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Sette famiglie sul lastrico dopo il crac

Sette famiglie sul lastrico dopo il crac

Ai lavoratori della Isotech non sono stati pagati né stipendi né cassa integrazione: appello a Bonifazi

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GAVORRANO. Dal parcheggio si vedono solo le lettere a grandezza mastodontica a ricordare il passato di questa azienda e nulla più. Fuori sacchi e materiali sono ricoperti dalla polvere, mentre la maggior parte delle finestre è stata distrutta. Eppure, qua, alle Basse di Caldana, un tempo neanche troppo lontano si lavorava a tempo pieno per costruire solai e altri manufatti in cemento armato. Sembra ieri, invece è passato un secolo. Il tempo si allunga drasticamente per chi non riceve stipendi che gli spettano. E dopo un’istanza di fallimento che viene rinviata di volta in volta e l’immobilismo generale, gli ex dipendenti della Isotech Ambiente lanciano il loro disperato appello al presidente della Provincia Emilio Bonifazi per chiedere un mano. Lo stesso che i lavoratori lanciano a giudici, procuratore e autorità varie, «affinché si faccia luce su questa vicenda grave e vergognosa – dicono – C’è già qualche famiglia al collasso: qualcuno si prenderà la responsabilità di probabili gesti estremi». La drastica richiesta d’aiuto è messa nero su bianco in due fogli in cui i dipendenti, riuniti in una sola voce, vogliono raccontare la loro situazione. «Dobbiamo ancora riscuotere svariate mensilità più il tfr, per un totale di circa ventimila euro a testa, chi più chi meno». Parliamo di sette lavoratori, con età comprese tra i 30 e i 45 anni, che hanno sulle spalle altrettante famiglie. Per lo più di Gavorrano (Caldana, Ravi, Giuncarico), ma anche di Follonica e Grosseto. «Siamo a marzo ormai e questi signori (i vertici aziendali ndc) si permettono ancora oggi di fregarsene di aver rovinato le nostre famiglie – dicono gli ex dipendenti – Come mai quest’azienda è sempre in piedi?». Nonostante tutto infatti l’azienda è ancora aperta. L’unico numero di telefono presente su Internet digitando Isotech srl squilla a vuoto e così per ripercorrere questa storia servono le parole dei protagonisti che loro malgrado l’hanno subita. Era il 2011 quando si lavorava il cemento nei capannoni della Caldana srl, una controllata del Consorzio Etruria. All’improvviso però arriva quello che non ti aspetti: il crac. Nel concordato di fallimento del Consorzio, allora, viene previsto che la Caldana srl passi alla Isotech Ambiente (prendendone il nome), guidata da due imprenditori del Senese. E subito dentro i capannoni si fiuta qualcosa di strano: non appena insediata, la nuova proprietà mette tutti e sette i dipendenti in cassa integrazione. Quest’ultimi accettano, ma passano i mesi e le mensilità non vengono pagate. Allo stesso modo, non vengono pagati i fornitori. Arriviamo al febbraio 2014 quando agli ex dipendenti non resta che licenziarsi per giusta causa, in modo da ottenere la disoccupazione e intanto cercare un nuovo impiego. Solo che i nostri tempi sono quelli che sono e trovare lavoro diventa un’impresa ardua. Tutta la questione allora passa in mano agli avvocati, che su mandato dei loro clienti presentano istanza di fallimento della Isotech. Idem fanno i fornitori. Ma ogni volta che viene convocata un’udienza, slitta. È successo anche nell’ultima occasione, il 2 febbraio scorso. «Il loro avvocato dà ogni volta garanzie che i soldi arriveranno, ma non arrivano mai» spiegano i lavoratori. E siamo così ad oggi, con tanti discorsi e nessuna paga in mano, con i capannoni deserti quasi da un anno, in balia di vandali e saccheggi. «Hanno rubato i macchinari per lavorare il ferro» raccontano gli ex dipendenti. «Nessuno può permettersi di illudere intere famiglie in preda alla disperazione – conclude la lettera - È inumano».

Alfredo Faetti

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