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La difesa al processo: "Ventisei anni per Schettino, richiesta che imbarazza i giudici"

Pierluigi Sposato
Da sinistra Donato Laino, Francesco Schettino e Domenico Pepe (foto Bf)
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Da sinistra Donato Laino, Francesco Schettino e Domenico Pepe (foto Bf)

L'avvocato Laino chiude l'arringa, slitta a lunedì 9 l'intervento dell'altro avvocato del comandante che si assenta per febbre 

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GROSSETO. Seconda giornata di arringa per i difensori di Francesco Schettino, che cercano di contrastare la maxirichiesta di condanna a 26 anni e la richiesta di arresto immediato. Conclude l'avvocato Donato Laino, mentre l'altro difensore, Domenico Pepe, diversamente da quantopreventivato, parlerà solamente lunedì 9. L'imputato la sera ha avuto 40 di febbre, spiegano i legali. Alla ripresa dell'udienza dopo la pausa pranzo, alle 14.40, Laino annuncia che Schettino si è dovuto allontanare dall'aula proprio a causa della febbre, insieme all'avvocato Pepe. L'arringa va comunque avanti, anche senza i contributi forniti dal comandante mediante il computer.

VIDEO - L'avvocato Pepe: "Qualcosa è cambiato per Schettino dopo questo processo"

Ore 16.15 "Ventisei anni, richiesta imbarazzante". L'avvocato Laino termina la parte della sua arringa dedicata alla ricostruzione affrontando l'argomento delle ancore e ritenendo utile la manovra studiata dal comandante, che sentiva il vento e lo scarroccio. "Io non dovevo parcheggiare, io dovevo far scendere quattromila persone" dice per rispondere alle critiche della Procura. E sull'effetto vela della Concordia, aggiunge che se il vento fosse stato diverso la nave si sarebbe diretta verso il largo: "Allora avrei dovuto buttare le ancore e far scappare la gente: sarebbe stato un si salvi chi può.Bisogna però verificare morte per morte, quei morti non sono un 'branco', per rispetto loro e di questo processo". Secondo Laino i giudici sono stati messi "in imbarazzo" dalla richiesta di 26 anni: "Perché ci vogliono le prove, bisogna dimostrarlo" che non sarebbe morta nemmeno una persona se il comandante avesse messo tutti a mare subito come dice la Procura. Alle 16.15 il presidente dichiara chiusa l'udienza e aggiorna il processo a lunedì 9: parlerà l'altro difensore Pepe, poi subito il via alle repliche. La Procura ha preannunciato mezz'ora, sono poi iscritti per ora 13 avvocati di parte civile. 

Ore 15.40 La consapevolezza di Schettino. Perché sia giudicato responsabile, la condotta va basata sulla consapevolezza, dice l'avvocato di Schettino. E a lungo Schettino quella notte non era consapevole e dette certe informazioni perché era convinto che la sua manovra fosse riuscita e che non ci fossero state interferenze. Così alle 21.58 era convinto che stesse entrando acqua da poppa perché pensava che lo squarcio nella nave si fosse aperto più dietro. "Non c'era interesse a mentire", aggiunge il legale a proposito delle false comunicazioni alle autorità. "L'uomo di azienda pensa a oggi, a domani, a dopodomani". E la stessa questione del rimorchiatore da richiedere è stata trattata come "una barzelletta", mentre è chiaro che il comandante pensava prima a mettere in salvo i passeggeri. Se tutti avessero portato le loro informazioni, "Schettino non si sarebbe fatto un erroneo convincimento". Quando Schettino telefonò a Roberto Ferrarini, "disse tutto ciò che sapeva e lo riconoscono anche i carabinieri". Solo da quel momento in poi si può parlare di una consapevolezza. In questa vicenda domina "un'enorme confusione", perché il succo è che quella notte "mancarono la comunicazione e la proprietà di linguaggio".

Ore 15.15 "Ursino non dette informazioni vitali". Nell'analisi dei "personaggi" di quella notte entra anche il giovane ufficiale Salvatore Ursino, che Laino ritiene fondamentale. Perché al pm, che aveva poi stralciato la sua posizione non ritenendo l'esistenza di responsabilità penali, aveva dichiarato di avere due informazioni importanti: "che sul lato sinistro c'era Canessa; e che c'erano almeno cento persone sul lato sinistro". Secondo il difensore, Schettino avrebbe potuto riferire queste info a chi coordinava i soccorsi. "E' un informazione vitale! Il comandante dei vigili del fuoco Aquilino, che cercava ufficiali a bordo, incontra Canessa dopo un'ora, potevano essere abbreviati i tempi dei soccorsi. E ritorniamo alla telefonata di De Falco da cui siamo partiti. La reticenza di Ursino e lo scollamento di informazioni  sono costate a Schettino le accuse di abbandono nave e di persone incapaci". 

