Il Tirreno

Grosseto

Società partecipate, l’Unione valuta se tenere le quote

MASSA MARITTIMA. Queste leggi vengono dalle province di Trento e Bolzano, ma stanno ricadendo a pioggia su tutto il territorio italiano, Colline Metallifere comprese. Leggi che prevedono una radicale...

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA MARITTIMA. Queste leggi vengono dalle province di Trento e Bolzano, ma stanno ricadendo a pioggia su tutto il territorio italiano, Colline Metallifere comprese. Leggi che prevedono una radicale riorganizzazione degli enti pubblici nelle società partecipate, secondo determinati criteri; riorganizzazione che dovrà essere concretizzata entro la fine del 2015.

La locale Unione dei Comuni in questo senso è già all’opera, dato che ha iniziato a liquidare le quote di diverse società in cui i Comuni membri (Massa Marittima, Montieri e Monterotondo) sono azionisti, come la Rama, Fidi Toscana e il Polo Universitario Grossetano. Ma adesso, con queste nuove norme, c’è la possibilità di dover uscire anche da altre realtà, come il Far Maremma. Un riordino sancito per legge che ora permette di fare il punto su tutte quelle realtà in cui confluiscono i soldi dei cittadini delle Colline Metallifere.

La riorganizzazione qua è iniziata nel 2013, quando l’ente ha iniziato una cernita delle partecipate di cui poter fare a meno: le prime ad essere abbandonate dall’azionario pubblico sono state la Rama (in cui l’Unione dei Comuni Colline Metallifere era socio per lo 0,0671 per cento), Fidi Toscana (0,02 per cento) e il Polo Universitario Grosseto (5,35 per cento). Al contrario, in quella sede è stato deciso di rimanere all’interno di partecipate come la NetSpring (società per la gestione della rete provinciale per le amministrazioni e fornitrice di servizi informatici, in cui l’Unione è socio per l’1 per cento), il Cosvig (società di supporto per i fondi pubblici, 1,54 per cento), l’Amatur (sviluppo turistico, 10,32 per cento) e il Far Maremma (società consortile per la gestione dei fondi comunitari e regionali del piano di sviluppo rurale, 4,4 per cento). Con queste novità, la situazione è in regola anche con le nuove norme: la partecipazione dell’Unione alle quattro società consortili infatti incide sul bilancio per circa 2.600 euro, mentre la razionalizzazione già avviata ad ora ha portato ad un risparmio per tremila euro.

Tutto in ordine, insomma? Non proprio, perché c’è un caso particolare: quello legato a Far Maremma. Il futuro della partecipata infatti è legato all’approvazione o meno d’importanti piani oggi al vaglio della Commissione europea. Un’incertezza a un rischio per i soci, ossia che questi «possano essere chiamati ad una contribuzione straordinaria per sostenere la società in questo periodo di incertezza», si legge sugli atti. Tant’è che la società stessa «ha già preso provvedimenti per ridurre al minimo le spese e per cercare risorse alternative ed è molto probabile che riesca a superare il temporaneo momento di crisi con le proprie forze». Ad oggi comunque l’impatto per l’Unione sarebbe minimo (poche centinaia di euro) e per questo la volontà delle amministrazione è di continuare a dar fiducia a questa realtà.(a.f.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web