Il Tirreno

Grosseto

Chiuso l’inceneritore di Scarlino, il Consiglio di Stato cancella l’Aia

di Francesca Ferri
Chiuso l’inceneritore di Scarlino, il Consiglio di Stato cancella l’Aia

Accolto il ricorso di ambientalisti e Comune di Follonica, bocciato l’operato della Provincia Per i giudici non è stato valutato l’inquinamento esistente e l’impatto del nuovo impianto

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SCARLINO. L’inceneritore di Scarlino è la fonte che produce diossina e altri inquinanti, come idrocarburi e policiclici aromatici, in maniera significativa; la popolazione esposta a questa diossina presenta già un incremento pregresso (dal 2000 al 2009) di tumori, nascite premature e linfomi; questo livello di esposizione non è stato «valutato e considerato adeguatamente» dalla Provincia di Grosseto «in sede di rilascio dell’Aia». Per questo l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia alla Scarlino Energia, proprietaria dell’impianto, è annullata e l’impianto va chiuso.

Così ha deciso ieri il Consiglio di Stato (quinta sezione), chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dal Comune di Follonica, difeso dall’avvocato Massimo Luciani, e dalle associazioni ambientaliste Forum Ambientalista Grosseto, Comitato per il no all’inceneritore di Scarlino e Wwf Italia, rappresentate dall’avvocato Sergio Nunzi, contro la Provincia di Grosseto (avvocato Paolo Carrozza) che nel 2009 ha rilasciato alla Scarlino Energia (avvocati Mario Pilade Chiti e Giuseppe Le Pera) l’autorizzazione a realizzare il termovalorizzatore – o, come tutti lo chiamano, l’inceneritore – nel complesso industriale del Casone, nella piana di Scarlino. Oltre alla società, il ricorso coinvolge anche il Comune di Scarlino, l’Asl e l’Arpat.

La Scarlino Energia aveva chiesto di ammodernare la centrale elettrica, alimentandola con le biomasse e il cdr, il combustibile ricavato bruciando i rifiuti, esattamente sette anni fa, il 25 gennaio 2008.

La Provincia, guidata allora da Leonardo Marras (Pd), un anno dopo dice di sì. Subito parte una durissima battaglia a colpi di dati e consulenze da parte del Forum Ambientalista di Roberto Barocci, paladino di moltissime campagne contro l’inquinamento nel territorio, e del comitato specifico contro l’inceneritore, nato già negli anni Novanta quando cominciarono a circolare le prime indiscrezioni sulla costruzione di un inceneritore.

Le ragioni degli ambientalisti trovano l’appoggio del Comune di Follonica, guidato dall’allora sindaco Eleonora Baldi (anche lei esponente del Pd), preoccupato per la salute dei cittadini di Follonica che vivono vicino al polo industriale di Scarlino. E sono semplici: la piana di Scarlino è già inquinata da una attività industriale chimica ultradecennale. Le bonifiche non sono state fatte, non sono completate e quelle portate a termine non convincono gli ambientalisti. Su un ambiente così compromesso, per loro è fuori ogni logica costruire un impianto «pericoloso» come l’inceneritore, che nella sua attività produce inquinanti, prima fra tutte la diossina.

Partono i ricorsi al Tar, che nel 2011 conferma le tesi degli oppositori e blocca l’impianto. Scarlino Energia e Provincia fanno quindi ricorso al Consiglio di Stato e ancora una volta perdono: nell’ottobre 2012 i giudici romani danno ragione agli ambientalisti e bocciano definitivamente le procedure seguite dalla Provincia di Grosseto per autorizzare l’impianto, accentuando addirittura la gravità dei rilievi mossi in primo grado dal Tar.

Ma ciò che dovrebbe essere sentenza definitiva, nella pratica non lo è. Ventiquattr’ore dopo la sentenza, la Conferenza dei servizi riunita nel palazzo della Provincia dà il via libera all’incenerimento dei rifiuti nell’impianto di Scarlino Energia in virtù di una nuova procedura avviata nel 2012. L’inceneritore prosegue l’attività.

Contro questa decisione il Comune di Follonica e gli ambientalisti interpellano di nuovo il Tar che, però, non si pronuncia: nel frattempo, infatti, la Scarlino Energia modifica la propria veste societaria scindendosi in due società. E tanto basta ai giudici per dichiarare il ricorso improcedibile, perché presentato contro una società che ha un nuovo assetto.

A questo punto Comune e ambientalisti fanno appello al Consiglio di Stato e qui si arriva alla sentenza di ieri. Il Consiglio di Stato non solo reputa che la scissione della società non cambi di fatto la natura delle sue attività, ma entra anche nel merito dell’inquinamento contestato dagli ambientalisti e riconosce alcune mancanze della Provincia al momento di concedere l’autorizzazione.

Ecco alcuni stralci della sentenza: «Lo stato di salute delle popolazioni coinvolte e le condizioni dei corpi idrici presenti nell’area interessata dallo stabilimento in questione non (sono) state convenientemente disaminate e considerate», scrivono i giudici.

E ancora: «Il raffronto con quanto disponibile presso il Center for Disease Control di Atlanta, ossia il laboratorio mondiale per l’analisi di sostanze dioxin like, consente di acclarare che per i teq totali i valori della popolazione di Follonica e di Scarlino arrivano a oltre 45 ppt contro i 6,7 della popolazione femminile della popolazione degli Stati Uniti. Questo dato... ragionevolmente evidenzia un consistente livello di esposizione della popolazione coinvolta dall’impianto, livello di esposizione che non è stato, di per sé, valutato e considerato adeguatamente nel rilascio dell’Aia».

Il Consiglio di Stato mette anche un punto fermo su quale sia la fonte di questi inquinanti, citando una nota dell’Asl: «Gli inquinanti che sono stati emessi in maniera significativa dalle industrie presenti sul territorio risultano… idrocarburi, policiclici aromatici e diossine, la cui sorgente emissiva industriale più importante è l’inceneritore di Scarlino Energia».

I giudici romani riconoscono che è mancato, da parte della Provincia, uno «previo e puntuale studio epidemiologico dell’area interessata dalla realizzazione dell’impianto». I dati dell’Asl per gli anni 2000 – 2009 indicano che sussisterebbe un incremento dl 36% dei tumori alla vescica per la popolazione maschile e del 117% per quella femminile, oltreché un sensibile incremento di nascite premature e di ricoveri per linfoma non-Hodgkin». Con una percentuale così alta di tumori per il Consiglio di Stato era necessario approfondire meglio l’impatto di un altro impianto inquinante sul territorio. Nella sentenza rientra anche la moria di pesci del 1º dicembre 2012 nel canale Solmine, che il Consiglio di Stato stabilisce essere causate dalle concentrazioni di inquinanti prodotte dall’inceneritore. «Tutta l’istruttoria relativa alle condizioni del canale Solmine va rifatta, considerata inadeguata» scrivono i giudici.

Ieri la Scarlino Energia ha annunciato di aver fermato l’impianto, come ordinato dai giudici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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