Il Tirreno

Grosseto

Nuove indagini su Bombolo «Felici per questa decisione»

di Francesca Gori
Nuove indagini su Bombolo «Felici per questa decisione»

La famiglia Candela non abita più a Casalecci dove il gatto fu ferito a morte Anche la Lav si unisce al coro di soddisfazione per la scelta del giudice

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GROSSETO. Bombolo non c’è più. E i cinque mici che la famiglia Candela ha adottato non possono cancellare il ricordo di quegli occhioni spauriti, quando il gatto è tornato a casa sua con un pallino sparato da una carabina ad aria compressa che lo aveva colpito vicino alla milza. Il giudice Marco Bilisari due giorni fa ha chiesto l’imputazione coatta per l’uomo che, secondo le indagini della Procura, quella mattina del 23 marzo 2013 aprì il fuoco a Casalecci. E la decisione del gip non poteva che aver fatto contenta la famiglia Candela e i soci della Lega anti vivisezione, contenti per le ulteriori indagini che sono state disposte.

Tra due giorni ricorrerà il triste anniversario della morte di Bombolo, e la famiglia Candela non potrà che tornare con la mente a due anni fa. A quando Francesco vide arrivare il gatto a casa, la mattina. Ha poca voglia di parlare, oggi. «È difficile cancellare dalla propria mente quei 17 giorni di agonia - spiega - perché Bombolo ha sofferto molto e queste sono cose che non dovrebbero succedere». Sono due le versioni contrapposte che si scontrano in aula: ci sono le ragioni della famiglia, che rivendica giustizia per la morte del micio e ci sono quelle dell’uomo che la Procura ha indicato come l’autore di quell’uccisione.

«Il pallino fu estratto subito durante l’operazione e consegnato alla Procura - dice Francesco Candela - e anche la presenza del nostro vicino sul posto di lavoro la mattina del 23 marzo non significa niente. Gli spari delle carabine non fanno rumore e Bombolo è arrivato a casa ferito la mattina. Potrebbe essere stato colpito prima e potrebbe essere rimasto nascosto finché non è tornato a casa».

Ragionamenti che saranno vagliati dalla Procura, chiamata dal giudice ad effettuare nuove indagini. Intanto verranno sentiti altri testimoni: i veterinari che hanno operato Bombolo tre volte e che poi hanno stilato la certificazione di morte dell’animale e altri vicini. L’avvocato Francesca Carnicelli, che difende l’uomo che è stato accusato di aver esploso il colpo, ha già spiegato la posizione del suo cliente al giudice durante l’udienza di opposizione all’archiviazione. Così farà di nuovo durante il processo, come il collega Marco Picchi che segue la famiglia Candela che ha deciso di costituirsi parte civile.

«Siamo certi che la giustizia farà il suo corso in questa vicenda di violenza che purtroppo è solo una tra le tante in danno degli animali - dichiara la Lav Grosseto - e per quanto ci riguarda continueremo a dare il nostro supporto alla famiglia di Bombolo. Troppo frequenti sono ancora i casi in cui l'uccisione di animali rimane impunita e esprimiamo soddisfazione per la svolta imposta dal giudice».

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