Scifoni: un “cialtrone”, la fede, la quaresima
L’attore chiamato da don Gianni a Castel del Piano: «Il suo spettacolo è un’occasione di riflessione»
CASTEL DEL PIANO. “Le ultime sette parole di Cristo. Minestra di fede per cialtrone e strumenti antichi”, uno spettacolo di e con Giovanni Scifoni, attore, scrittore e regista teatrale, che ha vinto fra l’altro il premio Golden Graal 2011 e il premio Mediterraneo nel 2014.
Lo spettacolo verrà rappresentato nella chiesa della Propositura di Castel del Piano il 7 marzo, alle 21,15 per tutta la comunità, come momento di bel teatro ma soprattutto come spunto di meditazione in tempo di Quaresima.
Un’iniziativa fuori dalle righe, particolarissima e non convenzionale, ma che secondo l’intenzione dello stesso parroco don Gianni Lanini, da nemmeno un anno arrivato a Castel del Piano, è un «modo diverso per riflettere sulla passione di Cristo sfruttando la strada dell’ascolto. Giovanni Scifoni, uomo di fede, infatti, ha scritto questo monologo per uno spettacolo, ma con gli occhi di un credente vero. Ne è venuto fuori non una minestra clericale, ma umanissima. Siccome anche per me che l’ho visto, questo spettacolo è stata l’occasione per una riflessione importante, spero che lo sarà anche per gli altri».
Ma perché proprio a Castel del Piano uno spettacolo così impegnativo, che riesce a raccontare la grande mistica con levità, in un inarrestabile crescendo di emozioni che ci parlano di problemi esistenziali e della illusoria “gloria umana”?
«Proprio a Castel del Piano – spiega don Gianni – perché in tutta la mia vita solo a Castel del Piano ho visto celebrare per la Quaresima, il rito delle tre ore con la meditazione sulle sette parole che Cristo pronuncia sulla croce. È uno spettacolo per tutti, perché anche se presuppone uno spessore culturale importante, tuttavia è ben comprensibile e ognuno ne fruirà come la sua preparazione glielo permette».
Uno spettacolo che ha incantato il pubblico fin dal 2010, con le 60 e più repliche alla Cappella Orsini a Roma, con rappresentazioni, poi, in festival e piazze, con grandissimo riscontro fra il pubblico.
«Io – racconta don Gianni – l’ho ascoltato in un’abbazia ed è qui che ho chiesto a Scifoni se fosse stato possibile rappresentarlo davanti a una comunità parrocchiale. Mi ha risposto che l’aveva scritto proprio in questa ottica ed ha detto subito di sì. Ha chiarito, però, che non lo avrebbe fatto nella settimana santa, che lui trascorre in solitudine con la moglie e i figli. Sono convinto che questo spettacolo avrà ricadute positive su tutti quelli che vogliano ascoltare un “cialtrone” a scandagliare gli animi in modo umanissimo e crudo».
Certamente un monologo intenso in cui il trentanovenne attore attraversa con appassionata ironia i personaggi e i temi suggeriti dalle sette parole: fede purissima, ateismo purissimo, superstizione purissima. Il cialtrone non si ferma mai, parla con sé stesso, ammiccando allo spettatore mentre due musicisti, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, riproducono le antiche sonorità della tradizione cristiana. E il cialtrone, intanto, gesticola e si racconta, prendendo spunto dalla liturgia per investigare l’anima umana e il silenzio di Dio. Le sette parole sono diventate un monologo dopo che lo scrittore aveva composto questa pièce su richiesta dell’orchestra Roma Tre, per il concerto d’archi di Haydn.
Un’occasione importante per Castel del Piano, che se da un lato si propone come anticonvenzionale, dall’altra, però, si innesta nella secolare tradizione casteldelpianese della meditazione delle tre ore.
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