Il Tirreno

Grosseto

Guardia venatoria di 75 anni uccisa da un colpo di fucile

di Francesca Gori
Guardia venatoria di 75 anni uccisa da un colpo di fucile

Isoliero Giuliani era coordinatore della vigilanza dell’Enalcaccia: è morto sul colpo dopo lo sparo Aveva 75 anni: era stato lui ad organizzare quella battuta. La palla prima ha attraversato un cinghiale

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MANCIANO. Quella cacciata l’aveva organizzata lui fin nei minimi dettagli. Aveva preso le iscrizioni del gruppo di doppiette che conosceva bene, aveva studiato ancora una volta la zona dove si sarebbero dovuti incontrare ieri mattina per una battuta di contenimento, di quelle autorizzate dalla Provincia per abbattere i cinghiali in eccesso. Isoliero Giuliani, 75 anni, non aveva con sé il fucile. Il suo ruolo era quello di controllare che tutto andasse bene, che il gruppo di cacciatori avesse i documenti in ordine, che i capi abbattuti fossero poi quelli dichiarati. Era una guardia venatoria volontaria, era il coordinatore della vigilanza dell’Atc 8. E non era solo, ieri mattina, a svolgere quel ruolo. Quando la palla ha deviato la sua traiettoria, centrandolo in pieno petto, accanto a lui c’era un collega che lo ha visto finire a terra per non alzarsi più. Lo ha visto con il petto squarciato da quel colpo di fucile, che poco prima aveva ucciso in cinghiale. Ha gridato il suo nome con tutto il fiato che aveva in gola e ha dato subito l’allarme: l’ambulanza e Pegaso, inviati dal 118 sono arrivati in un attimo su quel fazzoletto di terra nel mancianese. Ma Isoliero era già morto, praticamente sul colpo e non è stato possibile nemmeno tentare di rianimarlo.

La notizia della morte di Isoliero è arrivata alla comunità dei cacciatori della zona in contemporanea ai carabinieri di Pitigliano che si sono precipitati a San Martino sul Fiora per ricostruire la dinamica dell’incidente. Quando la macchina dei militari è arrivata c’erano già altri cacciatori, oltre ai quindici che stavano

Un incidente come ce ne sono stati troppi in Maremma: Isoliero era in una zona che doveva essere in qualche modo “protetta” da quei colpi.

Era più in alto rispetto alla traiettoria degli spari e delle palle asciutte. Ma il destino ha messo sulla linea retta che gli avrebbe garantito la vita un cinghiale che ha deviato la pallottola, uccidendolo.

All’inizio dell’anno il settantacinquenne che per buona parte della sua vita aveva cambiato pneumatici alle auto dei pitiglianesi, aveva deciso di attaccare il fucile al chiodo. «Ma il mondo della caccia era la sua vita - dice Roberto Panfi, vicepresidente dell’Enalcaccia - ed è sempre stato impegnato con noi dell’associazione. Questa è davvero una grande perdita».

Sono uomini, i cacciatori, che imbracciano fucili e sparano. Che affrontano il freddo, la fatica. Che prendono la mira e mantengono la lucidità. Ma di fronte a una tragedia come quella di ieri capita anche di sentire la loro voce rotta dal pianto. «Aveva attaccato il fucile al chiodo e si era dedicato alla vigilanza - dice Marco Bellini, presidente di Enalcaccia - e quello che è capitato a Isoliero ieri mattina è per noi una tragedia. Ha dato tantissimo al mondo venatorio della provincia e soprattutto a quello della zona nella quale si dava da fare». Giuliani era il punto di riferimento dell’Atc 8: aveva una grande esperienza e tante doppiette si rivolgevano a lui per avere consigli.

Ad ucciderlo, ieri mattina, è stato il colpo esploso da uno dei battitori della squadra. Uno dei proprietari di quel terreno sul quale Isoliero aveva appunto organizzato quella cacciata al cinghiale. «Ci tengo a fare le condoglianze alla famiglia a nome della sezione provinciale dell’Enalcaccia - aggiunge Bellini - ma anche a nome mio personale. Ci stiamo dando da fare per restare in contatto con la moglie Marisa e con il figlio Davis. Per fargli sentire la nostra vicinanza. Ma certo, le riunioni e le decisioni che prenderemo da ora in avanti, senza di lui, non saranno più le stesse». I carabinieri hanno ascoltato i componenti della squadra di caccia che hanno confermato la dinamica dell’incidente. Sono stati lì, con la testa stretta tra le mani e le lacrime che solcavano i loro volti, senza alcuna vergogna per il dolore che stavano provando. «Lavorare per l’associazione come faceva lui - dice ancora Bellini - voleva dire davvero darsi da fare per gli altri. Questa perdita difficilmente sarà colmata».

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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