Il presidio
Contrordine sul biogas «Sacra non va risarcita»
Comune di Capalbio e Provincia di Grosseto vincono l’appello al Consiglio di Stato La società che voleva costruire un impianto chiedeva da 9 a 15 milioni per i danni
CAPALBIO. Il Consiglio di Stato ha deciso che il Comune di Capalbio e la Provincia di Grosseto non dovranno risarcire alcunché alla società Sacra per non aver autorizzato l’impianto a biogas che la società progettava.
Nell’estate del 2013 i due enti erano stati condannati dal Tar a risarcire Sacra che aveva chiesto 700.000 euro per i costi sostenuti per le progettazioni, e una cifra tra i 9 e i 13 milioni per i mancati guadagni che sarebbero maturati dall’impianto stesso in quindici anni se fosse stato realizzato.
Il Tar aveva invitato le due amministrazioni a trovare un accordo con la Sacra; invece sia il Comune di Capalbio che la Provincia avevano deciso di appellarsi al Consiglio di Stato.
Che ha ribaltato la sentenza del Tar accogliendo le tesi del Comune di Capalbio, difeso dall’avvocato Alessandro Antichi, e della Provincia, difesa dall’avvocato Alessandro Botto, e ha condannato la Sacra alle spese legali: circa 16.000 più accessori di legge e la restituzione dei contributi unificati.
L’elemento determinante della sentenza riguarda l’interpretazione del parere rilasciato dall’Asl 9 nelle conferenze dei servizi che hanno determinato, nel gennaio del 2013, la decisione della Provincia di non autorizzare l’impianto.
La Provincia aveva deciso sulla base di un parere unanimemente negativo rilasciato da tutte le componenti della conferenza ma la Sacra aveva contestato, davanti al Tar, il fatto che il parere dell’Asl sarebbe stato favorevole. In realtà l’Asl 9 aveva sempre subordinato il proprio parere favorevole al verificarsi di una condizione, che riguardava le modalità di spandimento del digestato dell’impianto, il materiale che rimane dopo la produzione di gas da biomasse, e che può anche essere utilizzato come concime.
Il sistema di spandimento, previsto nei precedenti progetti sottoposti all’attenzione della Provincia, che avrebbe dovuto mitigare l’impatto del digestato sull’ambiente, come richiesto dall’Asl, era però scomparso dall’ultimo progetto e per questo il Consiglio di Stato, contrariamente al Tar, ha confermato la correttezza della scelta della Provincia che ha considerato il parere dell’Asl 9 come negativo.
Altro punto fermo messo dal Consiglio di Stato riguarda il comportamento del Comune di Capalbio in conferenza dei servizi, che il Tar aveva censurato accogliendo le tesi della Sacra. L’ente avrebbe mutato parere sulla fattibilità dell’impianto per ragioni illogiche e frutto di una mutata volontà politica, determinata dalle pressioni di alcuni vicini dell’area in cui doveva sorgere l’impianto. Il Comune di Capalbio ha, invece, dimostrato di aver sempre tenuto distinte le funzioni gestionali da quelle politiche e di essersi sempre espresso nel merito degli atti, nel rispetto delle proprie competenze, tanto che il Tar non ha potuto annullare atti.
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