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Il regolamento delle sagre resta chiuso nel cassetto

Maurizio Bernardini
Il regolamento delle sagre resta chiuso nel cassetto

Fermo l’iter che dovrebbe portare a nuove norme sulle manifestazioni tipiche Ceccarelli (Fipe): «Il capoluogo avrebbe dovuto dare l’esempio, e invece...»

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GROSSETO. No, quel regolamento non s'ha da fare. Tutto fermo nell'iter che avrebbe dovuto portare a nuove norme sulle manifestazioni ricorrenti caratterizzate da attività temporanee di somministrazione. Le sagre, appunto. Sì, perché mentre il freddo continua a farsi sentire e il pensiero alle cene all'aperto è tutto fuorché vicino, noi il punto sulla situazione l'abbiamo fatto. E ne è uscito un quadro chiaro: calma piatta, o quasi.

Del regolamento studiato dagli uffici comunali al commercio e concertato con le associazioni di categoria non c'è traccia. È sempre chiuso in un cassetto: da un paio di anni, mese più mese meno. Tanto che a questo punto l'idea pare sepolta. Il testo, tra le altre cose, prevede un tetto di sette giorni per ogni sagra, l'introduzione di sole pietanze tipiche e un corposo taglio al numero dei piatti disponibili per ogni portata.

Un'idea che non piace al segretario comunale del Partito democratico, Saimo Biliotti. Nell'aprile scorso era stato proprio l'esponente del partito di maggioranza a insistere sulla necessità di qualche ritocco al documento. «Il tetto massimo di sette giornate di festa è troppo basso. Va rivisto e portato a dieci. Oppure, in alternativa, tre fine settimana di fila» aveva detto Biliotti, subito bacchettato dalle associazioni dei commercianti, stufe di aspettare Godot. Cosa è successo nei mesi successivi? Nulla. Il vuoto.

«Nonostante il lavoro fatto da altre amministrazioni – ricorda il direttore Confesercenti, Gloria Faragli - su Grosseto non ci sono segnali di ripresa. La questione delle sagre è un tema sensibile. Per le ragioni che abbiamo sempre evidenziato, a partire dalla concorrenza sleale nei confronti delle attività della ristorazione. Dispiace, ma su Grosseto il percorso fatto è deludente».

Picchia forte il presidente provinciale dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi, ramo interno a Confcommercio), Danilo Ceccarelli: «Gavorrano, Manciano e Scarlino hanno regolamentato le sagre. Il capoluogo doveva dare l'esempio, invece ci ritroviamo con sagre che durano molte settimane, veri ristoranti a cielo aperto». Ceccarelli è consapevole che le attività sportive hanno bisogno di queste manifestazioni per tirare avanti, «ma ciò non toglie che ci sia necessità di regole». Per l'esponente Fipe la faccenda è tutta politica. «L'idea è che l'approvazione di un regolamento sia legata a consensi da non intaccare». Poi l'affondo: «stiamo pensando anche a qualche esposto in Procura contro le sagre selvagge».

Intanto il direttore Ascom, Paolo Coli, ricorda che l'associazione ha da tempo chiesto ai vari comuni di allineare le richieste sulla Tari per le sagre a quelle dei ristoranti. E il Pd? La capogruppo grossetana del partito, Daniela Piandelaghi, spiega che l'argomento è stato oggetto di discussione anche in una recente assemblea di partito. «La nostra posizione è quella di andare verso un regolamento provinciale, qualcosa che investa tutti i territori in modo che non ci siano favoriti e sfavoriti dalla decisione«. Ma il dubbio rimane sul chi debba fare la prima mossa. Mettere d'accordo le varie anime del partito di maggioranza non è cosa semplice nel capoluogo, figuriamoci su vasta scala. «Vorremmo pareri dall'associazionismo per capire qual è la cosa più giusta» dice la Piandelaghi. Insomma, il testo grossetano sembra ormai affossato. Forse non viene presentato in consiglio comunale per evitare imbarazzi dentro il partito: insomma, ci sono spaccature? «No, di alcun genere. Ci siamo solo resi conto che è una cosa che può creare attriti tra i territori. Inoltre – insiste la Piandelaghi - le sagre non portano più la gente e gli incassi di una volta. Fare ora il regolamento, questo lo dico a titolo personale, mi parrebbe di sparare sulla Croce rossa. Poi è logico, se saremo costretti dalle circostanze affronteremo la questione in sede di consiglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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