Il presidio
Ticket non pagati nel 2014 L’Asl invia 13.000 lettere
L’azienda chiede le ricevute per i codici bianco e azzurro del pronto soccorso e i cd degli esami radiologici. Chi è in debito dovrà rimediare entro il 1o giugno
GROSSETO. Tredicimila e quattrocento lettere della Asl 9 di Grosseto stanno arrivando nelle case dei grossetani per controllare che abbiano pagato il ticket. I destinatari sono coloro che, nel periodo tra il 1º gennaio e il 30 settembre 2014, sono andati al pronto soccorso con un codice bianco o azzurro oppure, a prescindere dal codice, sono stati sottoposti a esami radiologici (come tac, risonanza, raggi x).
L’Asl vuole infatti verificare che abbiano pagato il ticket (previsto dalla delibera di giunta regionale numero 534 del 2007 per le prestazioni di pronto soccorso meno urgenti, come appunto quelle classificate con codice bianco o azzurro) o i 10 euro che dal 2012 la Regione Toscana chiede per il cosiddetto “contributo di digitalizzazione”, cioè per riversare gli esami radiologici su un cd, dovuto da chiunque, anche da chi si rivolge al pronto soccorso e anche da chi viene classificato con i codici più urgenti.
Gli uffici amministrativi si sono accorti di un disallineamento tra le registrazioni dei pagamenti e i versamenti effettivamente avvenuti (tramite bollettino o cassa automatica). E poiché l’Azienda per legge deve provvedere a recuperare i propri crediti, ecco che batte cassa.
Inizia così la prima fase di una campagna di recupero crediti che, dopo aver interessato i primi nove mesi del 2014, passerà a ritroso a controllare le prestazioni del 2013 e poi del 2012, anno in cui è entrata in vigore la delibera 808 di giunta che stabilisce il contributo alla digitalizzazione.
Il 90 per cento di quelle 13.400 lettere riguarda proprio il mancato pagamento di quei dieci euro per il dischetto degli esami radiologici. Spesso, ammettono dall’Asl, succede che nei momenti più concitati del ricovero al pronto soccorso, soprattutto in condizioni di delicata emergenza, non passi proprio di mente che si debba pagare il ticket per questi esami. La norma, poi, è ancora recente e non è escluso che molti semplicemente non sappiano che devono pagare, a prescindere dall’urgenza.
L’Asl precisa che la lettera non è un’intimazione di pagamento, ma solo una richiesta di verifica. Entro trenta giorni dal momento in cui ricevono la lettera, i cittadini devono cioè inviare all’Asl la copia della ricevuta di pagamento (per email, posta ordinaria o via fax). Se non avevano pagato, possono regolarizzare la loro situazione, versando il dovuto, entro il 1º giugno 2015, pagando il ticket o i 10 euro del contributo per la digitalizzazione senza costi aggiuntivi. Eventuali interessi e spese sono previsti solo se, passato il 1º giugno, chi deve pagare ancora non lo avrà fatto.
Il recupero dei ticket non pagati per le prestazioni del pronto soccorso non è, però, che solo il primo di una serie di recuperi che, nel tempo, interesseranno anche altre prestazioni, dai referti non ritirati alle mancate disdette degli appuntamenti presi al Centro unico di prenotazione, alle verifiche che il personale del Dipartimento di prevenzione compie per le certificazioni su impianti e strutture delle aziende. Controlli per i quali l’Asl stacca una fattura, che però in alcuni casi – vuoi anche per le difficoltà legate alla crisi – rimane inevasa.
In ballo, secondo un calcolo approssimativo che l’azienda ha reso noto all’inizio di marzo, ci sarebbe un milione di euro.
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