Il presidio
L'ex fidanzato: "Francesca non sarebbe mai scappata via"
Tra i dodici testimoni al processo contro Antonino Bilella anche le amiche che raccolsero le confidenze della donna
GROSSETO. Le amiche che avevano raccolto le confidenze sulle presunte attività di stalking; le fioraie dove lui avrebbe comprato i fiori per lei; ma anche uno degli ex fidanzati della donna. Sono questi alcuni dei testimoni convocati per l'udienza numero 4 del processo nei confronti di Antonino Bilella, il custode di Villa Adua imputato di aver ucciso la proprietaria Francesca Benetti e di averne nascosto il cadavere, nel novembre 2013. Dodici i testimoni che saranno sentiti oggi dalla Corte di assise. Si parlerà dei pedinamenti, degli inviti a cena, dei corsi di pittura frequentati dalla ex insegnante, di quella volta che Bilella aveva chiamato il 118 e il 115 perché dall'interno di casa Benetti non riceveva risposta. L'imputato è arrivato scortato dalla polizia penitenziaria. Pende nel frattempo davanti alla Corte di appello di Firenze la richiesta di ricusazione della corte grossetana avanzata dalla difesa di Bilella. Al termine della terza udienza i giudici avevano respinto la richiesta di arresti domiciliari con il braccialetto.
Ore 19 L'ultimo mercoledì al corso di pittura. Al corso di pittura che Silvia Montomoli tiene il mercoledì dopo cena nei locali di una parrocchia di Follonica, Francesca era stata portata da Aldo Scotto nell'aprile 2013. “L'ultimo mercoledì che la vidi prima della scomparsa – dice la stessa Montomoli, ultima testimone della giornata - mi disse che voleva organizzare una cena per annunciare il fidanzamento ufficiale con Aldo. Ma mi parlò anche dei problemi della frana a Villa Adua, che riteneva responsabile il custode e che voleva mandarlo via”. Si parlò anche, nel giugno 2013, di una possibile cena a Villa Adua: “Francesca disse che non era possibile perché chi ci abitava non voleva estranei. Io proposi di invitare anche lui ma lei disse che non era il caso”. Silvia aveva raccolto anche qualche confidenza da Francesca nell'estate 2013: “non mi ha mai detto che voleva fuggire” ma sapeva che “aveva problemi con un suo ex, un certo Igino. Mi chiese di non dargli l'amicizia su Facebook e io, che gliel'avevo già data, la cancellai in seguito. Mi spiegò che la infastidiva e che voleva controllarla attraverso le sue amicizie”. Invece “con Aldo era felicissima, aveva ritrovato la gioia di vivere”.
Ore 18.35 Il giallo della polizza assicurativa. Perché Bilella avrebbe chiesto di annullare la polizza assicurativa della Punto poi rottamata quando mancavano pochi giorni alla scadenza naturale, cioè il 28 novembre 2013? E' questo il senso della domanda dell'avvocato Risaliti che chiede spiegazioni al sub-agente dell'Unipol di Bagno di Gavorrano, Andrea Biagi, e alla collega Tiziana Benocci. Fu davanti a quest'ultima l'8 novembre che Bilella si presentò per ottenere la sospensione. Entrambi spiegano di non conoscere alcun “Adriano” che lavora presso l'Unipol, in riferimento alle dichiarazioni rese dello stesso Bilella. “Non ricordo di aver incontrato Bilella vicino all'agenzia”, dice Biagi.
Ore 18.15 Le rose rosse di Bilella. Antonino Bilella aveva comprato fiori nei negozi di Bagno di Gavorrano e di Gavorrano appartenenti a Soriana Fanciulletti. Lo dice la stessa titolare, testimoniando al processo e riconoscendo in aula l'imputato su richiesta del pm Ferraro. “Comprò due mazzi, in confezione regalo. Rose sicuramente, non so se rosse. E non so se una volta comprò anche una pianta: con me lavora una ragazza. Non chiese bigliettini. E io non chiesi a chi erano destinati quei mazzi”. All'avvocato Leporatti chiarisce poi le modalità del riconoscimento e delle due volte in cui i carabinieri, a distanza di qualche mese, erano venuti al suo negozio. “La prima volta i carabinieri mi fecero vedere una foto. Io non l'avevo visto prima. E anche se viene tanta gente nel mio negozio mi ricordo delle persone: sono sicura che fosse lui”. Riconosce in aula Bilella anche l'altra fiorista, Elena Martellacci, dipendente dello stesso negozio: “La prima volta prese delle rose, la seconda delle rose e una pianta. Erano rose rosse. E tornò a mezz'ora dall'acquisto della pianta perché la signora destinataria già l'aveva: gliel'abbiamo cambiata. Mi ricordo che era al negozio di Bagno, alla domenica, settembre od ottobre ma non ricordo bene”.
