Il Tirreno

Grosseto

il personaggio

L'arresto a sorpresa del giovane imprenditore che voleva cambiare il sistema

Emilio Guariglia
Aristide Giannetti nel 2005: a trent'anni era appena stato eletto presidente di Confindustria Grosseto (foto Agenzia Bf)
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Aristide Giannetti nel 2005: a trent'anni era appena stato eletto presidente di Confindustria Grosseto (foto Agenzia Bf)

Ereditata l'azienda dal padre, Aristide Giannetti ha investito sogni e risorse nel Polo intermodale di Braccagni. Poi cancellato dalla Regione

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GROSSETO. Se c’è un nome che colpisce, in una lista di arrestati per accuse tanto gravi, è quello di Aristide Giannetti. Il fatto che da lungo tempo la sua azienda grossetana _ la gloriosa ditta di trasporti fondata dal padre e per decenni pilastro  dell’imprenditoria maremmana _ fosse in gravi difficoltà è cosa nota. Ma che Aristide Giannetti a quelle difficoltà possa aver risposto saltando a piè pari la Legge, per molti in Maremma è una  cosa non facile da credere.

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Ereditata giovanissimo, alla morte precoce del babbo, la conduzione della ditta di famiglia, nel 2005 Giannetti si presentò sulla scena dell’economia locale con il piglio del “ragazzino terribile”. Scelto a soli trent’anni con voto unanime dell’assemblea dei soci per guidare Assindustria Grosseto, si accreditò subito come  l’uomo che voleva il cambiamento. Assai prima del ciclone Renzi (e da una visione certamente diversa da quella del rottamatore), Giannetti non nascose da subito la sua allergia all’immobilità delle burocrazie e delle istituzioni, avversaria di quello che lui immaginava e sognava dovesse essere lo sviluppo del territorio.

Una delle sue prime interviste dopo l’insediamento al vertice degli Industriali, rilasciata nell’agosto del 2005 al Tirreno, all’epoca suonò come una sfida e per questo non mancò di suscitare molti malumori. L’imprenditore dei trasporti evidenziava i gravissimi ritardi accumulati dalla Maremma in particolare sul fronte delle infrastrutture e puntava il dito contro istituzioni locali incapaci di mantenere al territorio la gestione dei servizi più importanti. Accendeva la luce su incarichi affidati con poca trasparenza, su scelte tutte a favore della speculazione edilizia e mai degli investimenti imprenditoriali. Bocciava senz’appello, e con lucidità che proprio oggi _ dieci anni dopo _ si sta mostrando profetica, tutto il percorso di scelte sui rifiuti che, diceva, “porterà solo un aumento dei costi”.

Ex agonista del ciclismo, Aristide Giannetti nel suo quadriennio da presidente di Assindustria non esitò mai a ingaggiare “duelli” anche con le altre associazioni di categoria, ma soprattutto non smise mai di credere a grandi progetti che secondo lui avrebbero potuto mutare il destino della provincia. Uno in particolare: il Polo logistico di Braccagni.

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Proprio il Pilt (Polo intermodale logistica e terminal), società di cui ancora oggi Giannetti risulta amministratore unico, da sogno di trionfo si trasforma nel giro di pochi anni nella Caporetto del giovane imprenditore. Supportato dalle amministrazioni locali (Comune e Provincia) che predispongono gli strumenti urbanistici necessari; e da tutto il tessuto delle associazioni di categoria (agricoltori, artigiani, Camera di Commercio) che lo benedicono e lo incitano, Aristide Giannetti compie grandi investimenti su quel progetto. Sforzi enormi che prima si impantanano nell’opposizione di comitati locali, contrari alla trasformazione industriale dell’area, e infine si schiantano contro il no secco della Regione Toscana  a quella trasformazione.

A maggio 2013 lo stop definitivo al Pilt, dal consiglio comunale di Grosseto. Nel frattempo i lunghissimi anni della crisi, nella quale  l’azienda Giannetti soffre, come tutte le altre. Tanti debiti, ma anche tanti crediti che non si riescono a riscuotere. Aristide Giannetti ridimensiona, vende quello che può (anche il ristorante Giraluna, che aveva realizzato in via Topazio, di fronte alla ditta), ma soprattutto comincia ad abbandonare Grosseto come base delle sue imprese. Punta all’estero, dove _ dice ogni volta che incontra gli amici in città _ c’è l’abitudine a saldare i conti e la burocrazia aiuta chi fa impresa.

E’ nelle attività con l’estero che, a quanto sembra, la Guardia di Finanza di Roma ha ravvisato i reati dei quali Giannetti oggi, con altre venticinque persone, è indagato. Il suo avvocato assicura che si tratta di un “drammatico equivoco” e non c’è che da auspicare che davvero sia così. Perché quella della Giannetti trasporti è una parte importante della storia imprenditoriale di Grosseto. E a nessuno può far piacere che finisca in questo modo.

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