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Furto delle polizze Ras: scagionati i Milone padre e figlio
Più di tre anni fa il giudice Compagnucci aveva rimandato alla Procura gli atti del processo per la ricettazione delle polizze Ras, ravvisando a carico di Lorenzo Milone e del figlio Alessandro - un...
Più di tre anni fa il giudice Compagnucci aveva rimandato alla Procura gli atti del processo per la ricettazione delle polizze Ras, ravvisando a carico di Lorenzo Milone e del figlio Alessandro - un tempo agenti Ras - l’ipotesi di appropriazione indebita o furto. Una vicenda risalente al 2006, quando una perquisizione della polizia di stato aveva portato al rinvenimento di alcune polizze. Il processo era già iniziato, erano state acquisite alcune testimonianze, ma il giudice aveva ravvisato un’ipotesi diversa. Delle polizze rinvenute alcune avevano la dicitura "copia per l'agenzia". Ma l'istruttoria, aveva aggiunto all’epoca il giudice del dibattimento, non aveva chiarito se gli originali delle polizze sequestrate furono effettivamente passati alla Sanna & Tincani oppure se fossero stati trattenuti dalla Misaf srl di Milone al momento della revoca del mandato.
La Procura aveva dunque riformulato l’accusa e aveva indicato come reato quello di furto, perché padre e figlio si sarebbero «introdotti all’interno degli uffici dell’agenzia di assicurazioni Ras di via Bolzano 10, gestita dalla società Sanna & Tincani snc» per prendere ben 609 polizze, elencate nel capo di imputazione. Con questa forma, il sostituto procuratore Ferraro aveva chiesto il giudizio per entrambi, come furto in luogo di privata dimora. Ma il gup Montesarchio, nelle motivazioni della sentenza adesso disponibili, ha escluso che si possa parlare di un furto in casa. Dunque, furto semplice. «Dal settembre 2007 (data di emissione del decreto di citazione a giudizio) - scrive il giudice - fino alla data odierna non si registrano ulteriori atti interruttivi per cui il furto contestato, da qualificarsi non aggravato, è da ritenersi estinto per prescrizione. Altrettanto varrebbe, per completezza, se fosse contestato agli imputati il meno grave delitto di appropriazione indebita». (p.s.)
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