Il Tirreno

Grosseto

molestie

Carezze proibite, il calvario di una bambina

Pierluigi Sposato
Carezze proibite, il calvario di una bambina

Il padre separato dalla moglie indagato insieme al genitore affidatario e al vicino di quest'ultimo

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GROSSETO. Gli indagati sono tre – il padre, l’uomo che ha la piccola in affidamento e un suo vicino di casa. Loro vivono il tormento della vicenda giudiziaria, qualunque ne debba essere l’esito, e che non si risolverà se non nel giro di qualche mese, perché potrebbe non essere del tutto risolutivo l’incidente probatorio fissato per maggio. Maltrattamenti nei confronti della madre della piccola (contestati al padre) e molestie sessuali (per tutti) le ipotesi formulate dalla Procura. Ma anche lei, che ha solo 8 anni, vive un inferno. Quello che le è rimasto impresso dopo le continue litigate tra babbo e mamma, che si sono separati. E quello che vive ogni quindici giorni, quando i servizi sociali la fanno salire in auto e dalla Maremma la portano in Romagna per vedere la madre, rifacendo la strada inversa la domenica sera. Per non parlare di ciò che le sarebbe rimasto scavato in modo indelebile nell’anima qualora il procedimento arrivasse a dimostrare che le accuse di palpeggiamenti sono vere.

Occorre andare con i piedi di piombo, e in Procura lo sanno bene, in casi come questi. Per questo è stato promosso l’accertamento in Tribunale, davanti al gip Valeria Montesarchio, alla presenza dello psicoterapeuta infantile Romano Fabbrizzi, un’autorità in questo campo, con decine di casi che ogni anno vengono sottoposti alla sua attenzione. Quel giorno dovrà essere valutata l’attendibilità della ragazzina, la sua capacità di testimoniare. E le sue risposte entreranno a far parte della relazione che lo specialista consegnerà al giudice e che farà ingresso nel fascicolo del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio. Il quale dovrà poi decidere come portare avanti l’azione penale. Nel quale c’è già l’esposto-denuncia che la madre, 27 anni, straniera, ha presentato a novembre, qualche tempo dopo che sua figlia era stata data in affidamento a una coppia di maremmani. E’ in questo contesto che sarebbero avvenute le molestie, da parte del genitore affidatario e da parte di un vicino che ogni tanto frequentava quell’abitazione. Carezze proibite, come le ha descritte la bambina, che in quella casa continua a vivere in attesa che il procedimento giudiziario faccia il suo corso. La magistratura non ha ritenuto di doverla allontanare.

Nel fascicolo c’è anche il verbale di sommarie informazioni con le dichiarazioni del barista che ai primi del 2012 aveva dichiarato di aver assistito a un episodio quanto meno spiacevole, con il padre che era entrato nel locale e che avrebbe dato in escandescenze quando il titolare si era rifiutato di servirgli dell’alcol. In quella circostanza l’uomo, che ha 47 anni, avrebbe detto alla figlia (all’epoca 5 anni e mezzo) di toccarlo nelle parti intime. “Ma no, è stato un equivoco - ha detto il barista ai carabinieri che lo avevano sentito pochi giorni dopo – Non lo diceva alla figlia, lo dice a sé”. Comunque stiano le cose, la faccenda è in sospeso come il resto delle contestazioni.

Va avanti invece da mesi l’andirivieni della piccola. Al sabato, ogni due settimane, due assistenti sociali passano a prenderla e in auto la portano in Romagna. Lì la bambina dorme in albergo, con le assistenti, e vede la madre nei cosidetti “incontri protetti”. La domenica sera l’auto riprende la strada della Maremma e riporta la piccola dai genitori adottivi. Uno stress, senza dubbio, che si aggiunge al procedimento giudiziario. Che, per quanto condotto con le cautele del caso, non potrà non lasciare un segno nella bambina.

 

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