato un nuovo contatto con l’assistente sociale al quale Pimpinelli ha esposto il problema abitativo e fatto domanda per avere una casa al Poggio, ma ha scoperto di non avere il requisito dei tre anni di residenza a Grosseto, previsto dal regolamento approvato dal consiglio comunale nel 2012 per accedere all’emergenza abitativa, per via di un inghippo burocratico. Odioso quanto si vuole, ma normato dalla legge. Pimpinelli infatti, non essendo stato trovato nell’abitazione dove risultava residente al momento del censimento, è stata cancellato dall'anagrafe. Così è decaduta la residenza, valida per quei famosi tre anni necessari a partecipare al bando. Da aprile 2014 ha preso la residenza i presso la Caritas e l’assistente sociale gli ha prospettato il dormitorio che però lui ha rifiutato. Oggi i servizi sociali dovrebbero incontrarlo per trovare una soluzione.

Per quanto riguarda Andrea Montomoli, costui - secondo i dati del Coeso - non si è mai rivolto al servizio sociale né è mai arrivata una segnalazione a suo carico.

Due situazioni disperate che reclamano comunque aiuto, al di là di tutto: regole e burocrazia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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