Ecco il robot-potino Rivoluzione nel castagneto
Castel del Piano, presentato il prototipo di un macchinario inventato a Santa Rita, telecomandato e che lavora da terra
CASTEL DEL PIANO. Si è concluso, con location finale un castagneto dell’Amiata coperto di neve, il progetto integrato di filiera della Regione Toscana, che ha messo insieme interventi di miglioramento aziendali e azioni innovative e le cui conclusioni saranno oggetto del convegno che si terrà ad Arcidosso il 10 marzo, un’operazione su cui ha scommesso l’associazione della castagna Igp capofila del progetto.
Ieri è stato presentato a Castel del Piano nell’azienda castanicola di Mirko Fazzi, alle 10, in località Bimboli-Le Piane, il prototipo di un nuovo macchinario per potare i castagni, uno strumento innovativo, perché sarebbe la prima volta che la potatura dei castagni potrebbe essere eseguita da terra.
La costruzione del prototipo rientra in uno dei 112 progetti del Pif Vacasto per i quali sono stati stanziati oltre 3 milioni di euro. Il progetto si chiama Biocaspo e per esso risultano impegnati 500.000 euro. Coordinatore del progetto di filiera è Giovanni Alessandri, che dice che il prototipo è stato reso possibile grazie alla cooperazione di aziende agricole, dell’Università di Firenze, del Cnr, del centro di ricerca di Prato e di altri attori importanti.
«Praticamente è un macchinario inventato nella zona, nel centro tecnologico di Santa Rita – dice Alessandri – ed è un prototipo che con telecomandi e marchingegni vari, permette ai bracci di metallo di potare da terra, con eliminazione della pericolosità che questo tipo di operazione comporta. Naturalmente essendo un prototipo ha ancora bisogno di essere affinato, ma è una spinta alle aziende meccaniche ad evolversi in questa direzione».
Ma Biocaspo si è mosso anche su un altro binario, quello delle biomasse: «Questo filone – continua Alessandri – è stato particolarmente seguito dal Cnr e sta studiando la possibilità di trasformare gli scarti della potatura in cippato. Invece di bruciare nei castagneti, insomma, si sta studiando un metodo di raccolta degli scarti da bruciare negli impianti a biomasse. Fra le prove di molteplici metodi di raccolta dei rifiuti di potature, anche una piattaforma web da cui risulti chi sta potando e la maniera di raggiungerlo».
Quali sono le potenzialità di sviluppo per una filiera di utilizzo energetico dei residui di potatura lo hanno spiegato il presidente dell’Associazione castagna igp, Lorenzo Fazzi e il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci che hanno notato come sia stato significativo «mettere insieme i diversi attori della rete in modo da ottimizzare, rendendolo economico, il ciclo di produzione del cippato ottenuto da scarti agro-forestali, ma con l’obiettivo anche di rendere conveniente l’utilizzo dello stesso da parte dei possibili utilizzatori finali. L’impiego di sottoprodotti agro-forestali con problemi di smaltimento per la produzione di energia termica, in sostituzione di combustibili fossili, è senza dubbio la ricaduta ambientale più rilevante per il territorio-hanno detto- ed è interessantissimo che questa operazione sia stata creata, sviluppata e provata in loco».
Una serie di operazioni, dunque, che fanno ben sperare anche rispetto al cinipide killer dei castagneti: «L’Amiata – osservano Alessandri e Fazzi – ha tenuto botta benissimo al cinipide e i castanicoltori non ci pensano affatto ad abbandonare i castagni». Fazzi, definisce il bilancio del Pif «molto positivo anche perché il Pif Vacasto ha un carattere regionale e ha coinvolto tre province: Grosseto, Siena e Lucca e due aree igp e dop, quella della castagna del monte Amiata igp e quella della farina di neccio della Garfagnana dop».
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