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Stop alle ricerche, le reazioni in Amiata

Stop alle ricerche, le reazioni in Amiata

La Regione impone una moratoria di sei mesi ma per imprenditori e istituzioni la soddisfazione è soltanto parziale

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MONTE AMIATA. Proprio nel giorno in cui Enel Green power annuncia un investimento di 1, 372 miliardi di euro sulla geotermia, la Regione Toscana blocca per sei mesi i permessi di ricerca, riservandosi, al termine della moratoria, di stabilire il numero dei pozzi sostenibile e la loro localizzazione.

Gli imprenditori, le istituzioni e i politici che ultimamente in Amiata avevano alzato gli scudi a difesa del territorio e delle sue produzioni griffate e di alta qualità, se da una parte tirano un respiro di sollievo, dall’altra non si dicono completamente tranquilli, restando ancora in forse la localizzazione dei futuri impianti in Toscana. Che fino ad oggi, con la liberalizzazione nazionale in materia, aveva visto, armi in resta, aziende dell’energia richiedere autorizzazioni e permessi per ogni dove, sia che si trattasse delle campagne olivate di Montenero e Seggiano, o di quelle del Montecucco o del Brunello o luoghi magici come Monte Labro.

Romina Sani, sindaco di Cinigiano, decisissima a dire no alla geotermia nel suo comune, dichiara a caldo: «La moratoria di sei mesi mi fa estremamente piacere. Spero che servano per tirare la riga che ci esclude da questo tipo di sfruttamento. Noi non siamo la localizzazione giusta per la geotermia».

Ubaldo Corsini, il signore dei “biscotti” , dei dolci e dei pani di Castel del Piano, che ha giocato l’immagine della sua azienda legandola a un territorio incontaminato e con risorse genuine, afferma: «La Regione ha fatto bene e non posso che essere soddisfatto. Basta che fra sei mesi non si torni a riprendere il discorso. Attendiamo, dunque, posizioni di certezza da parte della Regione».

Giorgio Franci, presidente consorzio olio Seggiano dop e giovane imprenditore di grande successo, ribadisce che «lo sviluppo geotermico svaluta e danneggia l’intera “impresa del territorio”, in tutti gli ambiti produttivi, compresi quelli del turismo. Dunque questa sospensiva di sei mesi è un segnale positivo, ma ci aspettiamo dei risultati certi. E che saranno, speriamo, i più logici. Gli ultimi incontri che come operatori dell’agroalimentare e produzioni di qualità abbiamo avuto in regione col governatore Enrico Rossi e l’assessore Annarita Bramerini, farebbero ben sperare. Ma non abbiamo avuto risposte definitive che auspichiamo arrivino fra sei mesi«.

Stefano Alessandri, vertice del Consorzio del Montecucco è, come gli altri, «parzialmente soddisfatto». I sei mesi di moratoria non lo soddisfano del tutto e lasciano un retrogusto amaro: «Sei mesi non sono un tempo indeterminato - afferma - e abbiamo le stesse preoccupazioni di prima. Siamo circondati da territori sulla cui testa pende testa la spada di Damocle di un impianto geotermico o che già ce l’hanno. Speriamo che questi sei mesi siano l’inizio di una fine definitiva. Confidiamo nel buon senso e anche nella tutela della regione Toscana e dell’assessore Annarita Bramerini in particolare».

Ma perché questi sei mesi di stand by? Lo chiarisce il sindaco di Castel del Piano, Claudio Franci, che ha di recente preso anche molte iniziative politiche per dimostrare come i luoghi del Montecucco, del Brunello, dell’olio, delle produzioni agroalimentari siano incompatibili con la geotermia: «I sei mesi sono un passo in avanti - spiega - perché questo tempo servirà alla Regione per dotarsi di quegli strumenti normativi che oggi non possiede per gestire le autorizzazioni alle richieste di Via. C’è l’intenzione di normare una materia delicata». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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