Terremoto nel Pd: 15 si dimettono, compresi i segretari
MANCIANO. Un terremoto ha investito il Partito democratico mancianese: nel corso dell’assemblea dell’Unione comunale del Pd di Manciano, che si è svolta lunedì, si sono registrate le dimissioni di...
MANCIANO. Un terremoto ha investito il Partito democratico mancianese: nel corso dell’assemblea dell’Unione comunale del Pd di Manciano, che si è svolta lunedì, si sono registrate le dimissioni di massa di ben quindici esponenti.
A salutare il partito sono stati il segretario dell’Unione comunale pd, Alberto Bertinelli, il segretario del circolo di Manciano, Valentina Detti, e il segretario del circolo di Saturnia, Francesco Mazzoli. Con loro hanno deciso di lasciare anche gli otto membri del direttivo, eletti nella stessa lista nel congresso: Alessandra Balocchi, Alberto Bianchi, Alessandro Bruni, Anna Brugi Nutarelli, Gabriele Golinelli, Hannah Lesch, Matteo Bartolini, Stefano Cappelli. E, ancora, se ne sono andati quattro membri dell’esecutivo nominato dal segretario Bertinelli: Andrea Piccini, Ernesto Giomarelli, Federico Bassanelli, Roberto Bonemei.
I tre segretari e gli otto membri del direttivo sono stati eletti al congresso del 25 ottobre 2013 nella lista schierata con Futuro Pd di Marco Simiani, renziano. «Giovani uomini e donne – spiegano i dimissionari in una nota – con idee di rinnovamento e di apertura che si sono messi a disposizione del partito».
Le loro idee, però, e quello che loro chiamano «un confronto costruttivo» non sono riusciti mai a partire. Divisioni presenti già all’indomani del congresso che si sono radicate nel tempo. Nella nota diffusa ieri non viene mai detto esplicitamente, ma la frizione, più che con la segreteria provinciale – la segretaria Barbara Pinzuti non è di area renziana, ma cuperliana – è con il sindaco Marco Galli. Che renziano certo non può definirsi.
«Quando ci riunivamo – spiega Valentina Detti – era più il tempo passato a cercare il modo di difenderci dagli attacchi che non quello dedicato ai problemi veri. E così non eravamo di nessuna utilità al cittadino».
«Non vogliamo essere corresponsabili di un gestione del partito che non approviamo, lontano dalle esigenze della gente – dichiarano i segretari dimissionari –. Troppo poche le riunioni sulle questioni riguardanti la gestione della cosa pubblica e troppe quelle per attaccare Bertinelli e il nostro gruppo». Accuse che i dimissionari giudicano «infondate e fatte anche con toni violenti».
«Se non possiamo essere utili al partito e alla nostra comunità viene meno il senso del nostro ruolo. I tesserati che ci hanno eletto hanno dato un’indicazione chiara, chiedendo un cambiamento: è anche nel rispetto di queste persone che abbiamo deciso di dimetterci. Come il Visconte di Calvino diviso a metà non riusciva a essere completo, a essere un vero uomo, così il Pd di Manciano diviso a metà non può essere un partito completo, maturo e di sinistra».
Caustico il commento di Galli. «Dimettersi perché non si condivide l’operato del partito quando si è segretari di quel partito? È come se io mi dimettessi da sindaco perché non condivido l’operato della giunta», spiega Galli. « Politicamente è un fatto anomalo. Ma io sono un politico all’antica. Era da settembre che non convocavano una riunione e l’hanno fatto il giorno in cui avevo un impegno, e lo sapevano». Perdere 15 iscritti tutti in una volta è un duro colpo per un partito. Difficile però avere una misura di questa perdita. «Quest’anno – spiega Galli – non hanno fatto nemmeno il tesseramento».
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