Il Tirreno

Grosseto

Insieme fin dal giorno in cui è nato

Insieme fin dal giorno in cui è nato

Andrea ha cresciuto e addestrato il border collie. Su di lui è uscito anche un libro

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Siamo stati insieme fin dal giorno in cui è nato. Eravamo in simbiosi. Ognuno di noi capiva al volo se l’altro era stanco o aveva fame. Ice era un giocherellone. Ma era anche un fuoriclasse, uno dei cani di maggiore rendimento in Italia. Io solo oggi riesco a parlare, dopo una settimana passata a piangere».

Andrea Lenzi, 38 anni, cerca di trattenere l’emozione. Ma nove anni insieme, spalla a zampa, a casa e nei boschi, per i campi, in montagna, a cercare dispersi, a salvare vite, non si cancellano. Neanche se a separare un uomo e il suo cane è un’impietosa malattia, come quella che ha colpito Ice, border collie della stazione Monte Amiata del soccorso alpino e speleologico toscano, morto nei giorni scorsi.

«È successo tutto all’improvviso – spiega Andrea – abbiamo scoperto che aveva un tumore a fine gennaio, il giorno dopo il suo compleanno. Una settimana, e Ice non c’era più». Da qualche tempo era un po’ più stanco del solito. «Ma per un cane di 9 anni è normale», spiega Andrea. E Ice, ad ogni modo, era sempre un soccorritore al top. «Bravo? Era un fuoriclasse», dice orgoglioso Andrea. «Ha partecipato a tantissimi interventi. Due volte è stato determinante nel ritrovare dei dispersi. Purtroppo erano già morti ma dal punto di vista tecnico ritrovare un cadavere è molto più difficile che ritrovare una persona viva. In un caso Ice recuperò un uomo che si era suicidato in un lago. Vedemmo Ice tuffarsi in acqua e nuotare. L’altro caso fu all’Elba».

Uno stakanovista come tutti i cani della sua razza, avvezzi a badare le pecore ventiquattr’ore al giorno, che si è meritato anche un libro, “Zorro nella neve” di Paola Zannoner, con le sue gesta e quelle degli altri cani come lui. E con un guizzo di intelligenza in più. «Quando vedeva che partivamo per un intervento – dice Andrea – era il primo a salire in auto. Era un cane che si appassionava se vedeva che provavo interesse per una cosa. Ed era sensibile, sapeva comunicare».

Francesca Ferri

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani