Il Tirreno

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Terzo anniversario della Concordia Il commento - Il vuoto e l'orizzonte

Fabrizio Brancoli

Le immagini ci raccontano il vuoto e la solitudine del Giglio. Quella di oggi è la cartolina di un paradiso, quella del 2012 è l’istantanea di un inferno in cui siamo piombati tutti, quella notte e per anni

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Che cos’è il vuoto?

Il vuoto è uno stato dell’anima e un giudizio sul mondo. Può essere privazione oppure pulizia; può essere libertà oppure negazione. Il vuoto è una lavagna bianca dove scrivere quello che preferisci, oppure una casa deserta dopo che qualcuno ti ha lasciato.

Davanti alla punta della Gabbianara, ora, il mare è vuoto. Un bambino del Giglio che nasce oggi, guarderà l’orizzonte senza vedere davanti a sé quel muro di morte e dolore. Non capirà, se non dai racconti degli adulti, che lì davanti c’era una nave ripiegata e distrutta. La nave più grande mai naufragata.

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Due fotografie ci raccontano il vuoto e la solitudine del Giglio. Quella di oggi è la cartolina di un paradiso, quella del 2012 è l’istantanea di un inferno in cui siamo piombati tutti, quella notte e per anni.  

Guardare lontano e senza barriere dovrebbe essere un messaggio positivo sempre e comunque. In questo caso lo è ancora di più. Questo è il primo anniversario della Concordia...senza la Concordia. C’è uno spazio fantasma che resta e resterà lì,  come un disegno tratteggiato, ma almeno la solidità, la tangibilità di quella carcassa è scomparsa.

Sono rimaste altre cose. Il dolore per trentadue innocenti morti e in attesa che ci sia una giustizia.  La questione dei fondali che meritano interventi e cura. Un’isola che ha diritto di far sapere al mondo quanto è bella, dopo che il mondo l’ha vista violata. Tre anni sono un segno e una ferita. Ma l’orizzonte ora si è riaperto.

 

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