Si attivano i volontari per salvare il mulinaccio
ARCIDOSSO. Torna la carica dei volontari per strappare all’oblio oggetti ed edifici storici. Il mulinaccio, l’edificio ai piedi di Arcidosso, sarà a breve ripulito dalle erbacce e dagli arbusti che l’...
ARCIDOSSO. Torna la carica dei volontari per strappare all’oblio oggetti ed edifici storici. Il mulinaccio, l’edificio ai piedi di Arcidosso, sarà a breve ripulito dalle erbacce e dagli arbusti che l’hanno invaso e rischiano, se non si interviene, di seppellirlo e demolirlo per sempre.
Chi si è piccato di strappare il mulinaccio al degrado del tempo è il gruppo che l’anno scorso ripulì il sentiero della Madonnuccia di Montelaterone, riscoprendo l’antica edicola votiva e un’antichissima fonte di peperino in un lato del sentiero. Lunedì sera il gruppo si è incontrato a Montelaterone. Alessandro Bramerini che già da anni sta riscoprendo antichi edifici e insediamenti preistorici e medievali; Andrea Pallari, consigliere di minoranza di Arcidosso, che di buon grado presta la sua opera volontaria per valorizzare il territorio; Marco Pastorelli, assessore del Comune arcidossino, esperto di storia locale e ricercatore lui stesso, e altre persone hanno risposto all’appello di Bramerini e saranno in prima linea.
«O ci si rassegna a farlo crollare – spiega Bramerini – ma noi non ci rassegniamo, o ci rimbocchiamo le maniche e si ripulisce di fondo. L’edificio che pare essere uno dei più antichi mulini della zona, anche se non vi sono documenti, forse di origine medievale e ripristinato nel 1500-1600 e poi nell’800, è di proprietà privata. Ma il privato lo ha donato al Comune. La pratica di donazione sta per essere ultimata. Prima della primavera lo dobbiamo assolutamente».
L’inizio dei lavori è imminente e molti si sono resi disponibili, compresi i ragazzi di Libereria e altri volontari. «Lo vogliamo rendere visibile – dice ancora Bramerini – in troppi se ne sono dimenticati, anche se c’è pure un sentiero che passa di lì, spesso percorso da chi ama il trekking».
Il mulinaccio si trova uscendo da Arcidosso, dalla parte di San Leonardo, e si affaccia sul fiume Melacce, in una località molto antropizzata fino ai primi del Novecento, perché vi sorgevano oliviere, gualchiere e altri mulini. Una vera e propria area di opifici a cielo aperto «dove – dice Bramerini – si trovano reperti medievali e antecedenti. La prima cosa da rifare sarebbe il tetto, completamente crollato, mentre i muri sembrano essere ancora solidi. All’interno vi sono archi e archetti, finestre, aperture. Interessantissimo sarebbe restaurarlo e farne un ambiente espositivo di oggetti e macchinari che erano usati negli opifici di questo posto».
Nello Nanni, storico e ricercatore arcidossino, afferma che di questo mulino non vi sono documenti che risalgano oltre la segnatura del catasto leopoldino e che bisognerebbe poterlo vedere e studiarne i particolari per costruirne il pedegree. Ma tutti sono convinti che possa essere, per lo meno nel suo primo nucleo, di età medievale. (f.b.)
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