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«Da politici e istituzioni dieci anni di promesse»
Assemblea dei dipendenti di Scarlino Energia dopo lo spegnimento dell’impianto «Viviamo tra incertezza e rischio povertà». Oggi dall’azienda i dettagli del ricorso
SCARLINO. L’aria nella stanza al pian terreno non è tesa, quanto sconsolata. «Questa storia non finirà mai» dice abbassando le spalle un dipendente di Scarlino Energia. È appena uscito dall’assemblea dei lavoratori durata un paio d’ore, seguita al confronto con la direzione aziendale e con i sindacati, in cui si è cercato di fare il punto della situazione.
Sentenza del Consiglio di Stato che ha spento i forni, ripercussioni, lavoro, cassa integrazione. Un ritornello che, purtroppo per loro, i dipendenti dell’inceneritore conoscono fin troppo bene. Ora però ne hanno le tasche piene e si rivolgono alla politica, quella amministrativa e quella che commenta.
«Vogliamo ricordare che in questa annosa vicenda più volte si sono espressi esponenti politici e istituzionali con la promessa di creare alternative che potessero dare risposte diverse o alternative all’incenerimento o quantomeno potessero creare condizioni ottimali in merito alla gestione dei rifiuti» si legge in una nota delle rsu aziendali, diramata dopo l’assemblea.
E dopo anni, «troppo poco _ prosegue la nota – è stato creato e troppo poco è stato fatto. Tutti arroccati nelle proprie posizioni, mettendo a rischio povertà decine e decine di famiglie che operano in quella realtà».
Ora però i lavoratori dicono basta con le parole. «Facciamo appello a tutti coloro che in questi giorni si sono accorti di loro per dare una continuità alle parole – continua la nota – ed eventualmente creare quelle alternative che i lavoratori attendono da oltre dieci anni, qualora questo impianto non risulti compatibile in termini di sicurezza e di ambiente».
La cosa triste, spiegano i molti partecipanti al faccia a faccia, è questo eterno ritorno che porta ad accendere e rispegnere i forni con cadenza puntale di circa due anni.
Un valzer, questo, che non permette di capire se esiste un futuro certo per l’impianto, né di fare progetti sul lungo termine alle famiglie dei sessanta dipendenti, diretti o dell’indotto, che lavorano nell’inceneritore.
«C’è sempre un ricorso pendente e viviamo con l’incertezza del domani» riassume brevemente uno di loro.
Azienda, rsu e segreterie provinciali dei sindacati ieri mattina si sono lasciati con l’impegno di stilare una serie di incontri per la prossima settimana in cui stilare una bozza di cassa integrazione.
A meno di assi nella manica, che nel caso saranno presentati da Scarlino Energia questa mattina in una conferenza stampa che si terrà a Firenze. L’occasione per presentare il ricorso in Cassazione e commentare, anche nel merito, la sentenza del tribunale romano.
Le rsu invece preferiscono evitare. «Nessuno di noi ha la presunzione di entrare nel merito di una sentenza, ma abbiamo comunque il dovere di tutelare tutti i lavoratori e le relative famiglie» continua la nota.
«Presa coscienza della drammatica situazione dei lavoratori sia di Scarlino Energia che dell’indotto, le organizzazioni sindacali hanno lavorato per attivare immediatamente un ammortizzatore sociale, cercando di garantire un minimo di prospettiva economica a tutto il personale coinvolto». Di questo si parlerà la prossima settimana.
Mentre per i sessanta coinvolti in questo tira e molla giudiziario, l’unica fievole speranza l’ha data la società, che «pur manifestando le enormi difficoltà economico-finanziarie (accentuate dalla sentenza ndc), ha espresso la propria determinazione per garantire il futuro dell’impianto e la continuità aziendale». Sempre in attesa che la politica decida d’intervenire seriamente sull’argomento.
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