«Sui lavori all’Albegna non ci siamo»
Legambiente al Consorzio Bonifica: «Il fiume ha bisogno di una strategia complessiva per la riduzione del rischio»
ALBINIA. «Sulla riduzione del rischio idrogeologico in Maremma ancora non ci siamo». È questa la posizione di Legambiente. Le zone a sud, come appunto Albinia e le sue campagne sono state messe a dura prova dalle alluvioni del 2012 e del 2014.
La stessa cosa è accaduta nel territorio di Manciano. Che si debba intervenire è chiaro, solo che Legambiente non è sicura che sia quella intrapresa la strada giusta. Il Consorzio di bonifica nei giorni scorsi ha dichiarato di voler riportare, entro ottobre, il 70% dell’Albegna alla sezione omologata del 1967 e questa, secondo alcuni esperti dell’associazione ambientalista non sarebbe la soluzione ottimale. «Prendere come punto di riferimento lo stato del fiume del 1967 per i lavori nel tratto terminale e farlo tornare un canale in cemento – spiegano Giorgio Zampetti e Federico Gasperini, rispettivamente responsabile scientifico nazionale e responsabile Commissione acque Legambiente Toscana – potrebbe non risolvere il problema del rischio, che merita invece studi esaustivi».
Legambiente fa precisazioni anche sulla costruzione dell’argine remoto che dovrebbe prevedere «anche un allentamento dello spaltone e quindi la creazione di un’area di laminazione in cui il corso d’acqua può esondare». Così facendo - dicono i tecnici - si eviterebbe interventi più impattanti. Oltre a sostenere che si intervenga non solo a valle ma anche a monte l’associazione prevede anche proposte coraggiose: lo spostamento della Coimar, la cava vicina all’Albegna e all’Elsa che anche secondo altri non dovrebbe stare lì e lo spostamento delle poche fattorie o case ubicate in aree di esondazione del fiume ad alta pericolosità idraulica e difficilmente difendibili. La stessa associazione ha fatto, prima di Natale, una ricognizione del fiume insieme al Consorzio e ha constatato che l’Abegna è piena di terra e ghiaia in eccesso. Dovevano seguire altri incontri che non ci sono stati. Dal canto suo il presidente del Consorzio di bonifica, Fabio Bellacchi, si riserva di rispondere all’associazione e non esclude la richiesta di un incontro per parlare della situazione. Molti degli alluvionati sperano che al primo posto venga messa l’incolumità di case e attività, e che si bilancino le esigenze della natura con quelle di chi ha già perso tutto, non una ma due volte. Si spinge per lo scavo del fiume, non per deturpare il territorio ma per garantire ancora la presenza degli abitanti che non vogliono più rischiare e non vogliono più morti.
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