Ore 17.45 I rapporti di lavoro. Alla ripresa dell'udienza dopo una pausa di mezz'ora, la Corte di assise rinvia alla prossima udienza (26 marzo) l'audizione di uno dei 12 testimoni, Patrizia Lorenzetti, ritenendo che potrebbe essere particolarmente lunga e non esauribile in questa udienza. E' poi la volta di Sergio Sette, 50 anni, di origine sarde, che con Bilella aveva lavorato come pastore ad Alessandria venti anni fa e che aveva successivamente ritrovato in Maremma, due anni fa circa. “Mi disse che aveva comprato o stava per comprare la terra e la villa”, intendendo Villa Adua “e io ero contento per lui perché significava che stava bene - dice sorridendo – ma non so come avrebbe fatto a pagare”. Lavoravate insieme? chiede il pm Nassi: “Sono stato a tagliare nella tenuta la legna marcia per il camino, 50 euro per un'oretta, con la mia motosega”, specifica all'avvocato Risaliti. Molti i suoi "non so". All'avvocato Lottini spiega invece che ha avuto almeno un altro rapporto di lavoro comune a Bilella. L'ultimo giorno che aveva visto Bilella era il 3 novembre, dice rispondendo all'avvocato Xhanaj
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Ore 16.25 “Francesca aveva paura di Bilella”. La questione del contenzioso con la Lottizzazione Sant'Anna per gli allagamenti degli immobili ai piedi di un terreno della proprietà Benetti è stata ricostruita dall'ingegner Lino Fontana, di Valdagno, amico di Francesca dall'adolescenza e suo tecnico di fiducia. Il professionista ha ricostruito sopralluogo, incontri, mail, colloqui a Villa Adua (il 29 ottobre 2013). Secondo Fontana, un muro costruito dalla lottizzazione aveva impedito il regolare deflusso delle acque. Era stato trovato un accordo per i lavori di regimazione (a carico della lottizzazione) e per la manutenzione (a carico di Benetti). “Francesca parlò con Bilella, da cui pretendeva una manutenzione accurata. Secondo me lei mascherava paura perché non lo guardava negli occhi. Io ero intervenuto per sostenerla, contestando Bilella che lamentava di non poter lavorare a causa della presenza di sassi. Alla fine Bilella si disse d'accordo per il lavoro da fare ma non su tutto il terreno e non subito”. Sulla strada del ritorno a Follonica “Francesca mi disse 'Io lo mando via' ma io la invitai alla prudenza perché se chiudeva il contratto doveva anche pagargli i danni” e chiesi di mostrarmi il contratto per capire i suoi obblighi. Al pm Ferraro, che lo incalza su alcuni particolari, Fontana spiega di aver “suggerito da amico a Francesca di farsi accompagnare a Villa Adua dal compagno, perché c'erano attriti e la casa è isolata”. Attriti e anche "minacce, ma solo di rivolgersi a un legale".
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Ore 15.35 “Era una donna meticolosissima”. “Francesca era uno spirito intraprendente ma non credo che avrebbe potuto scappare via. Troppo precisa, troppo meticolosa”. Lo dice Igino Corasaniti quando il pm gli chiede della possibilità di un allontanamento volontario. Meticolosa? “Con l'auto era meticolosissima, faceva il giro tre volte per accertarsi che fosse chiusa. Aveva paura dei ladri. Era meticolosa per qualsiasi cosa. Mi sembrò strano infatti che avessero trovato la sua auto aperta. 'Non è da tua madre' dissi a suo figlio Giulio che mi aveva contattato”. Il 4 novembre 2013 Corasaniti era a casa della sorella a mettere delle mattonelle nella doccia della sorella Adele, a Buscate (ci sono anche schermate delle conversazioni con la sorella mediante cellulare). Dopo la rottura con Francesca seppe di un altro uomo nella sua vita? “Francesca mi disse che c'era una persona interessata a lei e che lei era interessata a lui. Non mi disse il nome”. Dovrebbe trattarsi di Aldo Scotto, conclude il pm. Conosceva Bilella? “Lo conobbi perché era interessato a Villa Adua. Francesca non mi aveva mai detto di un interesse di Bilella per lei: le portava le mozzarelle, questo sì”. L'episodio violenza? “Me lo raccontò. Mi disse che risaliva a qualche anno prima, che era stata aggredita e abusata sessualmente. Non era tranquilla quando parlava”. All'avvocato Leporatti risponde di non aver mai fatto debiti con Francesca, e tantomeno per gioco, né di averne fatto sconto con i lavori fatti nelle sue proprietà: “Una volta mi trovai senza bancomat e mi fu anticipata una somma che restituii subito”. Con i figli? "Rapporti talvolta turbolenti ma si cercavano in continuazione", risponde al pm. "Sono rimasto in buoni rapporti con i figli" dice rispondendo all'avvocato di parte civile Agron Xhanaj.
