Il Tirreno

Grosseto

Casalinga contro i miasmi del Casone

di Paola Villani
Casalinga contro i miasmi del Casone

Follonichese si mette alla giuda della nuova protesta contro l’inquinamento e raccoglie 700 firme su una petizione

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FOLLONICA. Una casalinga follonichese ha raccolto 700 firme per denunciare i miasmi provenienti dalla zona industriale di Scarlino. Stavolta non è un consigliere comunale, o un partito politico del Golfo a far presente che l'aria, in alcune zone di Follonica, è spesso irrespirabile.

Mirella Cellini è una semplice cittadina follonichese: 67 anni, moglie di un generale in pensione e mamma di una ragazza anche lei militare in carriera, è da poco diventata nonna. Una vita la sua, fatta di molti trasferimenti, per seguire il marito ha cambiato infatti 18 città: nel 2000 il rientro a Follonica e la profonda delusione per averla trovata peggiorata rispetto al passato. Una signora molto riservata, che ha fatto fatica a mettere in piedi la petizione, ma che dice si è sentita spinta da un senso civico a cui doveva dar seguito. Così a ottobre scorso, ha deciso di iniziare una raccolta firme per segnalare alle autorità un disagio che da troppo tempo è presente nella città del Golfo, al quale ancora nessuno ha dato risposte certe ed esaurienti, e tanto meno sono seguiti dei provvedimenti.

La donna pochi giorni fa ha consegnato la sua petizione all'Arpat, al Noe, alla Procura di Grosseto e per conoscenza all'Asl 9, all'Acquedotto del Fiora, e ai sindaci di Follonica, Scarlino e Gavorrano. Settecento cittadini hanno condiviso la sua battaglia sottoscrivendo quanto da lei denunciato. «Con la presente raccolta di adesioni – si legge nel documento consegnato alle autorità locali – intendiamo manifestare e denunciare i gravi disagi che da anni subiscono gli abitanti di Follonica, in particolare i residenti del quartiere Cassarello, dovuti ai pesanti miasmi provenienti dalla zona industriale di Scarlino, dal depuratore di campo Cangino e dalle fogne. Da troppo tempo dobbiamo sopportare, in particolare la sera e la notte, il puzzo di liquami, accumulati al depuratore, sopratutto nei mesi estivi. Da ormai troppo tempo siamo vittime dei miasmi del bruciatore di rifiuti e spesso siamo costretti a respirare anidride solforosa, che ci costringe a chiudere le finestre anche nei mesi caldi dell'estate. Oltre al forte disagio è nostra convinzione che tutto ciò sia anche un danno alla salute e vorremmo che fossero presi adeguati provvedimenti».

Mirella Cellini ha fatto tutto da sola, con il supporto di molti commercianti di Cassarello e Senzuno, che le hanno permesso di lasciare la sua petizione nelle loro attività. «Sono andata in giro a parlare con le persone – spiega – e mi sono resa conto che il disagio c'è ed è fortemente sentito: qualche mese fa mi sono detta che, come semplice cittadina non legata a nessun partito o movimento, dovevo fare qualcosa a tutela della mia salute e di quella di chi vive nella mia città. Parlando con i miei concittadini ho riscontrato, purtroppo, rassegnazione e stanchezza, motivate per lo più dalla inutilità delle proteste già attivate. In molti hanno espresso la loro sfiducia perché l'iniziativa veniva promossa da una semplice cittadina, ignorando però la capacità di una azione civica che ogni residente detiene. Di contro, un gran numero di persone mi hanno dato credito proprio perché libera da etichette: il risultato mi ha confortato. Più di 700 follonichesi hanno riconosciuto l'unico scopo di questa raccolta, il diritto di vivere in un ambiente sano e decoroso, al di là di qualunque strumentalizzazione».

In molti le hanno detto che, forse, se la petizione fosse stata fatta in estate, avrebbe raccolto molte più adesioni, per la presenza dei turisti. «Non ho voluto danneggiare un settore già in crisi, per questo ho scelto il periodo invernale – continua – La petizione non vuole andare contro chi lavora nella zona del Casone, anzi: la tutela della salute riguarda anche loro, non bastano caschi e scarpe antinfortunistiche, quando poi non è salubre l'aria che si respira».

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