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Grosseto

il caso

Tutto esaurito in terapia intensiva: paziente trasferito a Prato

Gabriele Baldanzi
Il reparto di Terapia intensiva dell'ospedale Misericordia
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Il reparto di Terapia intensiva dell'ospedale Misericordia

Solo una quindicina i posti-letto in tutta la provincia di Grosseto. Non bastano per il post-operatorio e l’acuto.

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    GROSSETO. Ci risiamo. Ancora disagi, arrabbiature, polemiche e appelli sulla mancanza di posti letto al Misericordia di Grosseto. Stavolta, però, la situazione è un po’ diversa, perché sold-out (di nuovo, per l’ennesima volta) è andata la terapia intensiva, il reparto spartiacque tra la vita e la morte.Dopo il solito caos al pronto soccorso in concomitanza con il picco dell’influenza (15 giorni fa), dopo i durissimi attacchi dei sindacati con la precisa domanda di altri posti-letto (e personale) per i pazienti che necessitano di ricoveri nei settings di area medica, ecco che dai social network - per mano di operatori e sindacalisti locali – arriva l’ultima paradossale denuncia di una sanità in affanno.

La sera di domenica 1 febbraio, infatti, un paziente grossetano in condizioni gravi (già ricoverato da qualche giorno, vittima di una complicazione respiratoria, intubato e quindi bisognoso di letto e macchine nella terapia intensiva) è stato trasferito da Grosseto a Prato. Tutti occupati i 10-12 posti nella rianimazione del Misericordia, così come i 4 di Orbetello, troppo pochi per reggere sia il post-operatorio che l’acuto. Ma non è una novità, né un’eccezione. Solo l’ennesimo episodio, che fa  seguito ad altri molto simili. Non a caso l’Asl 9 è il maggior esportatore di pazienti gravi verso le terapie intensive di altri ospedali: da Siena a Piombino, ma anche Viterbo, Poggibonsi, Pontremoli, Bibbiena. La notte del 20 gennaio, per esempio, non risultava un solo posto libero in terapia intensiva in tutta la Toscana e in tutto il Lazio. Il primo letto si è liberato nel pomeriggio del 22 proprio alla rianimazione di Grosseto.

    Situazioni che chi lavora al Misericordia conosce bene. Periodicamente i pazienti e il personale che opera all’ospedale di Grosseto, a diversi livelli, raccontano di come qui si lavori in apnea, con disagi crescenti. La riorganizzazione per intensità di cura - con la scomparsa dei reparti e la nascita dei settings - in effetti non è stata ancora metabolizzata. In passato la carenza di posti letto ha persino fatto saltare operazioni programmate, con i  primari dell’area medica, i medici e gli infermieri che puntualmente hanno evidenziato la loro preoccupazione, consigliando l’azienda a cercare soluzioni.

   E proprio su questi temi ieri è intervenuta Cisl Funzione Pubblica, per bocca del segretario di categoria Luciano Biscottini.  “Apprezziamo gli sforzi effettuati dall’azienda rispetto all’apertura temporanea di alcuni posti letto di area medica e di terapia post intensiva chirurgica, ma molte altre situazioni di emergenza non sono ancora state sufficientemente affrontate e risolte”. La Cisl fa riferimento in modo specifico alle problematiche legate all’assenza di personale a vario titolo, per aspettative e gravidanze nonché alla mancata copertura integrale del turn-over che crea forti disagi in tutti i setting ospedalieri e nelle unità funzionali territoriali.

    Infine Biscottini evidenzia come “anche l’area chirurgica del Misericordia, altro servizio delicato e strategico,  soffra di carenze di organico e di difficoltà gestionali dei propri posti letto, spesso occupati per necessità urgenti dall’area medica, complicando le attività chirurgiche programmate con conseguente allungamento delle liste di attesa.

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