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Ore 15 “Francesca mi sorprese a chattare con un'altra”. Alla ripresa del processo, il presidente annuncia che la difesa di Bilella ha chiesto di poter fare accesso alla Fiat Punto sequestrata all'imputato e chiede alle parti di esaminarla per dare un parere. Dopo la testimonianza di Andrea Borin, elettrauto di Asti che nell'ottobre 2013 aveva cambiato una lampadina posteriore della Punto van, come chiesto dallo stesso Bilella, è la volta di Igino Corasaniti, 51 anni, di Buscate (Milano), l'uomo che tra l'estate del 2010 e la primavera del 2013 aveva avuto una relazione con Francesca. “Fu lei che volle rompere. Mi sorprese a chattare con un'altra signora, con le mani nella marmellata. Non c'era una relazione con questa donna ma Francesca se la prese”. Ma lei non ha passione per il gioco? chiede il pm Nassi: “On line no, al limite metto qualche gettone nelle slot”. E Francesca cosa ne pensava? “Addirittura era lei qualche volta a mettere un gettone dentro. Fortunata? Non era questa la fortuna cui pensavamo”. E dopo la rottura? “Provai a ricontattarla ma la colpa era solo mia. Con il tempo mi passò l'indignazione che mi era presa: l'avevo aiutata così tanto a fare i lavori a Villa Adua, nella casa di Follonica e dal fratello a Valdagno... Ci sentimmo poi per telefono, quando i rapporti si erano rasserenati”.
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Ore 13.45 "Mai creduto a un allontanamento volontario". Francesca Benetti era una persona che “aveva un gran pudore”, che non tollerava di venire sfiorata o toccata da persone con le quali non era in intimità, dice ancora la signora Daniela. “Avrebbe potuto reagire in maniera violenta”. Come seppe della scomparsa? “Da Aldo, mi contattò su Facebook lo stesso 4 novembre. Mi disse che il giorno prima erano stati a Lucca e che quel giorno avrebbero dovuto pranzare insieme dopo che lui era andato al lavoro e lei a Villa Adua. Ma lei non aveva più telefonato. Lui era disperato, sì, era questo il tono. Mi disse che verso le 17 aveva trovato Bilella: 'Dov'è Francesca?' gli aveva chiesto. Lui disse che era stata lì fino alle 12-12.30 e che era andata via. Mi meravigliai, in seguito, che Bilella non fosse preoccupato, visto che nel caso dei vigili del fuoco gli erano bastati pochi minuti per preoccuparsi”. Scotto le riferì anche del fatto che l'auto era stata ritrovata alla stazione con la sola portiera del conducente chiusa: “Francesca era molto attenta, non era solita lasciare aperta l'auto. E l'autoradio era ancora dentro. Strano anche che avesse lasciato a casa le pasticche della pressione, gli occhiali da vista, il cellulare migliore. Non ho mai creduto a un allontanamento volontario”. Il presidente dispone la pausa pranzo.
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Ore 13 “Francesca era arrabbiata con Bilella”. Di nuovo l'anello. Stavolta a parlarne è Daniela Casagli, di Castelfiorentino, insegnante di educazione fisica come Francesca, e da più di dieci anni amica della donna: si erano conosciute sulla spiaggia, a Follonica. “Ci fu un regalo importante, un anello da uomo, pesante, dice rispondendo alle domande del pm Marco Nassi: Francesca era stupita. Disse che nemmeno le piaceva. Allora Bilella le propose di fonderlo per farne ciò che più le piaceva. Francesca rifiutò, disse 'non lo voglio'”. L'amica non conosceva Bilella ma sapeva che quello che tra loro era comunemente chiamato “il pastore” era diventato “una presenza pesante”, specie quando aveva iniziato a fare avances. Si ricordano gli episodi della crisi di panico, dei vigili del fuoco, dell'invito a pranzo. “Ma Francesca non li collegò. So solo che era arrabbiata con Bilella perché a Villa Adua non venivano fatti i lavori che lui doveva fare”. L'ex marito Mario Spataro? "Non erano adatti. Lei solare, lui più chiuso. Episodi di violenza? Lei mi disse che una volta lui l'aveva minacciato con un coltello".
