Il Tirreno

Grosseto

Medaglia all’eroe che salvò otto vite

di Barbara Antoni
Medaglia all’eroe che salvò otto vite

La Concordia affondava: l’aviosoccorritore lucchese Marco Maionchi portò dal mare all’elicottero parte dell’equipaggio

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LUCCA. «Dall’alto sembrava un film. Ma le persone non erano attori, erano reali». L’incredulità e lo stupore di quella notte del 13 gennaio 2012, quando la Costa Concordia naufragò davanti al Giglio, Marco Maionchi lo ricorda così.

Quarantuno anni il prossimo 8 febbraio, lucchese oggi residente a Sarzana, operatore di volo della base aeronautica di Luni (La Spezia) con il grado di maresciallo, quella notte Maionchi era parte di uno dei tre equipaggi che da Luni furono chiamati al Giglio. Col verricello _ non era lui alla guida dell’elicottero _ salvò otto persone, le tirò su dalla nave che affondava. Altre otto furono salvate dagli equipaggi degli altri due elicotteri.

Sedici vite umane strappate alla morte: per questa impresa Maionchi e i suoi undici colleghi in servizio il 13 gennaio 2012 riceveranno un encomio dal ministero della Difesa. Verrà loro consegnata una medaglia di bronzo al valore di Marina, come riporta il decreto ministeriale 180 di quest’anno.

«La notte del 13 gennaio 2012 ero al lavoro, ma non “di allarme”. Infatti dormivo quando arrivò la chiamata per recarci al Giglio. Io sono un aviosoccorritore, ma quella sera non ero operatore di volo, ma al verricello», racconta Maionchi.

«Quando decollammo dalla base di Sarzana _ continua _ sapevamo di dover intervenire su una nave di grosse dimensioni in difficoltà, ma solo dopo essere giunti al Giglio ci rendemmo conto dell’effettiva entità della situazione. Trovare una nave di quelle dimensioni appoggiata su un fianco con tutte quelle persone che camminavano sulla paratia esterna era un’immagine così irreale da sembrare un film, con la differenza che quelle sotto di noi non erano comparse, ma persone in reale pericolo di vita. Superato questo impatto iniziale però facemmo quello per cui ci addestriamo ogni giorno: alla fine il mio equipaggio recuperò otto persone».

Appena raggiunto il Giglio, con la telecamera Maionchi filmò il disastro che stava sotto gli elicotteri del comando di Luni. Le immagini che hanno fatto il giro del mondo, quelle delle persone che fuggono, («dall’alto sembrava un brulichio di formichine», ricorda l’aviosoccorritore lucchese), sono le sue.

«Delle persone che salvammo ricordo che erano tutte adulte, facevano parte dell’equipaggio della Concordia, le tirammo su dalla plancia. Erano tutti impauriti e infreddoliti, offrimmo loro una coperta per coprirsi. Non avemmo il tempo di parlare. Le conducemmo a Grosseto, dove ebbero tutti i conforti».

Quante sensazioni forti quella notte per Marco Maionchi, il quale ancora oggi la rivive con lo stesso stupore e la stessa incredulità del momento. «Ho abbastanza esperienza nella materia. Ma una situazione del genere era davvero incredibile», sottolinea.

Una grande soddisfazione la medaglia per Maionchi, che già da ragazzo aveva ben chiara la sua “missione”. Dopo essersi diplomato geometra all’istituto Carrara a Lucca, decise di iscriversi all’Accademia della Marina militare. Terminata questa formazione, racconta, «mi sono arruolato nella Guardia Costiera e per cinque anni ho prestato servizio presso la Capitaneria di Porto di Viareggio. Poi ho preso la strada del volo. Un altro anno di specializzazione e ho conseguito il brevetto». Da quando è entrato in servizio al comando di Luni, Maionchi ha deciso di trasferire la sua residenza a Sarzana, «ma a Lucca vado ancora spesso, ci abitano mio padre e mia madre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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