Il Tirreno

Grosseto

chirurgia robotica

Un nuovo primario che ha studiato con Giulianotti

di Gabriele Baldanzi

GROSSETO. Il professor Paolo Pietro Bianchi è arrivato a Grosseto a ottobre. È il nuovo responsabile della chirurgia generale dell'ospedale Misericordia. Primo in graduatoria su dieci candidati che...

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GROSSETO. Il professor Paolo Pietro Bianchi è arrivato a Grosseto a ottobre. È il nuovo responsabile della chirurgia generale dell'ospedale Misericordia. Primo in graduatoria su dieci candidati che hanno partecipato alla selezione per prendere il posto che fu di Pier Cristoforo Giulianotti prima e Andrea Coratti poi. Il nuovo primario adesso è operativo a tutti gli effetti. Lo abbiamo incontrato in una delle rare pause che si concede tra la sala operatoria e la scuola di robotica. Bianchi, 51 anni, milanese, ha alle spalle una lunga esperienza nella Chirurgia robotica e laparoscopica e la realtà grossetana la conosce fin dal 2006; prima allievo e poi docente alla Scuola internazionale di robotica che ha sede nei fondi dell'ala nord dell'ospedale cittadino.

Un'eccellenza seminascosta, un qualcosa di unico e irripetibile di cui paradossalmente è più facile sentir parlare e scrivere all'estero che in Italia.

Ci racconti il primo impatto con l'ospedale, con la nostra Asl, con la città.

«Sulla città, sulla Maremma, al momento posso dire davvero poco. Sull'area chirurgica del Misericordia e sull'ospedale, invece, il primo giudizio è molto positivo. Mi sembra che il Misericordia abbia numeri importanti e offra una sanità di buon livello. Ho trovato colleghi motivati. Certo, bisogna farlo sapere in giro».

Per esempio?

«Non voglio fare torti ad alcuno, ma due parole, come esempio, le spendo volentieri per la senologia. La Breast Unit o unità senologica ha un approccio al paziente multidisciplinare. Funziona. Ha dei risultati molto buoni. Sono rimasto sorpreso, davvero, del lavoro di Maria Grazia Pieraccini e di Maria Cristina Pacchiarotti. La filiera, dalla diagnosi al trattamento del tumore della mammella, è tutto sommato breve e racchiude professionalità diverse e complementari tra loro. Quindi non ha senso andare via da Grosseto per un intervento al seno».

E invece cosa può essere migliorato?

«Tutto è migliorabile. E comunque dopo un mese e mezzo mi sembrerebbe poco carino criticare o mettere in piazza i problemi. Diciamo che alcuni aggiustamenti li faremo, ma che chi mi ha preceduto è stato molto bravo».

Lei aveva collaborato con il suo predecessore, il dottor Andrea Coratti, vero?

«Sì, ci conosciamo da anni. C'è stima e considerazione reciproca. Con lui, ma anche con il professor Roviello (primario a Siena). Siamo tutti “figli” della scuola voluta da Giulianotti».

Con quale medico, più degli altri, ha stretto amicizia?

«C'è un bel rapporto con il professor Carmelo Bengala, primario di Oncologia con esperienze negli ospedali di Pisa e Modena».

Ci parli della Scuola internazionale di robotica. Sopravviverà all'assalto di Firenze, Pisa?

«In effetti il gioiello attrae… Siamo una piccola eccellenza. Non mi faccia, però, entrare in un ginepraio che sfiora la politica. Io sono venuto qua per continuare la tradizione della chirurgia robotica a Grosseto e far funzionare un “giochino” che vanta già 15 anni di attività. I mezzi e gli strumenti che vengono forniti alla Scuola al momento, sono solo qua. Abbiamo l'aula in collegamento-video con la sala operatoria, possibilità di livestreaming con altre sale operatorie, anche negli Stati Uniti. E ancora il simulatore, la doppia consolle, il banco operatorio per fare training basato su modelli animali. Insomma i corsisti hanno opportunità uniche. E poi non dimentichiamo 15 anni di educational del personale, con ricadute nell'area chirurgica del Misericordia».

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