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Ore 11.25 Il perdono per una violenza subita. C'è un episodio oscuro nella vita di Francesca Benetti:una violenza sessuale che la donna avrebbe subito da parte del custode della villa a Cologno Monzese. “Francesca mi accennò che l'aveva denunciato. E mi disse che l'anno successivo aveva chiamato i carabinieri perché aveva visto quest'uomo a Follonica”. Si pose il problema dell'attendibilità di Francesca? chiede l'avvocato Leporatti: “Inizialmente sì – risponde Marina Uberti – perché era una cosa così grossa... Mi venne il dubbio, poi subito cancellato. Mi disse che chiede ai carabinieri di intervenire. E che l'aveva perdonato”. Quando il perdono? chiede l'altro difensore di Bilella, l'avvocato Riccardo Lottini: “Nei primi anni assolutamente no, successivamente mi disse che l'aveva perdonato”. Ma è vero, chiede Leporatti, che la signora Benetti chiese aiuto a Bilella per un ricovero in ospedale? "Sì, fa aiutata da lui che la portò in ospedale. Francesca soffriva di stati d'ansia". Sullo sfondo della separazione dal marito, l'ingegner Spataro, ci fu secondo Marina Uberti il fatto che "lui era violento. Psicologicamente la distruggeva, mi disse. Doveva iniziare una causa per certi lavori che il marito, poi morto, aveva fatto a Potassa". Il presidente Puliatti dispone una pausa.
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Ore 11 Francesca era agitata negli ultimi giorni. “Negli ultimi giorni Francesca era preoccupata, era sull'agitato: 'Sono piena di problemi, ti racconterò poi, sto prendendo delle decisioni', mi disse senza riferirsi a questioni particolari”. Ma la sua amica Marina ricorda che i problemi erano quelli della manutenzione di Villa Adua da parte di Bilella e del contenzioso per le casette delle proprietà vicine, che si erano allagate. “Mi disse: 'sono stata minacciata dai vicini'”. Era la fine di ottobre, forse il 31. Come seppe della scomparsa? “Me lo disse Aldo Scotto, il suo fidanzato – risponde – Eravamo in contatto su Facebook, lui mi scrisse 'Chiamami, Francesca è scomparsa' e mi dette il numero di telefono. Era il 4 novembre, il giorno della scomparsa. Mi raccontò che lui aveva lasciato casa di lei al mattino per andare a Potassa a fare delle foto. Dovevano incontrarsi a fine giornata ma lei non si trovava più. Aldo aveva fatto il tragitto per Potassa più volte credendo che fosse rimasta vittima di un incidente”, lui cercava le chiavi di Villa Adua. E lei cosa pensava, dopo quattro gironi (l'epoca di una telefonata intercettata con Aldo) che fosse accaduto a Francesca? “Che era chiusa da qualche parte a chiave, che era segregata”. Di Scotto, Francesca “era entusiasta”, si erano conosciuti 8 mesi prima. "Non so se Bilella sapeva della relazione con Scotto". Prima, nella vita di Francesca Benetti c'era stato Igino Corasaniti, geometra e tuttofare in edilizia, che aveva aiutato la donna a fare i lavori di cui aveva bisogno. “Si erano conosciuti su Badoo, un sito di amicizie”. Era durata tre anni, poi lei aveva “scoperto che lui aveva il vizio di giocare alle macchinette e a lei non piaceva”. Lui aveva insistito,nel giugno 2013 ("strascichi tipici di chi si lascia"), per riprendere la relazione, anche con sms “poi aveva diradato le chiamate. Io ero in contatto con entrambi, ho rasserenato il loro rapporto”.
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Ore 10.30 “Francesca, ti amo”. “Bilella disse che era innamorato di Francesca. Disse 'Ti amo' e voleva regalarle un anello d'oro”. Lo dice Marina Uberti, amica di infanzia di Francesca Benetti, rispondendo alle domande del pm Salvatore Ferraro. Marina e Francesca erano intime e, nonostante la distanza (la testimone abita a Valdagno), si tenevano in contatto con frequenza. “Lei rise”, dice Marina raccontando la reazione di Francesca. Il suo era un atteggiamento di “non interesse totale nei confronti di Bilella”. Mi diceva 'Ma ti immagini, c'è un'età così diversa'. Era infastidita”. E infastidita fu anche quando Bilella aveva chiamato i vigili del fuoco perché entrassero in casa di Francesca: “Si erano dati appuntamento, lui aveva detto alla ferrovia, lei aveva capito alla stazione e invece lui intendeva dietro casa di lei, vicino alla ferrovia. Lei non lo aveva trovato ed era andata in palestra staccando i telefonini. Quando era tornata a casa l'aveva trovata sottosopra. I pompieri erano entrati spaccando un vetro, la porta. Lui si era preoccupato, troppo. Poi però risarcì i danni con 300 euro”. Al difensore di parte civile Alessandro Risaliti, la testimone risponde che Bilella doveva consegnare degli ortaggi in quella circostanza. Marina Uberti conobbe Bilella al mercato del venerdì a Follonica: voleva portare entrambe a mangiare una pizza, lei rifiutò come rifiutò anche la successiva offerta di visitare la proprietà di Potassa. “A me questa insistenza non piacque”, dice rispondendo al difensore di Bilella, Bruno Leporatti, mentre “Francesca era indifferente”.
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