Barrett il "diamante pazzo" e la scolaretta psichedelica
Sharona, Prudence, Judy: nei testi delle canzoni si nasconde un esercito di donne groupie scatenate o compagne di vita. E il libro “The girl in the song” le racconta
Un esercito di ragazze più o meno misteriose si nasconde dietro a molti famosi classici del rock. Muse irraggiungibili, mogli, rivali, compagne occasionali di sbronze, groupie scatenate e disinibite, proiezioni oniriche di stati d’animo alterati da droghe d’ogni tipo.
A raccontare alcune delle loro storie è un libro in lingua inglese, uscito nel 2010: "The girl in the song. The true stories behind 50 rock classics", di Michael Heatley e Frank Hopkinson, edito da Indipendent Pub Group.
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LE STORIE DELLE PROTAGONISTE DI "THE GIRL IN THE SONG"
Chi era e cosa fa oggi la Sharona dei Knack, protagonista del riff iniziale forse più riconoscibile di tutti i tempi? È cambiata la vita di Prudence Farrow, sorella minore dell'attrice Mia, dopo che John Lennon ha scritto per lei Dear Prudence? Che ne sarà, adesso, della ragazza coi "capelli color topo", ex fidanzata di David Bowie nel periodo di Life on Mars? E quanti sanno che Stephen Stills (uno dei magnifici quattro moschettieri della West Coast: Crosby, Stills, Nash e Young) a fine anni sessanta cercò di riconquistare l’amore di Judy Collins, anche lei cantautrice e folksinger, dedicandole la splendida Suite: Judy blue eyes? O che nel 1962 è stata l’avvenente 15enne Heloísa Eneida Menezes Paes Pinto, semplicemente entrando in una bar di Rio de Janeiro per comprare un pacchetto di sigarette, a ispirare ad Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes e le note e il testo di un capolavoro come The girl from Ipanema?
RAGAZZE NELLE CANZONI - IL TEST: QUANTE NE CONOSCI?
Diviso per canzoni e pieno zeppo di aneddoti curiosi e appassionanti, il libro è una sorta di storia sentimentale dell’epoca d’oro della musica del diavolo. «The Girl in the song. The true stories behind 50 rock classics - spiega Michael Heatley, uno degli autori - racconta come ogni donna ha ispirato la canzone scritta su di lei, quando è stata pubblicata, l’impatto che ha avuto nelle classifiche, il performer e la destinataria delle sue attenzioni. Ed è compresa anche una mini biografia della protagonista della “missiva” divenuta una hit».
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Uno dei profili più affascinanti è quello di Emily Young (soprannominata "the psychedelic schoolgirl"): la Emily di See Emily play dei Pink Floyd, che all’epoca era un’adolescente vivace del giro di amici di Syd Barrett.
Il "diamante pazzo" (Shine on you crazy diamond è il titolo della canzone a lui dedicata dai suoi compagni d’avventura in Wish you were here, capolavoro del 1975 che mette nel mirino l’assenza, il senso di vuoto, l’industria musicale e il declino mentale dell’ex membro della band) scrive per lei un piccolo capolavoro che affronta il tema dell’Lsd (che purtroppo avrebbe irrimediabilmente compromesso la mente dello stesso Syd di lì a poco) raccontando in modo ironico di una ragazza sotto l’effetto d’un acido che ha paura del buio, che gioca nel bosco e che fluttua nel fiume confusa dalle sue "visioni". See Emily play è il secondo singolo della band (dopo Arnold Layne) e fa parte delle tracce dell'edizione americana di The piper at the gates of dawn, primo lavoro in studio dei Pink Floyd, pubblicato nel 1967 dalla Columbia/Emi nel Regno Unito e dalla Tower/Capitol negli Usa, e arrivato alla posizione numero 6 nelle classifiche britanniche e 131 in quelle americane.
Si tratta dell'unico album realizzato sotto la direzione di Syd Barrett ed è considerato fra quelli che hanno maggiormente segnato la storia del rock psichedelico, con testi bizzarri, che spaziano fra temi astronomici, fantastici e fiabeschi (visti successivamente anche in A saurcerful of secrets) accompagnati da passaggi strumentali d’ispirazione lisergica. Barrett (scomparso all’età di 60 anni nel 2006 per le complicanze del diabete, ma da tempo segnato da problemi mentali conseguenza dell'abuso di allucinogeni) ha fatto parte dei Pink Floyd dal 1965 al 1968, quando il suo posto è stato preso dal chitarrista e cantante David Gilmour. Nonostante la sua breve carriera, la vita tormentata e il precoce ritiro dalle scene, è considerato da molti uno dei creativi più geniali della storia della musica del ventesimo secolo e uno dei suoi miti più grandi.
Una manciata di canzoni con il gruppo e nei due soli album dell’esperienza solista (The madcap laughs e Barrett) hanno esercitato un'influenza enorme sui musicisti di tutto il mondo. E anche sugli stessi Pink Floyd, che nel 2005, durante la storica riunione sul palco del Live8, non hanno mancato di ricordarlo: «Noi - disse allora un commosso Roger Waters, cofondatore del gruppo e anima creativa alternativa a Barrett, prima di suonare Wish you were here - stiamo facendo questo per tutti coloro che non sono qua, ma in particolare per Syd».
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