Italia
La rabbia di Montieri «Ci tolgono tutto e i giovani vanno via»
Sindaco, prete e un centinaio di cittadini scendono in piazza e occupano l’ufficio postale inserito nel piano di riduzioni
MONTIERI. Quassù sui monti tutto è lontano: le città, le sedi centrali, lo Stato. I servizi pubblici sono un lusso che trequarti della popolazione non riesce più a godere. «Prima la sanità, poi i trasporti, ora le poste» tuona una mamma, fuori di sé. «Non è vero che questi paesi sono destinati a morire: noi ci stiamo meglio che in molte altre luoghi». Scelte di vita, sacrosante. «Semmai costringono le giovani coppie ad andarsene, dato che ci stanno togliendo tutto» continua, mentre un gruppetto di persone si siede sull’asfalto a gambe incrociate. «Basta, non passa più nessuno». E alle auto che disgraziatamente imboccano via delle Gallarie tocca cambiar tragitto.
Davanti all’ufficio postale non passa nessuno. Chiunque si affaccia qua davanti deve fermarsi ad ascoltare la gente di Montieri, scesa in strada con almeno cento persone per dire «no, no e ancora no» al piano di razionalizzazione di Poste Italiane, che prevede la riduzione dell’orario di apertura. «Ma sa cosa significa? – si sfoga un anziano – Che se per caso nevica, come accade spesso, io ritiro la pensione con una decina di giorni di ritardo. Invece le bollette arrivano puntuali, così come l’eventuale mora».
Fino ad oggi nel comune di Montieri il servizio funziona così: quattro giorni di apertura dell’ufficio nel capoluogo e due nella frazione di Boccheggiano. Apertura che mira a soddisfare quattro borghi (oltre ai due citati, Gerfalco e Travale) per circa 1.200 abitanti, comprese le campagne. «E a noi va benissimo così – spiega la madre – Non chiediamo la luna». Il piano che Poste è pronta a mettere in piedi dal 13 aprile, invece, vede la riduzione dell’apertura del capoluogo a soli due giorni settimanali. Un calo drastico, anche se non sembra, se mettiamo sul piatto anche i drastici tagli già avvenuti al trasporto pubblico. «Io l’ottobre scorso ho avuto un depotenziamento dell’energia da parte di Enel, perché non avevo pagato la bolletta – racconta un montierino – Solo che quella bolletta non l’avevo ricevuta». Questi i disagi fino ad oggi per chi vive quassù. Figuriamoci da domani, con il servizio dimezzato.
«Siamo cittadini di Serie B che pagano le tasse come quelli di Serie A»: è l’espressione che si rincorre davanti l’ufficio postale, occupato simbolicamente per tutta la giornata di ieri. La dicono tutti: il sindaco, il pensionato, il prete, la mamma. In questo dipinto d’Italia antica i personaggi sono colmi di una rabbia in cerca di sfogo. «Poi si parla di sfiducia in questo Paese: come fai ad avere fiducia quando ti abbandonano?» si chiede un contadino di Travale, un borgo da cui lo Stato è sparito da quasi vent’anni. Era il 1995 quando venne tagliata anche l’ultima corsa dei pullman, lasciando il paese senza uno straccio di servizio pubblico. Inizialmente, furono i volontari della Croce Rossa a organizzare i propri mezzi per portare i pensionati a Montieri, per riscuotere la pensione. Poi si attivò il Comune, mettendo a disposizione un pullmino, tutt’oggi attivo.
«Siamo ridotti in queste condizioni» dice sconsolato ma non vinto il sindaco Nicola Verruzzi, 30 anni, in testa alla protesta. L’amministrazione ha già presentato ricorso al Tar contro il piano, dopo un colloquio con i vertici di Poste quasi mortificante. «Chiudiamo dove non guadagniamo»: gli ha spiegato in due parole la società. «Ma se continuano a ragionare per numeri qua ci nominano riserva naturale» continua Verruzzi. Perché di fronte a questa risposta, il paese si fa una domanda: «quanto risparmieranno mai? E se proprio devono chiudere, non possono farlo a Grosseto, dove le sedi sono molte e nessuno se ne accorgerebbe?». Eppure i montierini hanno un rapporto proficuo con Poste: «quasi tutti hanno il libretto di risparmio qua», spiega il sindacalista Spi Roberto Stefanelli, sventolando la sua bandiera. Don Orazio, prima di unirsi alla protesta, entra nell’ufficio e saluta i dipendenti. «Piano piano qua non rimane più niente» sospira. Poco distante c’è Dante, vecchio partigiano, incita a non mollare. «Non posso portarci via tutto – dice – Dobbiamo lottare».
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