Il Tirreno

Grosseto

No alla pedonalizzazione È guerra a colpi di firme

di Maurizio Bernardini
No alla pedonalizzazione È guerra a colpi di firme

Residenti e commercianti infuriati puntano a far naufragare il progetto E sfoderano una proposta di delibera da portare in consiglio: si cercano adesioni

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GROSSETO. Pedonalizzazione del centro, è guerra. Dopo gli sfottò, i toni più o meno goliardici e le accuse al veleno, residenti e commercianti che contestano la sperimentazione avviata dal Comune tornano a picchiare sui binari della protesta in carta bollata. Obiettivo? Far naufragare il progetto e mettere nero su bianco un piano per rilanciare il salotto buono della città.

Delibera fai da te. Ecco che, oltre alle 666 firme raccolte a luglio, ora il gruppo “No alla pedonalizzazione irresponsabile del centro storico” annuncia la svolta e pubblica il testo di una proposta di delibera d’iniziativa popolare. Per presentare l’atto in consiglio, spiegano i promotori, occorrono cento firme: da martedì sarà possibile sottoscrivere il documento allo studio notarile Detti Menichetti.

Il quadro. La proposta si fonda su alcuni punti chiave. Anzitutto, si legge nel testo, Grosseto presenta già «una zona a traffico limitato e una congrua area pedonale». Inoltre, queste aree comprendono «le zone urbanistiche a più forte connotazione turistica e di aggregazione sociale, spesso sottoutilizzate rispetto alle reali potenzialità». Senza considerare che tutto il centro presenta «evidenti e preoccupanti problemi di degrado urbanistico e sociale» che, assieme all’emergenza sicurezza, dovrebbero essere prioritari. Infine, dal gruppo fanno notare che «esistono limiti evidenti nella capacità di gestire aree pedonali e Ztl già esistenti».

Le richieste. Secondo il gruppo che contesta il pedonale così come concepito e strutturato dal Comune è impensabile proporre un’estensione del “tutti a piedi” senza prima aver dato risposta ad alcuni quesiti. Ecco dunque la necessità di ottenere dati del traffico “in ingresso nella Ztl suddiviso per tipologia di permesso”. I contrari al pedonale allargato chiedono ancora una volta di sapere quali siano le «finalità della sperimentazione e le modalità operative che s’intende intraprendere». Tra le richieste destinate a finire nella proposta di delibera c’è pure la necessità di ottenere informazioni sull’inquinamento (acustico e da gas di scarico) provocato dai mezzi a motore. E, a questo riguardo, c’è da tenere ben presente che «sopprimere posti auto intensifica il traffico». Dal gruppo fanno poi notare il basso numero d’incidenti causati da veicoli dentro Mura, roba “totalmente trascurabile”: 6 sinistri. Spuntano anche alcune soluzioni, come il «fornire valide alternative per la sosta degli autoveicoli nel centro (stalli numerati assegnati a ciascun nucleo familiare?) in relazione al numero dei residenti e alla quantità effettiva degli stalli soppressi».

Fuori loro. Una batosta arriva pure alle ambulanze. Tra i punti dell’atto popolare c’è la necessità di risolvere «situazioni del tutto inadeguate alla viabilità del centro storico quali la permanenza di un numero elevato e del tutto ingiustificato di mezzi di soccorso» così come quelli a servizio delle forze di polizia «che potrebbero essere collocati fuori Mura». Altri nodi. Il gruppo denuncia totale mancanza d’un «processo democratico di condivisione e partecipazione pubblica» e chiede venga organizzato «un confronto costruttivo con residenti, commercianti, artigiani e professionisti che rendono vivo e attrattivo il centro». Gli estensori della delibera non credono nel parallelo - fatto dai favorevoli al pedonale - con città come Siena, Lucca e Pisa. Anzi, lo ritengono “fuorviante”.

Piazza Palma. «Mero luogo di transito verso altre zone d’aggregazione»: questa piazza della Palma per i contrari alla sperimentazione. Un luogo che «ha già denotato, nel tempo trascorso da oggi all’inizio della prova, la sua vocazione prevalentemente residenziale». Inoltre lì, come nel resto del centro, organizzare eventi non è mai stato un problema, senza la necessità di «compiere decisioni drastiche».

Partecipazione. È per tutti questi motivi che non solo la sperimentazione non deve avere seguito, ma occorre avviare «un processo di partecipazione democratico e articolato relativo alle problematiche sul centro: estensione delle aree pedonali, accessibilità, valorizzazione delle attività economiche, del turismo e sicurezza».

Ecco dunque che si apre la strada alla nascita di «gruppi di lavoro e incontri pubblici, nonché l’elaborazione definitiva di un programma da formalizzare e approvare in consiglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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