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Grosseto

Predazioni, 225mila capi uccisi in provincia

Predazioni, 225mila capi uccisi in provincia

Faccia a faccia a Magliano tra allevatori, istituzioni e animalisti. Tanti problemi, poche soluzioni

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GROSSETO. Tante domande e risposte col contagocce al convegno che si è tenuto ieri a Magliano sulla questione predazioni, un argomento delicato che non ha mancato di infiammare la nutritissima platea già duramente segnata da aggressioni che continuano a raffica nonostante i costosissimi progetti messi ultimamente in campo

«Da 500mila capi di ovini che c’erano in provincia – ha sottolineato Andrea Masini della Coldiretti – sono rimasti 275mila capi. Ci sono decine e decine di ibridi a giro per i boschi e i pascoli. Da qualche parte bisogna pur cominciare. Non vogliamo eliminare i lupi, ma ci dicano allora come fare».

Come fare lo ha spiegato l’onorevole Luca Sani (Pd) che ha detto a chiare note che «la problematica deve diventare nazionale. Partendo da questo e dalla conta dei lupi che deve fare l’Ispra, è stata presentata un’interrogazione per sapere se in Italia c’è la possibilità di ottenere una deroga, come in Francia o in Spagna o in Grecia. E dico di più: è l’Europa che deve affrontare la questione, perché il problema predatori è di dimensione europea, come dimostrano gli ultimi fatti all’ombra della torre Eiffel. E poi, ha incalzato, ci possiamo permettere di spendere milioni di euro per i canili?».

A proposito di canili, cifre da capogiro in tutti i comuni: «A Magliano sono 57mila euro», ha detto Mirella Pastorelli, assessore alle predazioni, a cui si è aggiunta, poi, la consigliera di Manciano Valeria Bruni: «Da noi 120mila euro per il canile e poi dobbiamo lesinare su questioni fondamentali, scuole, trasporti, per esempio».

Da tutti gli allevatori è arrivata la richiesta di deroga prevista dalla direttiva Habitat, per operare un contenimento o una selezione degli ibridi. E all’unisono Enrico Rabazzi Cia, Confagricoltura e molti allevatori sono stati concordi: «Il fenomeno non va più studiato. Eliminate i soldi per gli studi, iniziati dal 1994 e metteteli dove servono davvero», hanno detto.

Naturalmente parlare di contenimento e selezione non ha giovato al dibattito auspicato dagli organizzatori: Gian Luca Felicetti, presidente nazionale Lav, e Ilaria Ferri, direttore scientifico Enpa, sono rimasti su posizioni collaudate, quelle che suggeriscono agli allevatori opere di prevenzione per difendersi.

Ma gli allevatori non gradivano la richiesta di collaborazione arrivata dagli animalisti. Perché di coabitazione lupo e agnello gli allevatori non ne vogliono sentir parlare. «Le perdite sono troppo pesanti e dunque o si prende il toro per le corna o non si tira fuori il ragno da un buco», hanno detto a più riprese sostenuti dal presidente della Camera di Commercio, Giovanni Lamioni, che ha parlato di «operazioni inefficaci messe in atto finora». Alcuni allevatori con toni accalorati e sferzanti hanno mostrato di non gradire soluzioni palliative.

«Sono state rispettate a pieno le direttive europee mentre si portava avanti il progetto Ibriwolf? – ha chiesto l’allevatore Virgilio Manini – cioè gli animali catturati che poi sono stati rimessi in libertà, sono stati correttamente valutati nel rispetto delle normative europee?».

E il collega Dante Ricciardi che si è presentato provocatoriamente con la maglietta griffata Ibriwolf faceva presente «l’ultimo marchingegno inventato per ottenere i risarcimenti. Dobbiamo dimostrare di aver adottato tutte le misure di prevenzione suggerite dai progetti messi in campo. Altrimenti niente soldi».

Rivolto agli animalisti, l’allevatore Fernando Tizzi ha aggiunto: «Fino a pochi anni fa la Maremma pullulava di animali e le pecore erano libere. Questa è la vera Maremma, non quella che voi immaginate seduti alle vostre scrivanie di città».

Le conclusioni di un incontro difficile da moderare dal sindaco Diego Cinelli, le ha tirate il consigliere regionale Del Carlo, Udc, promotore, col Comune, del convegno: «Mi impegno a chiedere un incontro in Regione per verificare se sono stati rispettati i 13 punti dell’accordo fatto a luglio fra Regione, Asl, Provincia, associazioni allevatori e associazioni ambientaliste. In ogni caso noi siamo d’accordo sulla selezione». (f.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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