Ore 13.40 "Qualcosa non va nella pena di Ambrosio". Anche per Ambrosio, secondo la difesa di Schettino, sono stati fatti due pesi e due misure. Perché l'ufficiale ha patteggiato 1 anno e 11 mesi per la cooperazione colposa nel naufragio e nell'omicidio colposo (i 32 morti): "E si chiedono 26 anni e 3 mesi per il comandante? C'è qualcosa che non va". Perché dalle carte è emerso, argomenta Laino, che Ambrosio "è uno che si distrae". E il comandante era arrivato in plancia aveva ricevuto "la patata bollente che era la rotta in ritardo". Ambrosio conservava comunque la titolarità della guardia anche se Schettino aveva detto "I take the conn". Schettino non aveva l'obbligo giuridico di informarsi arrivato in plancia: "Guaglio', mi state facendo passare nu guaio?", ma aveva "un mero ruolo rappresentativo". Il difensore reclama l'aderenza ai fatti seguita nella propria ricostruzione, mentre quella della Procura "è totalmente errata, fallace, priva di riferimenti". Più oltre cita il fatto che nelle sentenze di patteggiamento (per Ambrosio, Coronica, Rusli Bin) è stata riconosciuta la continuazione dei reati che viene invece negata a Schettino: "Ci sono due trattamenti di pena? E' un altro processo?". Il presidente dispone una pausa.

Ore 13.00 Qualcuno in plancia aveva avuto paura. Secondo Laino, che raccoglie le conclusioni dei periti del gip, Schettino aveva eseguito la manovra corretta per uscire dal pericolo. Ma qualcuno aveva avuto paura. “Ambrosio interviene urlando, ha paura, si chiede 'dove va questo? Vuole andare sull'isola?'”. E anche il timoniere Jacob Rusli Bin dovrebbe aver fatto lo stesso ragionamento. Perché se prima aveva fatto “errori di ascolto, non di agire” quando il comandante ordina “port” lui sbaglia “per valutazione”. In altre parole “mette in dubbio l'efficacia della manovra, Rusli Bin pensa che Schettino gli stia facendo fare la manovra sbagliata. E allora l'ipotesi è che in plancia si siano spaventati”.

Ore 12.00 “Ambrosio ha enormi responsabilità”. Alla ripresa dopo la pausa, Laino conclude la sua analisi su Bosio ma spende qualche parola per dire che “la richiesta di pena della Procura non trova riscontri in termini fattuali nella dinamica della fase di emergenza”, come se si trattasse di una “sottrazione di elementi a favore dell'imputato”. Poi si sofferma sulla questione del tambuccio, una porta che potrebbe essere rimata aperta e che potrebbe aver avuto un ruolo nel passaggio di acqua attraverso il ponte 0: “perché la nave non ha risposto alla simmetria in allagamento. Ma è un'ipotesi, dovremmo andare a vedere sul posto il tambuccio”. Poi torna su Ciro Ambrosio, l'ufficiale di guardia, perché avrebbe avuto “enormi responsabilità”. L'ufficiale “ha detto tante cose, non ci ha detto tutta la verità, ha esagerato nella fase iniziale, ha mentito al pm”. Eppure ha avuto le attenuanti in fase di patteggiamento per essersi adoperato per attenuare l'evento: “Ma il processo ci sta dicendo altro”.

Ore 10.55 “Cancellate prove a favore di Schettino”. “Bosio come apriva bocca combinava guai”, osserva il difensore di Schettino, che attacca ancora il decreto di archiviazione nei confronti del K2. Laino nota che Bosio fu premiato per aver dato l'ordine di abbandono nave: a quel punto si sente in aula la voce del sostituto procuratore Alessandro Leopizzi (“lo doveva dare lui!” riferito a Schettino), ripreso dal presidente Giovanni Puliatti. Poi l'affondo nei confronti dei pm: “La Procura ha cancellato le prove a favore di Schettino – dice infervorandosi – Il comandante non indugiava, anzi esortava!”. E insistere sulla voce del comandante aveva senso in un mondo marinaresco di tanti anni fa, quando la navigazione avveniva sotto le stelle, e tutti in navi di dimensioni ridotte conoscevano la voce del comandante che doveva dare un annuncio così drammatico come l'abbandono nave. “Bosio non ha mai preso un'iniziativa. Guadagnava più o meno 100mila euro all'anno, a qualcosa doveva servire!”

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Ore 10.25."Bosio ha distolto Iaccarino dai suoi compiti". Donato Laino riparte da Roberto Bosio nel secondo giorno di arringa. Riparte dal K2, dal comandante in seconda, per il quale la Procura aveva chiesto e ottenuto l'archiviazione. Un errore, secondo il difensore di Francesco Schettino, nella valutazione delle responsabilità del comandante. “Figura centrale eppure archiviata”, sostiene Laino. Perché il K2 aveva un obbligo giuridico anche in qualità di responsabile dell'equipaggio: avrebbe dovuto andare a verificare la falla e invece mandò Giovanni Iaccarino, distogliendo quest'ultimo dai compiti di verifica del Napa sulla stabilità della nave. Avrebbe comunque dovuto attivarsi autonomamente. “Nell'attività contestata a Schettino di 'criminale ritardo' questo comportamento si inserisce o no? Non vogliamo la testa di Bosio, brav'uomo, ma dobbiamo riequilibrare le contestazioni”. E questa iniziativa di Bosio ha prodotto confusione "e tutto ciò non può non ricadere sul comandante". Il "premio" dato a Bosio non ha fatto altro che concentrare tutta l'attenzione su Schettino, come se ci fossero stati "due pesi e due misure". Perché "Schettino ha una colpa d'autore, la colpa di essere il comandante Schettino". Laino si chiede cosa stava facendo Bosio: "Aveva paura di andare là sotto?".

 

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